26839/05

WyrokETPCz2010-05-18ECLI:CE:ECHR:2010:0518JUD002683905

Analiza orzeczenia

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Zagadnienie prawne
Czy krajowy system tajnego nadzoru komunikacji w Zjednoczonym Królestwie, w tym przepisy Investigatory Powers Act 2000 (RIPA) i postępowanie przed Investigatory Powers Tribunal (IPT), narusza prawo do poszanowania życia prywatnego i korespondencji (art. 8), prawo do rzetelnego procesu (art. 6 ust. 1) oraz prawo do skutecznego środka odwoławczego (art. 13) Konwencji?
Ratio decidendi
Trybunał uznał, że system tajnego nadzoru komunikacji w Zjednoczonym Królestwie, oparty na ustawie RIPA, spełnia wymogi „przewidziane prawem” i „konieczne w społeczeństwie demokratycznym” zgodnie z art. 8 ust. 2 Konwencji. Stwierdził, że przepisy RIPA, uzupełnione kodeksem postępowania, są wystarczająco jasne i precyzyjne, określając m.in. rodzaje przestępstw uzasadniających podsłuch, kategorie osób, czas trwania podsłuchu oraz procedury badania, wykorzystywania i przechowywania danych. Trybunał podkreślił rolę Komisarza ds. Przechwytywania Komunikacji oraz Investigatory Powers Tribunal (IPT) jako niezależnych organów nadzorczych, które zapewniają skuteczne gwarancje przeciwko nadużyciom. W odniesieniu do art. 6 ust. 1, Trybunał uznał, że ograniczenia proceduralne w postępowaniu przed IPT, takie jak tajność rozpraw i polityka „ani potwierdzać, ani zaprzeczać”, są proporcjonalne i konieczne ze względu na potrzebę zachowania poufności w sprawach bezpieczeństwa narodowego i zwalczania poważnej przestępczości, a jednocześnie nie naruszają istoty prawa do rzetelnego procesu. W konsekwencji, Trybunał nie stwierdził naruszenia art. 13, ponieważ IPT stanowi skuteczny środek odwoławczy.
Stan faktyczny
Skarżący, Malcolm Kennedy, został aresztowany w 1990 roku i oskarżony o morderstwo, za które został skazany, a następnie uniewinniony w apelacji. Po drugim procesie w 1994 roku został skazany za nieumyślne spowodowanie śmierci i zwolniony z więzienia w 1996 roku. Po zwolnieniu stał się aktywistą walczącym z błędami sądowymi. Prowadził firmę przeprowadzkową, ale zaczął doświadczać zakłóceń w komunikacji telefonicznej i podejrzewał, że jego korespondencja, telefon i poczta elektroniczna są podsłuchiwane przez policję i służby bezpieczeństwa w celu zastraszenia go i zaszkodzenia jego działalności.
Rozstrzygnięcie
Jednogłośnie łączy do meritum zarzuty Rządu dotyczące braku statusu ofiary skarżącego i uznaje skargę za dopuszczalną. Jednogłośnie stwierdza, że nie doszło do naruszenia artykułu 8 Konwencji i w konsekwencji oddala wspomniane zarzuty Rządu. Jednogłośnie stwierdza, że nie doszło do naruszenia artykułu 6 § 1 Konwencji. Jednogłośnie stwierdza, że nie doszło do naruszenia artykułu 13 Konwencji.

Pełny tekst orzeczenia

CONSIGLIO D’EUROPA   CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO   QUARTA SEZIONE   CASO KENNEDY c. REGNO UNITO   (Ricorso n° 26839/05)   SENTENZA   STRASBURGO   maggio 2010   Questa sentenza diventerà definitiva in base alle condizioni definite all'articolo 44 § 2 della   Convenzione. Essa può subire modifiche di forma.   Nel caso Kennedy c. Regno Unito,   La Corte europea dei diritti dell’uomo (Quarta Sezione), riunitasi in una camera   composta da:   Lech Garlicki, Presidente,   Nicolas Bratza,   Giovanni Bonello,   Ljiljana Mijović,   Päivi Hirvelä,   traduzione non ufficiale dal testo originale a cura dell'Unione forense per la tutela dei diritti dell'uomo   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   Ledi Bianku,   Nebojša Vučinić, giudici,   e Lawrence Early, cancelliere di sezione,   Dopo aver deliberato in camera di consiglio il 27 aprile 2010,   Pronuncia la seguente sentenza, adottata in questa data:   PROCEDURA   1. Il caso trae origine dal ricorso (n° 26839/05) contro il Regno Unito della Gran   Bretagna e dell’Irlanda del Nord inoltrato alla Corte ai sensi dell’articolo 34 della   Convenzione dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (“la Convenzione”) da un   cittadino britannico, Malcolm Kennedy (“il ricorrente”), il 12 luglio 2005.   2. Il ricorrente era rappresentato da N. Mole dell’AIRE Centre, un’organizzazione   non-governativa con sede a Londra. Il Governo del regno unito (“il Governo”) era   rappresentato dal proprio agente, E. Willmott del Ministero degli Affari Esteri e del   Commonwealth.   3. Il ricorrente si lamentava di una presunta intercettazione delle sue comunicazioni,   deducendo la violazione dell’articolo 8. Egli inoltre allegava che l’udienza preliminare   dell’Investigatory Powers Tribunal non era stata accompagnata da adeguate garanzie   come richiesto dell’articolo 6, e, ai sensi dell’articolo 13, che di conseguenza gli era   stato negato un rimedio effettivo.   4. Il 14 novembre 2008 il Vice-presidente della Quarta Sezione decideva di   comunicare il ricorso al Governo. Era anche deciso di esaminare il ricorso nel merito   unitamente alla sua ricevibilità (articolo 29 § 3).   IN FATTO   I. LE CIRCOSTANZE DEL CASO DI SPECIE   A. I fatti   5. Il 23 dicembre 1990 il ricorrente fu arrestato per alcolismo e portato nella stazione   di polizia di Hammersmith. Egli venne tenuto tutta la notte in una cella condivisa con   un altro detenuto, Patrick Quinn. Il giorno dopo Quinn fu trovato morto con ferite gravi.   Il ricorrente fu accusato del suo omicidio. Il ricorrente deduceva che la polizia aveva   montato l’assassinio per coprire i propri atti illegali. Nel settembre 1991 il ricorrente fu   giudicato colpevole dell’omicidio di Quinn e gli fu comminato l’ergastolo. Nel febbraio   1993, il verdetto di colpevolezza fu capovolto in appello. Al primo nuovo processo, uno   degli agenti di polizia, un testimone chiave dell’accusa, non compariva.   Successivamente egli veniva dichiarato mentalmente instabile ed allontanato dal   Copyright © 2010 UFTDU     SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   processo. In seguito ad un nuovo secondo processo, nel 1994, il ricorrente veniva   condannato per omicidio preterintenzionale e gli venivano comminati nove anni di   prigione. Il caso è stato oggetto di discussione nel Regno Unito a causa della mancanza   e della prove contraddittorie della polizia che ha portato qualcuno – incluso un gruppo   di membri del Parlamento – a domandare l’esclusione della colpevolezza del ricorrente.   6. Nel 1996 il ricorrente fu scagionato dalla prigione. In seguito al suo rilascio   divenne un attivista nelle campagne contro gli errori giudiziari in generale.   Successivamente egli iniziava un’attività di traslochi chiamata Small Moves, facendo   piccoli traslochi e noleggi di furgoni a Londra. Sebbene la sua attività andasse bene   all’inizio, successivamente egli iniziava a subire interferenze nelle sue chiamate di   lavoro. Egli deduceva che le chiamate locali al suo telefono non gli venivano passate e   che stava ricevendo in modo assillante molte telefonate canzonatorie. Il ricorrente   sospettò che questo accadeva perché la sua corrispondenza, il suo telefono e la sua posta   elettronica erano intercettati. Come conseguenza delle interferenze gli affari del   ricorrente iniziarono a peggiorare.   7. Il ricorrente credeva che le intercettazioni delle sue comunicazioni erano   direttamente collegate con la sua causa e con il suo successivo impegno nella campagna   contro gli errori giudiziari. Egli lamentava che la polizia e i servizi di sicurezza stavano   continuamente e illegittimamente rinnovando l’autorizzazione ad intercettare –   originariamente autorizzata nel processo penale contro di lui – per intimidirlo e per   compromettere la sua attività commerciale.   B. Procedura interna   8. Il 10 luglio 2000 il ricorrente faceva richiesta di accesso al MI5 e al GCHQ (i   servizi segreti del Regno Unito responsabili della sicurezza nazionale) alla luce del Data   Protection Act (“DPA” – vedi paragrafi Errore. L'origine riferimento non è stata   trovata. e Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., infra). L’oggetto della   richiesta era scoprire se delle informazioni su di lui erano state esaminate dalle agenzie   e per ottenere accesso al contenuto di quelle informazioni. Entrambe le richieste furono   rifiutate sulla base del fatto che le informazioni richieste erano esenti dagli obblighi di   informativa di cui alla legge del 1998, per motivi di sicurezza nazionale, ai sensi dei   certificati emessi dal Segretario di Stato il 22 luglio 2000 (MI5) e il 30 luglio 2000   (GCHQ).   9. Il 6 luglio 2001 il ricorrente inoltrava due ricorsi presso l’Investigatory Powers   Tribunal (“IPT”). Innanzitutto, il ricorrente lamentava, ai sensi dei paragrafi 65(2)(b) e   65(4) del Regolamento dell’Investigatory Powers Act 2000 (“RIPA” – vedi paragrafi da   Errore. L'origine riferimento non è stata trovata. a Errore. L'origine riferimento   non è stata trovata., infra) che le sue comunicazioni erano state intercettate in   “circostanze contestabili”, stando all’interpretazione del paragrafo 65(7) RIPA (cioè,   con un’autorizzazione ad intercettare o in circostanze in cui c’era bisogno di   un’autorizzazione ad intercettare o quando sono state date giustificate motivazioni per   ottenere un’autorizzazione ad intercettare). In secondo luogo, il ricorrente deduceva che,   ai sensi dei paragrafi 6(1) e 7(1) dello Human Rights Act 1998 (“HRA”) e del paragrafo   65(2)(a) RIPA, c’era stata un’ingerenza illegittima rispetto ai suoi diritti garantiti   dall’articolo 8 della Convenzione.   Copyright © 2010 UFTDU     SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   10. Nei motivi di ricorso del ricorrente erano delineati come segue gli argomenti da   presentare nel processo:   “4(a) Il comportamento delle autorità era, ed è, incompatibile con i suoi diritti garantiti   dall’articolo 8 della Convenzione e comporta una violazione degli equivalenti diritti riconosciutigli   nel diritto interno. Tale comportamento è illegittimo ai sensi del paragrafo 6(1) dello HRA e   costituisce la base per il ricorso ai sensi del paragrafo 65 del RIPA.   (b) Nella misura in cui quel comportamento pretende di avere il valore di un’autorizzazione   emessa o rinnovata ai sensi della Parte I del RIPA, o della corrispondente precedente disposizione   dell’ Interception of Communications Act 1985 (“IOCA”), l’emissione e il rinnovo di   quell’autorizzazione, così come il comportamento stesso, sono comunque privi della necessaria   giustificazione, secondo le espresse previsioni della Parte I del RIPA (o dello IOCA), dell’articolo   8(2) della Convenzione, o dell’ordinamento.   (c) Inoltre, la condotta delle autorità era ed è illegittima perché in contrasto con gli obblighi di cui   al Data Protection Act (“DPA”). La condotta in violazione di quegli obblighi si è verificata in   “circostanze contestabili” ai sensi del paragrafo 65(4) e (7) del RIPA, ed è anche incompatibile con i   diritti del ricorrente riconosciuti dall’articolo 8 della Convenzione.   5. In aggiunta, il ricorrente fa valere in questo procedimento il suo diritto ad un equo processo ai   sensi dell’articolo 6(1) della Convenzione. Alla luce di questo diritto, il ricorrente solleva alcune   doglianze circa il modo in cui il processo dovrebbero essere condotto...”   11. Il ricorrente domandava specifiche modalità di svolgimento del processo per   assicurare la tutela dei suoi diritti ai sensi dell’articolo 6 § 1. In particolare, egli   chiedeva che le sue argomentazioni e le sue prove fossero presentate in un’udienza   pubblica; che tutte le udienze si svolgessero pubblicamente; che ci fosse una reciproca   informativa e verifica fra le parti di tutte le testimonianze e delle prove sulle quali le   parti cercano di basarsi e scambiare argomenti chiave in relazione alle tesi legali   preparate; che le prove di ciascuna parte siano allegate in presenza delle altre parti o dei   loro rappresentanti legali, con le testimonianze sottoposte all’esame incrociato delle   altre parti; che ogni tesi diffusa da un commissario sia fatta presente alle parti, le quali   possono avere l’opportunità di replicare oralmente; che ogni parte sia in grado di   chiedere una deroga rispetto a quanto detto sopra in relazione a particolari parti di   prova; e che, nella sua decisione finale, l’IPT motivi i suoi accertamenti e dia   motivazione delle sue conclusioni su ogni questione rilevante. Il ricorrente sosteneva   che nella misura in cui le regole processuali dell’IPT (si vedano i paragrafi da Errore.   L'origine riferimento non è stata trovata. a Errore. L'origine riferimento non è   stata trovata., infra), ostacolino le modalità indicate, queste sarebbero incompatibili   con il suo diritto ad un equo processo.   12. I motivi di ricorso riferivano della convinzione del ricorrente che le sue   comunicazioni fossero state intercettate e che la relativa autorizzazione venisse   continuamente rinnovata.   13. Al paragrafo 13 dei motivi di ricorso si legge:   “Per quanto il processo sia svolto in base al paragrafo 7(1)(a) o (b) dello HRA, il ricorrente allega   che:   (a) Le intercettazioni, e le registrazioni o comunque altra produzione in giudizio delle risultanze   dell’intercettamento, da parte dei convenuti, realizza un’ingerenza nel diritto del ricorrente al   rispetto della vita privata e della corrispondenza protetto dell’articolo 8(1) della Convenzione;   Copyright © 2010 UFTDU         SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   (b) Le intercettazioni e la produzione in giudizio non sono mai state compatibili con la legge come   richiesto dall’articolo 8(2);   (c) Le intercettazioni e la loro presunta autorizzazione (se c’era), e la produzione in giudizio, non   sono mai state giustificate come necessarie in una società democratica così come richiesto   dall’articolo 8(2).”   14. Nel paragrafo 14 dei motivi di ricorso si stendevano le contestazioni del   ricorrente:   “In particolare il ricorrente allegava che:   (a) la conseguenza discendente dalle circostanze descritte dal ricorrente, integrate dal rifiuto [delle   autorità] di negare rifiutare i mezzi allegati, si basa sulla percentuale di probabilità che le   intercettazioni e la produzione in giudizio ci siano state. Come minimo c’è una ragionevole   possibilità che le intercettazioni e la produzione in giudizio… abbiano avuto luogo e continuino ad   avere luogo (caso Hewitt and Harman c. UK, 12175/86, EComHR Report 9.5.89, paragrafi. 26-32).   (b) Le intercettazioni non sono compatibili con la legge e si risolvono in una violazione di ogni   disposizione dello DPA (compresi i Principi dello Data Protection Act) ...   (c) Il ricorrente non pone rischi alla sicurezza nazionale né nel suo caso esistono altri motivi per   autorizzare ragionevolmente l’intercettazione delle sue comunicazioni. Non si può dire che le   intercettazioni delle sue comunicazioni siano mai state un’ingerenza necessaria o proporzionata... ai   suoi diritti garantiti dall’articolo 8(1).”   Quanto ai rimedi, nei motivi di ricorso il ricorrente osservava quanto segue:   “17. Se il Tribunale accoglie la domanda del ricorrente gli si chiede di emettere... :   (a) una decisione finale che proibisca ad ogni convenuto di intercettare le comunicazioni del   ricorrente ... o di registrare o comunque di produrre in giudizio il risultato di tali intercettazioni,   eccezion fatta per i motivi previsti dalla Parte I del RIPA, e rilevanti nel processo;   (b) un ordine ... di annullare o cancellare autorizzazione relativa a tali intercettazioni;   (c) un ordine richiedente la distruzione di ogni risultanza di tali intercettazioni ...   (d) un risarcimento delle spese ... e/o dei danni ... per la perdita e il danno subiti dal ricorrente in   conseguenza delle problematiche lamentate (compresa la perdita economica causata dalle   interferenze nelle sue comunicazioni di lavorp).”   16. Il 23 gennaio 2003 l’IPT, presieduto dal Lord Justice Mummery, emetteva un   provvedimento condiviso sulle questioni legali preliminari della causa del ricorrente   insieme alla causa relativa ad una doglianza del caso British-Irish Rights Watch and   others nella quale era stata fatta un’analoga contestazione alla procedura dell’IPT (si   vedano i paragrafi da Errore. L'origine riferimento non è stata trovata. a Errore.   L'origine riferimento non è stata trovata., infra).   17. Il 9 dicembre 2004 l’IPT, ancora una volta presieduto dal Lord Justice   Mummery, emetteva un secondo provvedimento sulle questioni legali preliminari della   causa del ricorrente. Nell’introduzione del suo provvedimento l’IPT riassumeva il caso   nel modo seguente:   “1. Il 6 luglio 2001 il ricorrente faceva (a) un ricorso al tribunale ai sensi del Regolamento   dell’Investigatory Powers Act ... e (b) una domanda ai sensi dello Human Rights Act del 1998 ...   Copyright © 2010 UFTDU         SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   rispetto a presunte intercettazioni in corso da parte di uno o più agenzie convenute (i Servizi di   Sicurezza, la GCHQ e il Commissario della Polizia di Metropolis) per un periodo cominciato nel   giugno 1996 ...   2. Il ricorrente deduce anche di aver subito vessazioni, una sorveglianza intrusiva, interferenze   nella sua proprietà, rimozione di documenti, interferenze in un sito web e nella posta elettronica ed   intercettazioni di comunicazioni privilegiate, da parte delle agenzie convenute.   3. Il ricorrente richiede una decisione finale che proibisca ad ogni agenzia convenuta di intercettare   le sue comunicazioni nel corso della loro trasmissione mediante mezzi di telecomunicazione, o che   proibisca di registrare o comunque di produrre in giudizio le risultanze di tali intercettazioni,   eccezion fatta per i motivi previsti dalla Parte I del RIPA, e rilevanti nel processo;   4. Egli richiede anche un ordine di distruzione di ogni risultanza di tali intercettazioni tenute da   ogni convenuto, siano o meno state ottenute in conseguenza di un’autorizzazione; e un risarcimento   delle spese e dei danni subiti dal ricorrente in conseguenza delle problematiche lamentate ai sensi   del paragrafo 67(7) RIPA.”   18. Il provvedimento si occupa di alcune questioni relative alla giurisdizione rispetto   alle doglianze del ricorrente prima dell’entrata in vigore del RIPA.   19. Successivamente alla sua decisione del 9 dicembre 2004, l’IPT procedeva ad   esaminare le specifiche doglianze del ricorrente in camera di consiglio.   20. Il 17 gennaio 2005, l’IPT notificava al ricorrente che non era stata adottata   alcuna decisione in suo favore rispetto alle sue doglianze. Questo significava che non   c’erano state intercettazioni o che comunque se intercettazioni vi erano state erano   legittime.   II. DIRITTO E PRATICA INTERNI RILEVANTI   Omissis   IN DIRITTO   I. SULLA   DEDOTTA   VIOLAZIONE   DELL’ARTICOLO   DELLA   CONVENZIONE   21. Il ricorrente lamentava che le sue comunicazioni erano state illegittimamente   intercettate per intimidirlo e compromettere la sua attività commerciale, i violazione   dell’articolo 8 della Convenzione, che dispone nel modo seguente:   “1. Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e   della propria corrispondenza.   2. Non può esservi ingerenza di un’autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che, in   una società democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere   economico del paese, alla difesa dell’ordine e della prevenzione dei reati, alla protezione della salute   o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui.”   Copyright © 2010 UFTDU     SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   22. Egli inoltre affermava che il regime stabilito dal RIPA per autorizzare   l’intercettazione delle comunicazioni interne non rispettava le disposizioni dell’articolo   § 2 della Convenzione.   A. Ricevibilità   1. Gli argomenti delle parti   a. Il Governo   23. Il Governo sostiene che il ricorrente ha errato nell’avanzare una contestazione   generale rispetto alla compatibilità con la Convenzione delle disposizioni del RIPA   sulle intercettazioni delle comunicazioni interne, presso l’IPT, e che, di conseguenza,   non ha esaurito i ricorsi interni relativi a questa doglianza. Si sottolinea anche che nello   stesso momento in cui il ricorrente stava presentando la sua doglianza dinanzi all’IPT,   era anche all’attenzione dell’IPT il caso British-Irish Rights Watch and others. Ai sensi   delle argomentazioni delle parti di quella causa, l’IPT emanava una decisione generale   sulla compatibilità con l’articolo 8 dello schema RIPA per quanto riguarda le   comunicazioni esterne (si vedano i paragrafi Errore. L'origine riferimento non è stata   trovata. e Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., supra). Nessuna   decisione veniva emessa nel caso del ricorrente in materia di comunicazioni interne.   24. Il Governo mette in evidenza che nei motivi di ricorso del ricorrente si deduceva   che le intercettazioni degli affari del ricorrente portavano ad una violazione dell’articolo   8. Il Governo nota che i paragrafi dei motivi di ricorso, elencati dal ricorrente nelle sue   rimostranze a questa Corte per sostenere la sua doglianza ad avanzare una contestazione   generale, sono mistificanti. Risulta chiaro dalla descrizione della sua doglianza e dai   paragrafi particolareggianti del suo ricorso che il riferimento alle intercettazioni era alle   intercettazioni dedotte nel suo caso, e non alle intercettazioni in generale, e che la   lamentala secondo cui le intercettazioni non erano compatibili con la legge si riferiva   alla dedotta violazione del Data Protection Act, e non alle inadeguatezze del regime   RIPA (si vedano i paragrafi 12 e 14, supra).   25. Il Governo sostiene che l’articolo 35 § 1 ha un significato speciale nel contesto   della sorveglianza segreta, dato che l’IPT è specificamente designato ad esaminare e   investigare materiali riservati. Esso ha estesi poteri di richiedere prove alle agenzie di   intercettazione e potrebbe richiedere assistenza al Commissario, che possiede una   dettagliata conoscenza e praticità dell’articolo 8(1) del regime di autorizzazione.   26. Per quanto riguarda la specifica doglianza del ricorrente che le sue   comunicazioni sono state illegittimamente intercettate, il Governo ribatte che tale   doglianza è manifestamente infondata perché il ricorrente ha mancato di dimostrare se   c’era stata un’ingerenza per gli scopi di cui all’articolo 8. Nelle sue rimostranze egli non   ha stabilito con ragionevole certezza, come richiesto dalla giurisprudenza della Corte,   che le sue comunicazioni erano state intercettate.   27. Il Governo, di conseguenza, invita la Corte a dichiarare irricevibili secondo   l’articolo 8 entrambe le doglianze, quella generale e quella individuale.   Copyright © 2010 UFTDU   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   b. Il ricorrente   28. Il ricorrente replicava alla considerazione che il suo ricorso presso l’IPT era   inadatto per contestare la compatibilità rispetto alla Convenzione del regime RIPA sulle   comunicazioni interne e che, di conseguenza, non aveva esaurito i rimedi interni previsti   a tal riguardo. Egli sottolineava che uno dei motivi espressi della sua doglianza all’IPT   era stato che “le intercettazioni e la produzione in giudizio non erano mai state   compatibili con la legge come richiesto dall’articolo 8(2)” (si veda il paragrafo 13,   supra). Egli deduceva che il suo reclamo presso l’IPT era che ogni autorizzazione   concessa o rinnovata ai sensi del RIPA violava l’articolo 8.   29. Inoltre il ricorrente controbatteva che non c’era alcun ostacolo nel suo caso, per   sostenere che egli aveva dimostrato che, con ragionevole probabilità, delle   intercettazioni avevano avuto luogo e che, in ogni caso, la sola esistenza del RIPA   bastava a dimostrare una violazione.   2. Valutazione della Corte   30. Con riguardo all’eccezione del Governo circa il mancato esaurimento dei ricorsi   interni da parte del ricorrente, la Corte considera che il riassunto del caso di specie   esposto dall’IPT nel suo provvedimento del 9 gennaio 2004 (si veda il paragrafo 17,   supra), così come gli stessi motivi di ricorso (si vedano i paragrafi da 10 a 15, supra),   supportano l’assunto del Governo secondo cui la doglianza del ricorrente riguarda solo   la specifica deduzione che le sue comunicazioni erano effettivamente intercettate.   D’altronde, può dedursi dal fatto che l’IPT ha adottato un provvedimento generale sulla   compatibilità con l’articolo 8 delle disposizioni del RIPA in materia di comunicazioni   esterne nel caso British-Irish Rights Watch and others (si vedano i paragrafi Errore.   L'origine riferimento non è stata trovata. e Errore. L'origine riferimento non è   stata trovata., supra), che, essendo stato avanzato un’analoga argomentazione dal   ricorrente rispetto alle comunicazioni interne, un’analoga decisione potrebbe essere   adottata nel caso di specie. Una tale decisione non è stata emessa. Pertanto la Corte   conclude che il ricorrente non è riuscito a suffragare le sue argomentazioni con riguardo   alla generale compatibilità con la Convenzione delle disposizioni del RIPA dinanzi   all’IPT.   31. Comunque la Corte ricorda che, quando il Governo eccepisce il non esaurimento   dei ricorsi interni,esso deve dimostrare alla Corte che il rimedio previsto era effettivo e   accessibile in teoria come in pratica, cioè, che era accessibile, che era in grado di   provvedere ad una riparazione delle violazioni del ricorrente e che offriva ragionevoli   prospettive di successo (si veda, inter alia, il caso Akdivar e altri c. Turchia, 16   settembre 1996, § 68, Reports of Judgments and Decisions 1996-IV; e il caso Sejdovic   c. Italia [GC], ricorso n° 56581/00, § 46, ECHR 2006-II). Mentre il Governo si basa sul   caso British-Irish Rights Watch and others per dimostrare che l’IPT poteva emettere   una decisione generale sulla compatibilità, non si rappresentava alla Corte quale   beneficio o meno si guadagnava da una tale decisione generale. La Corte ricorda che in   principio è opportuno che le corti nazionali inizialmente abbiano l’opportunità di   decidere le questioni sulla compatibilità dell’ordinamento interno con la Convenzione in   modo tale che la Corte abbia il beneficio dei punti di vista delle corti interne, essendo   così in diretto e continuo contatto con le istituzioni dei propri paesi (si veda il caso   Burden c. Regno Unito [GC], ricorso n° 13378/05, § 42, ECHR 2008-...; e il caso A. e   Copyright © 2010 UFTDU   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   altri c. Regno Unito [GC], ricorso n° 3455/05, § 154, ECHR 2009-....). Comunque, è   importante evidenziare che in questo caso la contestazione del ricorrente alle   disposizioni del RIPA è una contestazione alla legislazione primaria. Se il ricorrente   avesse presentato una doglianza generale all’IPT, e se quella doglianza fosse stata   dichiarata legittima, il tribunale non avrebbe avuto il potere di annullare nessuna delle   disposizioni del RIPA, né di dichiarare illegittima alcuna intercettazione attuata ai sensi   del RIPA come risultato dell’incompatibilità delle disposizioni stessa con la   Convenzione (si veda il paragrafo 24, supra). Nessun argomento è stato presentato alla   Corte per capire se l’IPT è competente ad emanare una decisione di incompatibilità ai   sensi del paragrafo 4(2) dello Human Rights Act. Comunque, la risposta negativa appare   dalla lettera di quella disposizione. In ogni caso, la prassi di dare effetto alle   dichiarazioni di incompatibilità delle corti nazionali mediante modifica della legge   contestata non è sufficientemente certa, come indica il paragrafo 4 dello Human Rights   Act, per essere interpretata come impositiva di un obbligo di predisporre un rimedio che   il ricorrente è vincolato ad esperire (si veda il caso Burden c. Regno Unito, sopra citato,   §§ 43 e 44). Di conseguenza, la Corte ritiene che il ricorrente non è obbligato ad   avanzare il suo ricorso relativamente alla compatibilità generale con l’articolo 8 § 2 del   regime RIPA sulle comunicazioni interne dinanzi all’IPT, al fine di soddisfare la   disposizione dell’articolo 35 § 1 sull’esaurimento dei ricorsi interni.   32. La Corte tiene conto della tesi del Governo in base a cui l’ articolo 35 § 1 ha uno   speciale significato nella materia della sorveglianza segreta dati gli estesi poteri dell’IPT   di indagare sulle domande presentategli e di accedere ad informazioni confidenziali.   Mentre gli estesi poteri dell’IPT sono pertinenti quando il tribunale esamina una   lamentela specifica di intercettazione in un caso individuale ed è necessario indagare sui   fatti di specie, la loro pertinenza rispetto ad una doglianza riguardante l’operato del   legislatore diviene meno chiara. Seguendo le sue obbligazioni ai sensi del RIPA (si   vedano i paragrafi Errore. L'origine riferimento non è stata trovata. e Errore.   L'origine riferimento non è stata trovata., supra), l’IPT non può rivelare   informazioni in una misura, o in una maniera, contraria all’interesse pubblico o   pregiudizievole per la sicurezza nazionale ovvero per la prevenzione o la detenzione   della criminalità grave. Di conseguenza, è improbabile che altri chiarimenti sul regime   generale delle operazioni di intercettazione e garanzie applicabili, che potrebbero   aiutare la Corte nel valutare la compatibilità di tale regime con la Convenzione, possa   risultare da una contestazione generale di fronte all’IPT .   Per quanto riguarda la seconda eccezione del Governo, secondo cui non ci   sarebbe stata ingerenza nel caso del ricorrente, la Corte ritiene che ciò solleva serie   questioni in fatto e in diritto che non possono essere risolte in questa fase del processo,   ma che richiedono un esame del merito del ricorso.   34. In conclusione, la doglianza del ricorrente con riguardo all’articolo 8 non può   essere rigettata per mancato esaurimento dei ricorsi interni ai sensi dell’articolo 35 § 1 o   né per manifesta infondatezza secondo il significato dell’articolo 35 § 3. La Corte nota,   inoltre, che non ci sono altri motivi di irricevibilità. Pertanto il ricorso deve essere   dichiarato ricevibile.   Copyright © 2010 UFTDU   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   B. Nel merito   1. L’ esistenza di un’“ingerenza”   a. Le argomentazioni delle parti   i. Il ricorrente   35. Il ricorrente insiste che le sue comunicazioni sono state intercettate. Egli sostiene   che c’erano motivi ragionevoli per credere che era stato sottoposto ad intercettazioni e   deduceva che circostanze oggettivamente verificabili dimostravano la probabilità   dell’intercettamento, mettendo in evidenza la sua lunga campagna contro i presunti   errori giudiziari nella sua causa e le presunte scorrettezze della polizia nel suo secondo   processo.   36. Osservando che per il Governo l’impedire che le chiamate vengano passate e le   chiamate vessatorie non rappresentano un’intercettazione secondo il RIPA, il ricorrente   sottolinea che questo comportamento chiaramente consiste in un’ingerenza ai sensi   dell’articolo 8 della Convenzione. Nel caso in cui il RIPA non si applicasse a tali   misure, egli sostiene che il Governo abbia mancato di indicare un regime legale   alternativo per prevenire tali ingerenze nella vita privata degli individui come risulta   dagli obblighi positivi di cui all’articolo 8.   37. Infine, ed in ogni caso, ricordando il caso Weber and Saravia c. Germania (dec.),   ricorso n° 54934/00, § 78, ECHR 2006-XI, Il ricorrente asserisce che non gli era   richiesto di dimostrare che le misure impugnate gli erano state effettivamente applicate   al fine di ingerirsi nella sua vita privata. Egli invita la Corte a seguire il suo precedente   nel caso Liberty e altri c. Regno Unito, ricorso n° 58243/00, §§ 56 e 57, 1 luglio 2008,   ed a dichiarare che la mera esistenza di un regime di misure di sicurezza rappresenta   una minaccia per coloro a cui viene applicata.   ii. Il Governo   38. Il Governo riconosce che se la doglianza del ricorrente sulla compatibilità con la   Convenzione dello schema RIPA è ammissibile, allora egli non può ritenersi vittima se   non dimostra che è stato effettivamente sottoposto a intercettazione. Comunque, il   Governo afferma che la Corte ha chiarito che, in un caso motivato sulla base del fatto   che i servizi segreti avevano intrapreso una sorveglianza illegittima, i principi inseriti   nei paragrafi da 34 a 38 della sentenza della Corte sul caso Klass e altri c. Germania, 6   settembre 1978, Serie A n° 28, non si applicano e, invece, al ricorrente si richiede di   suffragare il suo ricorso con prove sufficienti a far ritenere alla Corte che, con una   ragionevole probabilità, c’era stata un’intercettazione illegittima (si può citare il caso   Halford c. Regno Unito, 25 giugno 1997, § 57, Reports 1997-III; ed il caso Iliya   Stefanov c. Bulgaria, ricorso n° 65755/01, § 49, 22 maggio 2008). Secondo il punto di   vista del Governo, il ricorrente non ha dimostrato che, con ragionevole probabilità, c’è   stata un’intercettazione illegittima nel suo caso, per quattro ragioni: (i) non c’è prova   per sostenere che le comunicazioni del ricorrente sono state intercettate; (ii) il Governo   assolutamente nega che abbia avuto luogo un’intercettazione illegittima; (iii) il rigetto   del ricorso del ricorrente presso l’IPT supporta questa posizione (si veda il paragrafo 20,     Copyright © 2010 UFTDU   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   supra); e (iv) anche il rapporto del 2001 del Commissario supporta questa posizione (si   veda il paragrafo Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., supra).   39. Il Governo, inoltre, ritiene che la doglianza relativa alle telefonate non passate o   alle chiamate vessatorie non dimostrano che vi siano state delle intercettazioni nel caso   del ricorrente. I sottolinea che, ai sensi del paragrafo 2(2) RIPA, impedire che le   telefonate vengano passate e le chiamate vessatorie sono esclusi dalla definizione di   intercettazione (si veda il paragrafo Errore. L'origine riferimento non è stata   trovata., supra). Dunque, tali non rientrano nell’ambito RIPA. Inoltre il Governo   ritiene che non ci sia un fondamento concreto alla doglianza del ricorrente secondo cui   sono state volute delle intercettazioni per intimidirlo.   b. Valutazioni della Corte   40. Non è controverso che la corrispondenza, le comunicazioni telefoniche e per   posta elettronica mail, incluse quelle fatte nel contesto di rapporti lavorativi, sono   coperte dalla nozione di “vita privata” e di “corrispondenza” di cui all’articolo 8 § 1.   41. La Corte ha costantemente ritenuto nella sua giurisprudenza che il suo compito   non è generalmente quello di considerare la legge e la prassi pertinenti in abstracto, ma   di stabilire se il modo in cui vengono applicate, o il modo in cui incidono, per il   ricorrente conduce ad una violazione della Convenzione (si veda, inter alia, il caso   Klass e altri, sopra citato, § 33; il caso N.C. c. Italia [GC], ricorso n° 24952/94, § 56,   ECHR 2002-X; ed il caso Krone Verlag GmbH & Co. KG c.. Austria (n°. 4), ricorso   n° 72331/01, § 26, 9 novembre 2006). Comunque sia, in considerazione delle particolari   caratteristiche delle misure di sorveglianza segreta e dell’importanza di assicurare il loro   controllo e la loro supervisione, la Corte consente una contestazione generale rispetto   alla legislazione pertinente.   42. Il ragionamento della Corte per accertare se c’è un’ingerenza nei casi in cui si   tratta di misure di sorveglianza segreta, è esposto nella sentenza sul caso Klass e altri,   sopra citata, nei paragrafi da 34 a 38 e 41:   “34. ... La questione che emerge nel presente processo è se un individuo viene privato   dell’opportunità di presentare un ricorso alla Commissione perché, a causa della segretezze delle   misure in questione, egli non può indicare alcuna effettiva misura che lo riguarda specificamente.   Per la Corte, l’efficacia (l’effet utile) della Convenzione implica in tali circostanze la possibilità di   avere accesso alla Commissione. Se questo non accade, l’efficienza del meccanismo di applicazione   della Convenzione potrebbe essere concretamente indebolito. Le disposizioni processuali della   Convenzione, alla luce del fatto che la Convenzione e le sue istituzioni sono state istituite per   proteggere l’individuo, devono essere applicate in modo tale da rendere efficace il sistema dei   ricorsi individuali.   La Corte, dunque, accetta che un individuo, a certe condizioni, possa reclamare di essere stato   vittima di una violazione occasionata dalla mera esistenza di misure segrete o della legislazione che   autorizza misure segrete, senza aver dedotto che tali misure siano effettivamente applicategli. Le   suddette condizioni sono determinate in ogni caso a seconda del diritto o dei diritti della   Convenzione che si ritengono violati, del carattere segreto delle misure in questione, e della   connessione tra il ricorrente e quelle misure.   35. Alla luce di queste considerazioni, bisogna ora accertare se, in ragione della particolare legge   contestata, i ricorrenti possono ritenersi vittime ... di una violazione dell’articolo 8 ... della   Convenzione ...     Copyright © 2010 UFTDU   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   36. La Corte evidenzia che quando uno Stato comincia una sorveglianza segreta la loro esistenza   resta sconosciuta alle persone che sono controllate, con la conseguenza che la misura rimane   incontestabile, l’articolo 8 ... a lungo andare potrebbe ridursi ad un nulla. È possibile che in una certa   situazione l’individuo sia trattato in modo contrario all’articolo 8 ..., o anche che sia privato del   diritto garantito dall’articolo ..., senza che ne abbia conoscenza e, perciò senza che sia in grado di   ottenere un rimedio sia a livello nazionale che presso le istituzioni del sistema CEDU.   ...   La Corte ritiene inaccettabile che l’assicurazione del godimento di un diritto garantito dalla   Convenzione possa essere così rimosso dal semplice fatto che un individuo è inconsapevole della   sua violazione. Un diritto di ricorso alla Commissione, per le persone potenzialmente sottoposte a   sorveglianza segreta, deriva dall’articolo 25 ..., altrimenti l’articolo 8 ... corre il rischio di essere   annullato.   37. Nelle circostanze del caso concreto, la Corte osserva che la legislazione contestata crea un   sistema di sorveglianza in base a cui tutti i cittadini della Repubblica Federale di Germania possono   potenzialmente vedersi monitorati la loro corrispondenza, la loro posta e le loro telecomunicazioni,   senza che ne abbiano conoscenza, a meno che non vi sia o qualche indiscrezione o una notificazione   successiva nell’ambito dei casi elencati nella sentenza della Corte Costituzionale Federale ... In   questa misura, la legislazione contestata minaccia direttamente tutti i fruitori o i potenziali fruitori   dei servizi di posta e telecomunicazioni della Repubblica Federale di Germania. Inoltre, come i   delegati hanno giustamente evidenziato, questa minaccia di sorveglianza può essere impugnata   perché restringe le libere comunicazioni attraverso i servizi di posta e telecomunicazioni, per cui   costituisce per tutti i fruitori o i potenziali fruitori una diretta ingerenza nel diritto garantito   dall’articolo 8 ...   ...   38. Viste le specifiche circostanze del caso concreto, la Corte conclude che ognuno dei ricorrenti   può ritenersi vittima di una violazione della Convenzione, anche se non è in grado di allegare, a   supporto del suo ricorso, che egli è stato sottoposto ad un’effettiva misura di sorveglianza ...   ...   41. La prima questione da decidere è se, ed in quale misura, la legislazione impugnata,   nell’autorizzare le sopra menzionate misure di sorveglianza, rappresenta una violazione   dell’esercizio del diritto garantito ai ricorrenti dall’articolo 8, comma 1 ....   ...   Nel suo rapporto la Commissione esprimeva l’opinione che la sorveglianza segreta prevista dalla   legislazione tedesca si risolveva in un’ingerenza nell’esercizio del diritto disciplinato nell’articolo 8,   comma 1 .... Né di fronte alla Commissione, né dinanzi alla Corte il Governo aveva contestato   questa considerazione. È chiaro che alcune delle autorizzate misure di sorveglianza, una volta   applicate ad un certo individuo, si risolvevano in un’ingerenza della pubblica autorità nell’esercizio   del diritto individuale al rispetto della sua vita privata e familiare e della sua corrispondenza. Inoltre,   nella sola esistenza della legislazione stessa, per tutti quelli cui la legislazione può essere applicata, è   insita una minaccia di sorveglianza; questa minaccia necessariamente affievolisce la libertà di   comunicazione fra i fruitori dei servizi di posta e telecomunicazioni e, perciò, rappresenta   un’”ingerenza della pubblica autorità” con l’esercizio del diritto del ricorrente al rispetto della vita   privata e familiare e della corrispondenza.”   43. Successivamente, nel caso Malone c. Regno Unito, del 2 agosto 1984, § 64,   Serie A n° 82, la Corte notava:     Copyright © 2010 UFTDU   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   “A dispetto delle richieste del ricorrente, il Governo ha costantemente rifiutato di rivelare in quale   misura, le sue telefonate e la sua corrispondenza erano state intercettate per conto della polizia ... Si   riconosce comunque che, in quanto sospettato di intercettare merce rubata, il ricorrente apparteneva   a quelle categorie di persone contro cui le misure di intercettazione postale e telefonica sono   passibili di essere impiegate. Come spiega la Commissione nel suo rapporto ..., l’esistenza in   Inghilterra e nel Wales di leggi e prassi che autorizzano a stabilire un sistema di sorveglianza segreta   efficace delle comunicazioni, si risolve di per sé in un’‘ingerenza ... nell’esercizio’ del diritto del   ricorrente riconosciuto nell’articolo 8 ..., oltre alle misure adottate effettivamente contro di lui (si   veda la sentenza sopra menzionata Klass e altri, ibid.). Detto ciò, la Corte, così come la   Commissione ..., non considera necessario indagare nell’ulteriore doglianza del ricorrente per la   quale sia la sua posta che le sue telefonate erano state intercettate per molti anni.”   44. Seguendo la giurisprudenza dei casi Klass e altri e Malone, la vecchia   Commissione, in molti casi contro il Regno Unito in cui i ricorrenti allegavano effettive   intercettazioni delle loro comunicazioni, sottolineava che il risultato del caso Klass e   altri non poteva essere inteso nel senso così generale da determinare ogni cittadino del   Regno Unito ad aver paura che i servizi segreti potessero sorvegliarlo. Di conseguenza,   la Commissione richiedeva ai ricorrenti di dimostrare che c’era una “ragionevole   probabilità” che delle misure gli erano state applicate (si vedano, per esempio, il caso   Esbester c. Regno Unito, ricorso n° 18601/91, Commissione, decisione del 2 aprile   1993; il caso Redgrave c. Regno Unito, ricorso n° 202711/92, Commissione, decisione   dell’1 settembre 1993; e il caso Matthews c. Regno Unito, ricorso n° 28576/95,   Commissione, decisione del 16 ottobre 1996).   45. Nei casi riguardanti le doglianze generali sulla legislazione e la prassi che   autorizzano le misure di sorveglianza segreta, la Corte ha seguito in molte occasioni la   giurisprudenza del caso Klass e altri (si vedano, inter alia, il caso Weber and Saravia,   sopra citato, § 78; il caso Association for European Integration and Human Rights and   Ekimdzhiev c. Bulgaria, ricorso n° 62540/00, §§ 58-60, 28 giugno 2007; il caso Iliya   Stefanov, sopra citato, § 49; il caso Liberty e altri, sopra citato, §§ 56 e 57; e il caso   Iordachi e altri c. Moldavia, ricorso n° 25198/02, §§ 30-35, 10 febbraio 2009). Quando   sono allegate effettive intercettazioni, la Corte ha ritenuto che per aversi un’ingerenza,   deve essere dimostrato che c’era una ragionevole probabilità che le misure di   sorveglianza siano state applicate al ricorrente (si veda il caso Halford, sopra citato, §§   e 57). La Corte farà le sue considerazioni alla luce delle circostanze del caso di   specie e non limiterà la sua visuale all’esistenza della prova diretta dell’avvenuta   sorveglianza dato che tale prova è generalmente difficile o impossibile da ottenere. (si   veda il caso Iliya Stefanov, sopra citato, § 50).   46. Non si devono perdere di vista le ragioni che giustificano l’indirizzo della Corte,   nei casi riguardanti le misure segrete, dal suo orientamento generale che nega agli   individui il diritto di ricorrere contro una legge in abstracto. La ragione principale era di   assicurare che la segretezza di tali misure non avesse come risultato che le misure   fossero di fatto incontestabili e fuori dalla supervisione delle autorità giurisdizionali   nazionali e della Corte (si veda il caso Klass e altri, sopra citato, §§ 34 e 36). Per   accertare, in un certo caso, se un individuo può reclamare un’ingerenza come risultato   della mera esistenza di una legislazione che autorizza misure di sorveglianza segreta, la   Corte deve avere riguardo alla validità dei ricorsi previsti a livello nazionale e al rischio   che le misure di sorveglianza segreta gli vengano applicate. Dove non c’è possibilità di   contestare la dedotta applicazione delle misure di sorveglianza segreta a livello interno,   l’ampio sospetto e la preoccupazione tra i cittadini che si abusi dei poteri di     Copyright © 2010 UFTDU   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   sorveglianza segreta non possono ritenersi ingiustificati. In tali casi, anche quando il   rischio effettivo di una sorveglianza è basso, c’è un bisogno maggiore dello scrutinio di   questa Corte.   47. La Corte osserva che il presente ricorrente lamenta un’ingerenza nelle sue   comunicazioni, sulla base del fatto che, date le circostanze del caso di specie, egli ha   dimostrato un’ingerenza con ragionevole probabilità, e sulla base della sola esistenza   delle misure che autorizzano la sorveglianza segreta.   48. Il ricorrente deduceva che il fatto che le telefonate non gli venivano passate, e   che egli riceveva chiamate vessatorie, dimostrava con ragionevole probabilità che le sue   comunicazioni erano state intercettate. La Corte non ritiene che tali allegazioni siano   sufficienti a suffragare l’asserzione del ricorrente in base alla quale le sue   comunicazioni erano state intercettate.   49. Per quanto riguarda la doglianza del ricorrente sul regime RIPA stesso, la Corte   osserva, innanzitutto, che le disposizioni del RIPA consentono, ad ogni individuo che   lamenti l’intercettazione delle proprie comunicazioni, di presentare un ricorso presso un   tribunale indipendente (si veda il paragrafo 75, supra), possibilità che è stata utilizzata   dal ricorrente. L’IPT concludeva che non c’erano state intercettazioni illegittime alla   luce dell’interpretazione del RIPA.   50. Quanto al particolare rischio di essere sorvegliati che emerge nel caso di specie,   la Corte nota che ai sensi delle disposizioni del RIPA sulle comunicazioni interne, ogni   cittadino del Regno Unito potrebbe vedersi intercettate le proprie comunicazioni se   l’intercettazione è ritenuta necessaria per uno o più dei motivi elencati nel paragrafo   5(3) (si vedano i paragrafi Errore. L'origine riferimento non è stata trovata. e   Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., supra). Il ricorrente ha allegato   che egli è esposto al rischio di intercettazione delle proprie comunicazioni in   conseguenza della sua causa per omicidio, nella quale egli si era lamentato delle   scorrettezze della polizia (si veda il paragrafo 5, supra), e della sua successiva lotta   contro gli errori giudiziari. La Corte osserva che nessuna di queste ragioni sembra   rientrare nei motivi elencati nel paragrafo 5(3) del RIPA. Comunque, alla luce delle   allegazioni del ricorrente secondo cui vi sono state delle intercettazioni senza base   legale e allo scopo di intimidirlo (si veda il paragrafo 7, supra), la Corte ritiene che non   può essere escluso che le misure di sorveglianza segreta gli erano state applicate o che   egli, all’epoca dei fatti, era potenzialmente esposto al rischio di essere sottoposto a tali   misure.   51. Nel caso di specie la Corte ritiene che il ricorrente possa dolersi di un’ingerenza   nei suoi diritti di cui all’articolo 8. Di conseguenza l’eccezione del Governo circa la   mancanza della qualità di vittima del ricorrente è rigettata.   2. La giustificazione per l’ingerenza   52. Un’ingerenza può essere giustificata solo ai sensi dell’articolo 8 § 2 se prevista   della legge, persegue uno degli scopi legittimi a cu il comma 2 dell’articolo 8 si riferisce   ed è necessario in una società democratica per raggiungere tali scopi..     Copyright © 2010 UFTDU   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   a. Le argomentazioni delle parti   i. Il ricorrente   53. Il ricorrente non contesta che la sorveglianza delle comunicazioni interne nel Regno   Unito abbia una base nell’ordinamento interno, e precisamente nelle disposizioni del   RIPA. Né egli contesta che la legislazione pertinente e il codice erano pubblicamente   validi. Ma egli afferma che le disposizioni del RIPA, e in particolare gli articoli 5, 8 e   15, sull’adozione delle autorizzazioni e delle relative garanzie, non erano compatibili   con la legge come richiesto dell’articolo 8 § 2 della Convenzione in quanto essi non   rispettavano la condizione della prevedibilità evidenziata dalla giurisprudenza della   Corte. In particolare egli allegava che il paragrafo 8(1) del RIPA, che stabilisce il   contenuto essenziale di un’autorizzazione ad intercettare, non indica con sufficiente   chiarezza quali decisioni né gli individui da sottoporre a sorveglianza; cioè che il RIPA   non definisce le categorie di persone le cui telefonate potrebbero essere intercettate; e   cioè che non chiarisce le procedure in vigore per regolamentare le intercettazioni e la   produzione in giudizio del materiale intercettato. Il ricorrente asserisce che le garanzie   enunciate dal paragrafo 15 del RIPA sono inadeguate in quanto sono oggetto di   sconosciute “intese” considerate necessarie dal Segretario di Stato. Le altre garanzie   processuali in vigore, inclusa la possibilità di avviare un processo presso l’IPT, secondo   il ricorrente, sono inadeguate a proteggere dagli abusi.   54. Il ricorrente si basa sulla sentenza della Corte sul caso Liberty e altri, sopra   citata, così come sulla mancanza di chiarezza delle disposizioni dell’atto precedente al   RIPA, l’Interception of Communications Act del 1985, e sostiene che i cambiamenti   introdotti dal RIPA al regime di sorveglianza sono inadeguati a riparare gli errori nel   suo caso. Egli conclude che, quindi, automaticamente le ingerenze non hanno rispettato   la condizione della prevedibilità da parte della legge e, a tal riguardo, si basa sulle   conclusioni di un rapporto, allegato alle sue doglianze, di un esperto in materia di   ordinamento sulla sorveglianza da lui istruito, il dottor Goold. Egli inoltre sottolinea che   la conclusione della Corte nel caso Liberty e altri, sopra citato, § 68, secondo cui gli   estratti del codice di procedura adottati ai sensi dell’articolo 71 del RIPA, era secondo   tutti di ritenere possibile per uno Stato rendere pubblici certi dettagli delle operazioni di   sorveglianza pubblica senza compromettere la sicurezza nazionale.   55. Il ricorrente afferma che le decisioni della Corte sui casi Valenzuela Contreras c.   Spagna, del 30 luglio 1998, Reports of Judgments and Decisions 1998-V; Huvig c.   Francia, del 24 aprile 1990, Serie A n° 176-B; Kruslin c. Francia, del 24 aprile 1990,   Serie A n° 176-A; Amann c. Svizzera [GC], ricorso n° 27798/95, ECHR 2000-II; Al-   Nashif c. Bulgaria, ricorso n° 50963/99, del 20 giugno 2002; e Rotaru c. Romania [GC],   ricorso n° 28341/95, ECHR 2000-V, si sono occupate del problema della “prevedibilità”   e hanno rappresentato un’eccezione all’atteggiamento più restrittivo delle precedenti   decisioni che tolleravano che la sicurezza nazionale aveva imposto la generale   segretezza sulla pubblicazione delle procedure di sorveglianza. L’orientamento più   estensivo è stato confermato dalla recente decisione della Corte sul caso Liberty e altri,   sopra citato. Il ricorrente afferma che lo schema del RIPA resta “inevitabilmente   opaco” e che altri dettagli delle operazioni, oltre a quelli ordinariamente previsti nel   codici, dovrebbero essere accessibili per essere compatibili con le condizioni di   chiarezza e precisione richieste dalla Convenzione.     Copyright © 2010 UFTDU   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   56. Quanto alle garanzie e alle intese adottate dal Segretario di Stato ai sensi del   paragrafo 15 RIPA, il ricorrente asserisce che esiste una circolarità nel fatto che la   persona responsabile della concessione delle autorizzazioni è anche responsabile della   fissazione delle garanzie. Egli rinvia alle osservazioni della Corte nel caso Liberty e   altri, sopra citato, § 66, secondo cui i dettagli delle intese non risultano né dalla   legislazione né d’altra parte sono di pubblico dominio. Per quanto concerne il ruolo del   Commissario, il ricorrente sostiene che, così come la Corte ha dichiarato nel caso   Liberty e altri, sopra citato, § 67, l’esistenza del Commissario non contribuisce   all’accessibilità e alla chiarezza delle intese ai sensi del paragrafo 15 del RIPA in quanto   non può rivelar quali sono le intese.   57. Più in generale, il ricorrente deduce che il Governo non ha opportunamente reso   le garanzie idonee a prevenire abusi di potere. Egli sostiene che la legislazione non ha   identificato la natura dei reati che potrebbero essere causa di un ordine di   intercettazione, non definisce le categorie di persone le cui telefonate possono essere   intercettate, non stabilisce i limiti alla durata delle intercettazioni telefoniche, non   spiega la procedura che deve essere seguita nell’esame e nella conservazione dei dati   ottenuti, non spiega le precauzioni da prendere nella comunicazione dei dati e le   circostanze in cui potrebbero o dovrebbero essere distrutti (citando il caso Weber e   Saravia, sopra citato, § 95).   58. Egli afferma, in particolare, che nel caso Weber e Saravia, la legislazione presa   in considerazione evidenziava i reati precisi la cui prevenzione e la cui commissione   potevano giustificare un ordine di intercettazione, ciò che non accadeva nel caso RIPA.   Egli cita l’opinione del suo esperto, il dottor Goold, secondo cui la definizione di   “crimine grave” di cui al paragrafo 81(2)(b) del RIPA (si veda il paragrafo Errore.   L'origine riferimento non è stata trovata., supra) è eccessivamente ampia e non   elenca alcuno specifico reato singolarmente, e cita la conclusione del dottor Goold   secondo cui i motivi per concedere una deroga all’articolo 8(1), così come esposti dal   paragrafo 5(3) del RIPA, non sono sufficientemente chiari né consentono al singolo di   prevedere quali tipi di conseguenze possono discendere dalla sorveglianza segreta. Egli   inoltre considera come non ci sia informazione su come le categorie di persone che   subiscono intercettazioni telefoniche siano “severamente controllate”, come asserito dal   Governo (si veda il paragrafo 64, infra).   ii. Il Governo   59. Il Governo eccepisce che quello che emerge nel caso di specie soddisfa le   condizioni di cui all’articolo 8 § 2. Il Governo sottolinea il dovere dei governi   democratici di difendere la legge penale e di proteggere i cittadini dalle minacce   terroristiche e dal crimine organizzato. Per adempiere a tale dovere il potere di   intercettare le comunicazioni, per determinati obiettivi, è necessario. Il Governo fa   riferimento alle coerenti conclusioni del Commissario secondo cui il potere di   intercettazione ai sensi del RIPA è un’arma preziosa per la protezione della sicurezza   nazionale e nella lotta contro la criminalità organizzata (si vedano i paragrafi Errore.   L'origine riferimento non è stata trovata. e Errore. L'origine riferimento non è   stata trovata., supra). Inoltre, per rendere le intercettazioni utili ai servizi segreti, le   intercettazioni, così come i metodi con cui vengono effettuate, devono essere tenute   segrete. Se venissero capiti gli eventuali obiettivi delle tecniche e delle potenzialità delle     Copyright © 2010 UFTDU   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   intercettazioni segrete, si sarebbe in grado di compromettere l’utilità dei servizi segreti   utilizzati contro di essi. Il Governo spiega che si è provata l’esperienza di informazioni   sulle tecniche di sorveglianza rese di pubblico dominio, la quale ha direttamente portato   alla perdita di importanti fonti di informazione. Il Governo insiste che la sua politica del   “non affermare né negare” è importante per assicurare la totale efficacia delle   operazioni si sorveglianza.   60. In generale, avuto riguardo al richiamo del ricorrente alla sentenza della Corte   sul caso Liberty e altri, sopra citato, il Governo sottolinea che quel caso concerneva   l’Interception of Communications Act del 1985, e non il RIPA. Di conseguenza, il   Governo ritiene che la Corte non aveva valutato se le disposizioni del RIPA soddisfano   le condizioni dell’articolo 8. Dichiarando la violazione dell’articolo 8 nel caso Liberty e   altri, come conseguenza della mancanza, da parte del Governo, a fornire un’indicazione   pubblica della procedura per selezionare, condividere, conservare e distruggere i dati   intercettati, la Corte riferiva, precisamente al paragrafo 68 della sua sentenza, che, ai   sensi del RIPA, il Governo aveva pubblicato un codice di attuazione che forniva i   dettagli delle operazioni di cui allo schema RIPA. Secondo il Governo la pubblicazione   del codice era un segno tramite cui lo schema RIPA poteva essere distinto dall’atto   previgente in modo significativo e rilevante. Il Governo criticava anche la decisione   della Corte nel caso Liberty e altri, § 66, con riguardo alle previgenti intese relative alle   garanzie di cui al paragrafo 6 dell’Interception of Communications Act rispetto alle   intese di cui al paragrafo 15 del RIPA e le connesse disposizioni del codice.   61. Rispetto alla questione se le ingerenze siano previste dalla legge, il Governo   ritiene, innanzitutto, che le disposizioni del RIPA forniscono una base sufficiente   nell’ordinamento interno per consentire delle ingerenze. Il Governo nota che il   ricorrente non sembra contestare questo dato. Rispetto alla questione se la legge sia   accessibile, il Governo evidenzia che sia il RIPA che il codice sono pubblicamente   accessibili. Esso conclude che la condizione di accessibilità è soddisfatta, ancora una   volta senza alcuna contestazione sul punto da parte del ricorrente.   62. Riguardo alla prevedibilità, il Governo sottolinea inizialmente lo speciale ambito   della sorveglianza segreta. Riferendosi, inter alia, al caso Weber e Saravia, sopra citato,   § 93, il Governo evidenzia che la prevedibilità non significa che un individuo deve   essere in grado di prevedere quando le autorità stanno per intercettare le sue   comunicazioni, così che egli possa adattare il suo comportamento di conseguenza.   Tuttavia, il Governo è d’accordo c’è bisogno di regole chiare e dettagliate sulle   intercettazioni, come sottolineato nel paragrafo 95 della sentenza della Corte sul caso   Weber e Saravia, per premunirsi dal rischio di un esercizio arbitrario dei poteri di   sorveglianza segreta. La Corte ha recentemente chiarito, nel caso Liberty e altri, sopra   citato, §§ da 67 a 69, che non ogni disposizione regolante la sorveglianza segreta deve   essere prevista dalla legislazione ordinaria. L’importante è che ci sia un’indicazione   sufficiente delle garanzie, in una forma accessibile al pubblico, per evitare abusi di   potere (si cita il caso Weber e Saravia, § 95). Di conseguenza, il Governo asserisce   bisogna trattare di tutte le circostanze rilevanti, inclusi la natura, lo scopo e la durata   delle eventuali misure, i motivi richiesti per ordinarle, le autorità competenti ad   autorizzarle, ad eseguirle ed a supervisionarle, nonché i rimedi interni (si cita il caso   Association for European Integration and Human Rights e Ekimdzhiev c. Bulgaria,   sopra citato, § 77). Il Governo sostiene anche che la Corte dovrebbe considerare quale     Copyright © 2010 UFTDU   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   prova l’effettivo funzionamento del sistema di autorizzazioni e se il sistema lavora   correttamente o è di fatto oggetto di abusi (in riferimento al caso Association for   European Integration and Human Rights e Ekimdzhiev, §§ 92 e 93).   63. Affrontando una alla volta le garanzie individuali esposte nel caso Weber e   Saravia, il Governo asserisce, innanzitutto, con riguardo alla natura dei reati che   potrebbero giustificare ad un ordine di intercettazione, che il paragrafo 5(3) del RIPA,   integrato dal codice e dalle pertinenti definizioni previste nell’Act, è sufficientemente   chiaro e preciso nel fissare i motivi per i quali può essere concessa un’autorizzazione di   cui al paragrafo 8(1). Quanto alla specifica doglianza del ricorrente sulla mancanza di   chiarezza dell’espressione “sicurezza nazionale”, il Governo sottolinea che tale   espressione non era stata criticata dalla Corte nel caso Liberty e altri quando venne   considerata nel contesto della legge previgente al RIPA, un fatto che non era   sorprendente dato che quell’espressione è usata frequentemente nel linguaggio   legislativo degli ordinamenti di molti Stati parte e dato che appare nell’articolo 8 § 2   della Convenzione stessa. Il Governo invita la Corte a seguire la decisione della   Commissione sul caso, del 27 giugno 1994, Christie c. Regno Unito, ricorso n°   21482/93, in cui si dichiara che l’espressione “sicurezza nazionale” è sufficientemente   prevedibile per gli scopi di cui all’articolo 8, senza che il ricorrente citasse un   precedente contrario. Il Governo contesta anche la doglianza del ricorrente, secondo cui   “crimine grave” non è un’espressione sufficientemente precisa e secondo cui il RIPA   non chiarisce gli esatti reati per la prevenzione dei quali l’autorizzazione di cui   all’articolo 8(1) può essere concessa. Il Governo puntualizza che niente nel caso Weber   e Saravia, sopra citato, § 27, supporta l’affermazione secondo cui il disposto legislativo   deve indicare singolarmente tutte gli illeciti possibili per soddisfare l’esigenza della   prevedibilità. Il Governo conclude che “crimine grave”, come definito nell’Act,   rappresenta un’adeguata indicazione delle circostanze in cui un’intercettazione può   essere autorizzata.   64. In secondo luogo, con riguardo alle categorie di persone che possono subire   intercettazioni telefoniche, il Governo ammette che il RIPA consente di intercettare   qualsiasi tipo di comunicazione trasmessa mediante sistemi di telecomunicazione.   Tuttavia, le categorie di persone che possono subire intercettazioni telefoniche sono   rigidamente individuata dal RIPA. I fattori di riferimento per i quali le intercettazioni   sono intraprese devono essere specificamente individuati nell’autorizzazione. Inoltre, un   individuo potrebbe essere soggetto ad un’intercettazione, ed una serie di clausole   potrebbero essere inserite in un’autorizzazione ad intercettare, se l’intercettazione è   necessaria per uno o più dei motivi elencati nel paragrafo 5(3) (si vedano i paragrafi   Errore. L'origine riferimento non è stata trovata. e Errore. L'origine riferimento   non è stata trovata., supra). Il governo contesta che le conclusioni della Corte nel caso   Weber e Saravia, sopra citato, § 97, sono in contrasto con il suo orientamento, e che la   sentenza ha meramente seguito l’orientamento del G10 Act senza escludere altri   possibili metodi per soddisfare le condizioni di cui all’articolo 8 § 2.   65. In terzo luogo, il RIPA fissa limiti severi alla durata delle attività di   intercettazione e ai casi in cui un’autorizzazione può essere rinnovata (si vedano i   paragrafi Errore. L'origine riferimento non è stata trovata. e Errore. L'origine   riferimento non è stata trovata., supra).     Copyright © 2010 UFTDU     SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   66. In quarto luogo, il RIPA, integrato dal codice, contiene disposizioni dettagliate   sulla procedura che deve essere seguita per l’esame, l’utilizzazione e la conservazione   dei dati ottenuti e sulle precauzioni che devono essere prese quando si comunicano tali   dati alle altre parti. Sebbene in principio un’agenzia di intercettazioni possa ascoltare   tutto il materiale intercettato per determinare se contiene informazioni valide, quando   non contiene tali informazioni il materiale dovrebbe essere distrutto rapidamente e in   modo sicuro. Il paragrafo 15 del RIPA contiene una definizione esaustiva di “scopi   autorizzati” e, in particolare, il paragrafo 15(4) identifica i limiti al numero di persone i   cui dati intercettati possono essere rivelati (si veda il paragrafo 42, supra). Queste   disposizioni sono integrate dal capitolo 6 del codice (si vedano i paragrafi da Errore.   L'origine riferimento non è stata trovata. a Errore. L'origine riferimento non è   stata trovata., supra). In particolare, il paragrafo 6.4 del codice specifica che la   rivelazione può essere fatta solo alle persone con una dichiarazione ufficiale della loro   non pericolosità per la sicurezza dello Stato, ed il paragrafo 6.9 stabilisce la lista delle   persone che continuano ad essere sottoposte a sorveglianza. La rivelazione è inoltre   limitata dal principio “necessità di conoscere”, il quale limita coloro che possono   ampliare l’accesso al materiale intercettato e l’ampiezza di tale accesso. Il paragrafo 6.5   del codice chiarisce che l’obbligo di non rivelare le informazioni intercettate è imposto   a coloro ai quali tali informazioni sono state rivelate. Una violazione di queste garanzie   è un reato ai sensi del paragrafo 19 del RIPA (si veda il paragrafo Errore. L'origine   riferimento non è stata trovata., supra). La richiesta di conservare le registrazione   rispetto all’effettuazione, alla distribuzione e alla distruzione del materiale intercettato   pure rappresenta un’importante garanzia. Il paragrafo 15(3) chiarisce che il materiale   intercettato deve essere distrutto quando non ci sono più motivi per ritenerlo necessario   alla luce di scopi autorizzati esaustivamente chiari. Quando risulta un errore umano o   tecnico nel materiale che è stato raccolto che non doveva capitare, il materiale   intercettato deve essere immediatamente distrutto. Infine, laddove il materiale   intercettato è conservato, il paragrafo 6.8 del codice richiede di rivederlo ad intervalli   regolari per garantire che la loro conservazione rimanga valida.   67. Il Governo sottolinea che le informazioni riguardanti le intese, attuate ai sensi   del paragrafo 15 del RIPA, sono pubblicate nel codice. Tuttavia, per mantenere   l’effettività delle tecniche di intercettazione, non è possibile pubblicare tutti i dettagli   delle intese. Secondo il Governo, la pubblicazione di altri dettagli rispetto a quelli già   pubblicati sarebbe contraria alla sicurezza nazionale o pregiudizievole per la   prevenzione e la scoperta dei crimini gravi rientranti nel suo margine di apprezzamento.   È anche significativo che tutti i dettagli delle intese in atto sono accessibili al   Commissario, cui si richiede di mantenerli in segreto. Il Governo evidenzia che   l’approvazione del Commissario è richiesta e data nel rispetto delle garanzie sia prima   che poco dopo l’entrata in vigore del RIPA (si veda il paragrafo Errore. L'origine   riferimento non è stata trovata., supra). Esso inoltre evidenzia che il Commissario   aveva espresso la sua soddisfazione per le garanzie di cui all’articolo 15 in ogni   rapporto stilato a partire dal 2000. Il Governo si riferisce, in particolare, ai rapporti del   Commissario del 2002 e del 2004 (si vedano i paragrafi Errore. L'origine riferimento   non è stata trovata. e Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., supra).   68. In conclusione, il Governo asserisce che, alla luce dei dettagli nella legislazione   e nel codice applicabili, il regime RIPA soddisfa le condizioni di legge.     Copyright © 2010 UFTDU     SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   69. Il Governo insisteva anche che le ingerenze perseguono uno scopo legittimo. Il   Governo sottolinea nega decisamente, a questo riguardo, la tesi del ricorrente secondo   cui le intercettazioni sono state usate per intimidirlo o per compromettere i suoi affari. I   tre obiettivi rilevanti dichiarati nel paragrafo 5(3) del RIPA, e precisamente la sicurezza   nazionale, la prevenzione o la scoperta dei crimini gravi e la tutela dell’economia   pubblica del Regno Unito, sono tutti scopi legittimi ai sensi dell’articolo 8(2).   70. Con riguardo alla proporzionalità, il Governo puntualizza che la Corte ha già   ritenuto che la sicurezza nazionale può essere necessaria in una società democratica (si   veda il caso Klass e altri, sopra citato, § 48) e afferma che il regime di sorveglianza del   RIPA è necessario e proporzionato. Il Governo inoltre afferma che gli Stati godono di   un margine di apprezzamento abbastanza ampio quando legiferano in questa materia (si   cita il caso Weber e Saravia, § 106). Esso inoltre ricorda che la protezione della   sicurezza nazionale è un importante dovere delle istituzioni riguardante tutta la   popolazione. Le decisioni in quest’ambito, di conseguenza, richiedono una   legittimazione democratica che non può essere fornita dalla Corte. Questo è stato   implicitamente riconosciuto dalla Corte nella sua sentenza sul caso Klass e altri, sopra   citato, § 49.   71. Il Governo conferma che, per dimostrare il rispetto dell’articolo 8(2), c’è   bisogno di adeguate ed effettive garanzie contro gli abusi di potere. Esso ricorda che   l’accertamento che le garanzie sono presenti deve essere fatto alla luce delle circostanze   del caso di specie. Rispetto al regime di sorveglianza del Regno Unito il Governo   sottolinea che le intercettazioni senza autorizzazione legale sono un illecito penale ai   sensi del paragrafo 1 RIPA (si veda il paragrafo Errore. L'origine riferimento non è   stata trovata., supra); che il Segretario di Stato emana e modifica le autorizzazioni (si   veda il paragrafo Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., supra); e che la   normativa è pubblicamente accessibile nella forma del codice. Il Governo inoltre   evidenzia le ulteriori garanzie previste dal paragrafo 15, la supervisione del   Commissario e la giurisdizione dell’IPT. Il Governo conclude che il regime del RIPA   contiene adeguate ed effettive garanzie contro gli abusi. Il coinvolgimento del   Segretario di Stato nella concessione delle autorizzazioni ad intercettare costituisce una   garanzia tangibile ed utile nel sistema, come dimostrato dalle dichiarazioni del   Commissario quanto alla cura e all’attenzione dimostrata nel lavoro di autorizzazione   (si vedano i paragrafi Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., Errore.   L'origine riferimento non è stata trovata. e Errore. L'origine riferimento non è   stata trovata., supra). Inoltre, è significativo che nessuno dei rapporti del Commissario   riferisca di violazioni intenzionali alle disposizioni del RIPA o di un uso illegittimo dei   poteri di intercettazione per intimidire una persona. Gli errori o le violazioni che sono   emersi sono stati il risultato di errori tecnici o umani e sono stati prontamente corretti   dopo la loro scoperta. Con riferimento alla giurisdizione dell’IPT, il Governo sottolinea   che una contestazione può essere presentata ogni volta che un individuo sospetta che le   sue comunicazioni sono state intercettate. Il Governo mette confronta questa   giurisdizione illimitata con il regime legale in questione nel caso Weber e Saravia per il   quale la competenza del giudice era limitata ai casi in cui ad un individuo veniva   notificato che delle misure erano state prese nei suoi confronti. Nel caso di specie il   ricorrente ha potuto adire due giudici anziani che hanno deliberato che non c’è stata   un’intercettazione illegale nel suo caso.     Copyright © 2010 UFTDU   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   72. In conclusione, il Governo chiede alla Corte di dichiarare che non c’è stata   violazione dell’articolo 8 nel caso di specie.   b. Valutazione della Corte   i. Principi generali   73. La condizione secondo cui un’ingerenza deve essere “prevista dalla legge” ai   sensi dell’articolo 8 § 2 sussiste solo quando sono soddisfatte tre condizioni. Primo, la   misura impugnata deve avere fondamento nella legge interna. Secondo, l’ordinamento   interno deve osservare il principio di legalità ed essere accessibile dall’individuo   coinvolto. Terzo, l’individuo deve essere in grado di prevedere le conseguenze della   legge interna nei propri confronti (si veda fra gli altri precedenti, il caso Rotaru c.   Romania, sopra citato, § 52; il caso Liberty e altri, sopra citato, § 59; e il caso Iordachi   e altri, sopra citato, § 37).   74. La Corte ha affermato in molte occasioni che il riferimento alla “prevedibilità”   nel contesto delle intercettazioni alle comunicazioni non può essere lo stesso che in   molti altri campi (si veda il caso Malone, sopra citato, § 67; il caso Leander c. Svezia,   marzo 1987, § 51, Serie A n° 116; Association for European Integration, sopra   citato, § 79; ed il caso Al-Nashif, sopra citato, § 121). Nella sua decisione di ricevibilità   sul caso Weber e Saravia, sopra citato, §§ 93-95, La Corte sintetizza la sua   giurisprudenza sulla condizione della “prevedibilità” della legge in questo campo:   “93. ... la prevedibilità nello speciale contesto delle misure di sorveglianza, come le intercettazioni   alle comunicazioni, non può significare che un individuo deve essere in grado di prevedere quando   le autorità stanno per intercettare le sue comunicazioni così che egli possa comportarsi di   conseguenza (si veda, inter alia, il caso Leander [c. Svezia, sentenza del 26 agosto 1987, Serie A n°   116], p. 23, § 51). Tuttavia, specialmente quando un potere è assegnato all’esecutivo è esercitato in   segreto, i rischi dell’arbitrarietà sono evidenti (si veda, inter alia, il caso Malone, sopra citato, p. 32,   § 67; il caso Huvig, sopra citato, pp. 54-55, § 29; ed il caso Rotaru). È quindi necessario avere   norme dettagliate e chiare sulle intercettazioni delle conversazioni telefoniche, specialmente perché   la tecnologia utilizzata sta diventando più sofisticata (si vada il caso Kopp c. Svizzera, sentenza del   marzo 1998, Reports 1998-II, pp. 542-43, § 72, ed il caso Valenzuela Contreras c. Spagna,   sentenza del 30 luglio 1998, Reports 1998-V, pp. 1924-25, § 46). La legge interna deve essere   sufficientemente chiara nei suoi termini per dare ai cittadini un’adeguata indicazione delle   circostanze in cui e delle condizioni in cui le pubbliche autorità sono autorizzate a ricorrere a tali   misure (si veda il caso Malone, ibid.; il caso Kopp, sopra citato, p. 541, § 64; il caso Huvig, sopra   citato, pp. 54-55, § 29; ed il caso Valenzuela Contreras, ibid.).   94. Inoltre, siccome l’attuazione delle misure di sorveglianza segreta delle comunicazioni non è   aperta al controllo degli individui coinvolti né del pubblico, sarebbe contraria al principio di legalità   a causa della discrezionalità concessa all’esecutivo o ad un giudice perché espressa nei termini di un   potere illimitato. Di conseguenza, la legge deve indicare lo scopo di ogni potere discrezionale   conferito alle competenti autorità ed il modo del loro esercizio con sufficiente chiarezza per dare   all’individuo una protezione adeguata contro ingerenze arbitrarie (si veda tra gli altri precedenti, il   caso Malone, sopra citato, pp. 32-33, § 68; il caso Leander, sopra citato, p. 23, § 51; ed il caso   Huvig, sopra citato, pp. 54-55, § 29)   95. nella sua giurisprudenza sulle misure di sorveglianza segreta la Corte ha sviluppate le seguenti   garanzie minime, che dovrebbero essere previste negli ordinamenti per evitare abusi di potere: la   natura dei reati che possono giustificare un ordine di intercettazione; una definizione delle categorie   di persone che possono subire intercettazioni telefoniche; un limite alla durata delle intercettazioni     Copyright © 2010 UFTDU     SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   telefoniche; le procedure da seguire per l’esame, l’utilizzazione e la conservazione dei dati ottenuti;   le precauzioni che devono essere prese quando sono comunicati i dati alle altre parti; e le circostanze   in cui le registrazioni potrebbero o dovrebbero essere cancellate o i nastri distrutt(si vedano, inter   alia, il caso Huvig, sopra citato, p. 56, § 34; il caso Amann, sopra citato, § 76; il caso Valenzuela   Contreras, sopra citato, pp. 1924-25, § 46; ed il caso Prado Bugallo c. Spagna, ricorso n° 58496/00,   § 30, 18 febbraio 2003).”   75. Quanto al problema di un’ingerenza “necessaria in una società democratica” nel   perseguimento di uno scopo legittimo, la Corte ricorda che i poteri di condurre indagini   segrete sui cittadini sono tollerati solo ai sensi dell’articolo 8, nella misura in cui sono   strettamente necessarie per la tutela delle pubbliche istituzioni. In pratica questo   significa che ci devono essere adeguate ed effettive garanzie contro gli abusi. Il loro   accertamento dipende da tutte le circostanze del caso di specie, come la natura, lo scopo   e la durata delle eventuali misure, dai motivi previsti per ordinarle, dalle autorità   competenti ad autorizzarle, ad eseguirle ed a supervisionarle, e dal genere di rimedi   predisposti dall’ordinamento nazionale (si veda il caso Klass e altri, sopra citato, §§ 49   e 50; ed il caso Weber e Saravia, sopra citato, § 106).   76. La Corte ammette che gli Stati parte godono di un certo margine di   apprezzamento nel determinare l’esistenza della misura di una tale necessità, ma questo   margine è soggetto al controllo di Strasburgo. La Corte deve decidere se le procedure   per supervisionare le misure restrittive, ordinate e attuate, sono tali da far ritenere   l’”ingerenza” come “necessaria in una società democratica”. In aggiunta, i valori di una   società democratica sono seguiti il più fedelmente possibile nelle procedure di   supervisione se i limiti della necessità, alla luce del significato dell’articolo 8 § 2, non   sono superati (si veda il caso Kvasnica c. Slovacchia, ricorso n° 72094/01, § 80, 9   giugno 2009).   ii. Applicazione dei principi generali ai fatti del caso di specie   77. La Corte ricorda che è stato dichiarato che c’è stata un’ingerenza secondo   l’articolo 8 § 1 rispetto alla doglianza generale del ricorrente sul RIPA e non rispetto a   delle effettive attività di intercettazioni che si allegava essere avvenute. Di conseguenza,   nel suo esame sulla giustificazione delle ingerenze ai sensi dell’articolo 8 § 2, la Corte è   chiamata ad esaminare la proporzionalità della stessa normativa RIPA e le garanzie   costruite nel sistema che autorizza la sorveglianza segreta, piuttosto che la   proporzionalità delle misure individuali prese rispetto al ricorrente. Nel caso di specie,   la legalità delle ingerenze è strettamente collegata alla questione di verificare se la   “necessità” è stata rispettata dal regime RIPA e, quindi, è opportuno trattare   congiuntamente le condizioni della “prevedibilità della legge” e della “necessità” (si   veda il caso Kvasnica, sopra citato, § 84). Inoltre, la Corte ritiene pacifico che le misure   di sorveglianza permessa dal RIPA perseguono scopi legittimi nella protezione della   sicurezza nazionale, nella prevenzione della criminalità, e nella protezione del benessere   economico del paese. Questo non è contraddetto dalle parti.   78. Per accertare se le disposizioni del RIPA soddisfano la condizione della   prevedibilità, la Corte deve prima esaminare se le disposizioni del codice possono   essere prese in considerazione in quanto integrazione e ulteriore spiegazione delle   pertinenti disposizioni legislative. A tal proposito, la Corte riferisce le sue   considerazioni del caso Silver e altri c. Regno Unito, 25 marzo 1983, §§ 88 e 89, Serie   A n° 61, in base alle quali le ordinanze e le disposizioni amministrative relative allo     Copyright © 2010 UFTDU     SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   schema per il controllo delle lettere dei carcerati, rappresentavano una pratica che   doveva essere seguita salvo in circostanze eccezionali, e che, di conseguenza, sebbene   non avessero forza di legge, nella misura in cui si era sufficientemente consapevoli dei   loro contenuti, potevano essere tenute in considerazione per verificare se il criterio della   prevedibilità fosse stato soddisfatto nell’applicazione dell’ordinamento penitenziario.   79. Nel caso di specie la Corte nota che, innanzitutto, il codice è un documento   pubblico ed è consultabile in internet (si vedano i paragrafi Errore. L'origine   riferimento non è stata trovata. e Errore. L'origine riferimento non è stata   trovata., supra). Prima di entrare in vigore, è stato presentato in Parlamento e   approvato da entrambe le camere (si veda il paragrafo Errore. L'origine riferimento   non è stata trovata., supra). Quegli obblighi di attuazione relativi alle intercettazioni   delle comunicazioni devono essere considerati rispetto alle sue disposizioni e le   disposizioni del codice devono essere tenute in considerazione da corti e tribunali (si   veda il paragrafo Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., supra). Alla luce   di queste considerazioni, la Corte ritiene che le disposizioni del codice possono essere   prese in considerazione per accertare la prevedibilità del regime RIPA.   80. La Corte, quindi, esaminerà il regime RIPA con riferimento ad ognuna delle   tutele e delle garanzie contro gli abusi descritte nel caso Weber e Saravia (si vedano i   paragrafi 74 e 75, supra) e, laddove pertinenti, ai risultati rispetto alla legislazione   precedente in questione nel caso Liberty e altri, sopra citato.   81. Quanto alla natura dei reati, la Corte sottolinea che la condizione della   prevedibilità non impone agli Stati di enunciare in modo esaustivo singolarmente gli   specifici reati che possono dar luogo ad un’intercettazione. Tuttavia, sufficienti dettagli   devono essere forniti in merito alla natura dei reati in questione. Nel caso del RIPA, il   paragrafo 5 stabilisce che un’intercettazione può avere luogo solo quando il Segretario   di Stato crede che sia necessario nell’interesse della sicurezza nazionale, per l’obiettivo   della prevenzione o della scoperta della criminalità grave o per la salvaguardia del   benessere economico del regno Unito (si vedano i paragrafi Errore. L'origine   riferimento non è stata trovata. e Errore. L'origine riferimento non è stata   trovata., supra). Il ricorrente critica l’espressione “sicurezza nazionale” e “criminalità   grave” poiché non sufficientemente chiara. La Corte non è d’accordo. Essa osserva che   il termine “sicurezza nazionale” è frequentemente impiegato sia nella legislazione   nazionale che internazionale e costituisce uno degli scopi legittimi a cui lo stesso   articolo 8 § 2 si riferisce. La Corte ha precedentemente sottolineato che la condizione   della “prevedibilità” da parte della legge non va fino al punto di costringere gli Stati ad   emanare norme che elencano in dettaglio tutte le condotte che possono portare a   espellere un individuo per motivi di “sicurezza nazionale” (caso Al-Nashif, sopra citato,   § 121). Analoghe considerazioni si applicano all’utilizzo del termine nella materia della   sorveglianza segreta. Inoltre, un’ulteriore chiarificazione di come il termine venga   applicato in pratica nel Regno Unito è fornito dal Commissario, che ha affermato che   esso consente la sorveglianza delle attività che minacciano la sicurezza o l’economia   dello Stato e delle attività che tentano di compromettere o sovvertire la democrazia   parlamentare mediante mezzi politici, industriali o violenti (si veda il paragrafo Errore.   L'origine riferimento non è stata trovata., supra). Quanto alla “criminalità seria”,   questo termine è definito nelle disposizioni interpretative dello stesso Act ed è anche   spiegato cosa significa “scoperta” della criminalità grave (si vedano i paragrafi Errore.     Copyright © 2010 UFTDU   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   L'origine riferimento non è stata trovata. e Errore. L'origine riferimento non è   stata trovata., supra). La Corte è dell’opinione che il riferimento alla criminalità grave,   insieme alle chiarificazioni interpretative dell’Act, fornisce ai cittadini un’adeguata   informazione sulle circostanze e le condizioni in cui le pubbliche autorità sono   autorizzate a ricorrere a misure di sorveglianza segreta. La Corte, quindi, ritiene che,   avuto riguardo alle disposizioni del RIPA, la natura dei reati che possono giustificare un   ordine di intercettazione è sufficientemente chiara (si confronti con il caso Iordachi e   altri, sopra citato, § 46).   82. La Corte osserva che, ai sensi del RIPA, è possibile che le comunicazioni dei   cittadini del Regno Unito siano intercettate. Tuttavia, bisogna ricordare che,   contrariamente al caso Liberty e altri che riguardava la legislazione sulle intercettazioni   delle comunicazioni tra il regno Unito e gli altri paesi, il caso di specie riguarda   comunicazioni interne, cioè le comunicazioni all’interno del Regno Unito. Inoltre, la   legislazione deve descrivere le categorie di persone le cui comunicazioni, in pratica,   possono essere intercettate. A tal proposito, la Corte osserva che c’è una   sovrapposizione tra la richiesta di indicare le categorie di persone e la richiesta di   definire chiaramente la natura dei reati. Le circostanze rilevanti che possono giustificare   un’intercettazione, discusse nel paragrafo precedente, danno una direzione quanto alle   categorie di persone le cui comunicazioni, probabilmente, nella pratica, saranno   intercettate. Infine, la Corte nota che nei casi di comunicazioni interne la stessa   autorizzazione deve chiaramente specificare, mediante il nominativo o mediante la   descrizione, l’individuo soggetto ad intercettazione o una serie di luoghi come i luoghi   rispetto a cui è ordinata l’autorizzazione (si vedano i paragrafi Errore. L'origine   riferimento non è stata trovata. e Errore. L'origine riferimento non è stata   trovata., supra). Nomi, indirizzi, recapiti telefonici ed altre informazioni rilevanti   devono essere specificate nel documento di autorizzazione. La recezione indiscriminata   di una vasta quantità di comunicazioni non è permessa dalle disposizioni del RIPA sulle   comunicazioni interne (si veda il caso Liberty e altri, sopra citato, § 64). La Corte   ritiene che, in tali circostanze, nessuna ulteriore chiarificazione, nella legislazione o nel   codice, sulle categorie di persone le cui comunicazioni possono essere intercettate, può   ragionevolmente essere richiesta.   83. Rispetto alla durata di un’intercettazione telefonica, l’Act stabilisce chiaramente,   innanzitutto, il periodo dopo il quale un’autorizzazione ad intercettare decade e, in   secondo luogo, le condizioni in base a cui un’autorizzazione può essere rinnovata (si   vedano i paragrafi Errore. L'origine riferimento non è stata trovata. e Errore.   L'origine riferimento non è stata trovata., supra). Sebbene un’autorizzazione può   essere rinnovata indefinitamente, il segretario di Stato deve autorizzare ogni rinnovo e,   dopo tale rinnovo, deve anche convincersi che l’autorizzazione è ancora necessaria per i   motivi stabiliti nel paragrafo 5(3) (si veda il paragrafo Errore. L'origine riferimento   non è stata trovata., supra). Con riguardo alla sicurezza nazionale ed alla criminalità   grave, la Corte osserva che la serie delle attività criminose implicate è tale che il loro   controllo richiede tempo. Le conseguenti indagini possono anche essere di una certa   durata, alla luce della generale complessità dei casi e del numero degli individui   coinvolti. Dunque, la Corte è dell’opinione che la durata totale delle operazioni di   intercettazione dipenderà dalla complessità e dalla durata delle indagini in questione e,   supposto che esista un’adeguata tutela, non è irragionevole lasciare questo problema alla     Copyright © 2010 UFTDU   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   discrezionalità delle autorità interne competenti. Il codice spiega che la persone che   richiede il rinnovo deve fare una domanda al Segretario di Stato fornendo un   aggiornamento ed un accertamento del valore attuale dell’operazione di intercettazione.   Egli deve specificamente descrivere perché ritiene che l’autorizzazione è ancora   necessaria per i motivi di cui al paragrafo 5(3) (si veda il paragrafo Errore. L'origine   riferimento non è stata trovata., supra). Inoltre, ai sensi del paragrafo 9(3) del RIPA,   il Segretario di Stato è obbligato a cancellare l’autorizzazione quando si convince che   non è più necessaria per i motivi di cui al paragrafo 5(3) (si veda il paragrafo Errore.   L'origine riferimento non è stata trovata., supra). Nell’Act c’è anche una   disposizione per i fattori specifici nell’atto di autorizzazione da cancellare quando il   Segretario di Stato ritiene che non sono più rilevanti per identificare le comunicazioni   oggetto di intercettazione (si veda il paragrafo Errore. L'origine riferimento non è   stata trovata., supra). Il codice informa che il dovere del Segretario di Stato di   cancellare le autorizzazioni che non ritiene più necessarie significa, in pratica, che le   agenzie di intercettazione devono tenere le autorizzazioni sotto continuo controllo (si   veda il paragrafo Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., supra). La Corte   conclude che le disposizioni sulla durata, sul rinnovo e sulla cancellazione sono   sufficientemente chiare.   84. Con riguardo alla procedura per l’esame, l’utilizzazione e la conservazione dei   dati, il Governo ha indicato nelle sue considerazioni che, ai sensi del RIPA, un’agenzia   di intercettazione può dar ascolto, in principio, a tutto il materiale intercettato raccolto   (si veda il paragrafo 66, supra). La Corte ricorda le sue conclusioni nel caso Liberty e   altri, sopra citato, § 65, in base alle quali la discrezionalità delle autorità di impadronirsi   e di ascoltare il materiale raccolto è molto ampia. Tuttavia, in quel caso, diversamente   dall’altro caso, riguardava comunicazioni esterne, rispetto alle quali i dati erano catturati   indiscriminatamente.   Contrariamente   all’attuazione   dell’Interception   of   Communications Act del 1985 riguardante le comunicazioni esterne, le autorizzazioni   all’intercettazione delle comunicazioni interne in base al RIPA si riferiscono solo ad una   persona o ad una serie di locali (caso Liberty e altri, sopra citato, § 64), dunque   limitando l’ambito della discrezionalità delle autorità ad intercettare e ad ascoltare le   comunicazioni private. Inoltre, ogni dato intercettato che non è necessario per alcuno   degli scopi autorizzati deve essere distrutto.   85. Quanto alle garanzie generali che si applicano all’esame ed alla comunicazione   del materiale intercettato, la Corte osserva che il paragrafo 15 del RIPA impone un   dovere al Segretario di Stato di assicurare che le intese siano attuate per mettere al   sicuro i dati ottenuti dalle intercettazioni e contengano disposizioni specifiche sulla   comunicazione del materiale intercettato (si veda il paragrafo Errore. L'origine   riferimento non è stata trovata., supra). Ulteriori dettagli sono previsti dal codice. In   particolare, il codice limita severamente il numero di persone alle quali il materiale   intercettato può essere rivelato, imponendo la condizione che non siano un pericolo per   la sicurezza nazionale, così come la condizione per comunicare i dati solo quando c’è   “bisogno di conoscerli”. Il codice, inoltre, chiarisce che solo se l’individuo ha bisogno   di conoscere la maggior parte del materiale intercettato esso viene rivelato mentre   quando è sufficiente un estratto di tale materiale, solo tale estratto viene rivelata. Il   codice richiede che il materiale intercettato, così come le copie e gli estratti di tale   materiale, devono essere maneggiati e conservati in modo sicuro per ridurre il rischio di     Copyright © 2010 UFTDU   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   deterioramento o di perdita. In particolare, deve essere inaccessibile a coloro i quali non   hanno la necessaria dichiarazione ufficiale di che non sono un rischio per la sicurezza   dello Stato (si vedano i paragrafi Errore. L'origine riferimento non è stata trovata. e   Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., supra). È prevista una severa   procedura per la sicurezza delle indagini (si veda il paragrafo Errore. L'origine   riferimento non è stata trovata., supra). Nel caso di specie la Corte ritiene che le   disposizioni sull’esame e sulla comunicazione del materiale intercettato prevedono   adeguate garanzie per la protezione dei dati ottenuti.   86. Per quanto riguarda la distruzione del materiale intercettato, il paragrafo 15(3)   del RIPA richiede che il materiale intercettato ed ogni dato sulle relative comunicazioni,   così come le copie fatte del materiale o dei dati, devono essere distrutte subito quando   non ci sono più motivi per conservali perché necessari in base ai motivi di cui al   paragrafo 5(3) (si veda il paragrafo Errore. L'origine riferimento non è stata   trovata., supra). Il codice stabilisce che il materiale intercettato deve essere rivisto   secondo opportuni intervalli di tempo per confermare che la giustificazione della sua   conservazione rimane valida (si veda il paragrafo Errore. L'origine riferimento non è   stata trovata., supra).   87. Il codice richiede anche alle agenzie di intercettazione di mantenere registrazioni   dettagliate delle autorizzazioni ad intercettare che sono state applicate (si veda il   paragrafo Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., supra), un obbligo che   la Corte considera particolarmente importante nell’ambito dei poteri e dei doveri del   Commissario e dell’IPT (si vedano i paragrafi 88 e 89, infra).   88. Con riguardo alla supervisione del regime RIPA, la Corte osserva che, a parte la   revisione periodica delle autorizzazioni ad intercettare e delle risultanze ad opera delle   agenzie di intercettazione e, dove opportuno, del Segretario di Stato, il Commissario per   le Intercettazione delle Comunicazioni, istituita dal RIPA, ha il compito di controllare il   generale funzionamento del regime di sorveglianza e le autorizzazioni delle   intercettazioni nei singoli casi. Essa ha descritto il suo ruolo che è quello di proteggere i   cittadini da intrusioni illegittime nelle loro vite private, di assistere le agenzie di   intercettazione nel loro lavoro, di assicurare che garanzie effettive siano attuate per   proteggere i cittadini e per consigliare il Governo e approvare i documenti di tutela (si   veda il paragrafo Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., supra). La Corte   nota che il Commissario è indipendente dal potere esecutivo e legislativo ed è una   persona che riveste o ha rivestito alte cariche giurisdizionali (si veda il paragrafo   Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., supra). Egli riferisce annualmente   al Primo Ministro ed il suo rapporto è un documento pubblico (soggetto alla non-   divulgazione di allegati segreti) che è esaminato dal Parlamento (si veda il paragrafo 61,   supra). Nell’effettuare il suo controllo sulle pratiche di sorveglianza, egli ha accesso a   tutti i documenti rilevanti, inclusi i materiali segreti e tutti coloro che sono coinvolti   nelle attività di intercettazione hanno l’obbligo di mostrargli il materiale che richiede (si   veda il paragrafo Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., supra).   L’obbligo delle agenzie di intercettazione di conservare le registrazioni assicura che il   Commissario abbia un effettivo accesso ai dettagli delle attività di sorveglianza   intraprese. La Corte, inoltre, nota che, in pratica, il Commissario rivede, approva e   fornisce pareri sulle intese di cui al paragrafo 15 (si vedano i paragrafi Errore.   L'origine riferimento non è stata trovata. e Errore. L'origine riferimento non è     Copyright © 2010 UFTDU     SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   stata trovata., supra). La Corte ritiene che il ruolo del Commissario, nell’assicurare   che le disposizioni del RIPA e del codice siano osservate ed applicate correttamente, sia   di particolare valore e che la sua revisione bi-annuale di casuale selezione di casi   particolari in cui le intercettazioni sono state autorizzate, rappresenta un importante   mezzo di controllo delle attività delle agenzie di intercettazione e di quelle dello stesso   segretario di Stato.   89. La Corte ricorda che in precedenza ha affermato che laddove un abuso è   potenzialmente più facile in casi individuali e può avere conseguenze dannose per una   società democratica nel suo complesso, è in principio preferibile affidare il controllo ad   un giudice (si veda il caso Klass e altri, sopra citato, § 56). Nel caso di specie la Corte   sottolinea l’ampia giurisdizione dell’IPT nell’esaminare le doglianze rispetto ad   intercettazioni illegittime. Diversamente che in altri ordinamenti nazionali (si veda, per   esempio, la legge G 10 discussa nell’ambito dei casi Klass e altri e Weber e Saravia,   entrambi sopra citati), ogni persona che sospetta che le sue comunicazioni sono state   intercettate, o si stanno intercettando, può ricorrere presso l’IPT (si veda il paragrafo   Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., supra). La giurisdizione dell’IPT,   quindi, non dipende dalla notifica al soggetto intercettato che c’è stata   un’intercettazione delle sue comunicazioni. La Corte sottolinea che l’IPT è un organo   indipendente ed imparziale, che ha adottato delle proprie regole di procedura. I membri   del tribunale devono rivestire o aver rivestito alte cariche giudiziarie o avere esperienza   di avvocato (si veda il paragrafo Errore. L'origine riferimento non è stata trovata.,   supra). Nell’intraprendere l’esame delle doglianze individuali, l’IPT ha accesso al   materiale segreto e ha il potere di ordinare la divulgazione, a coloro che sono coinvolti   nell’attività di autorizzazione e di esecuzione, di tutti i documenti che considera   rilevanti (si veda il paragrafo Errore. L'origine riferimento non è stata trovata.,   supra). Nel caso in cui l’IPT si dichiari in favore del ricorrente può, inter alia, annullare   un ordine di intercettazione, richiedere la distruzione del materiale intercettato e   ordinare la compensazione delle spese (si veda il paragrafo Errore. L'origine   riferimento non è stata trovata., supra). La pubblicazione delle decisioni dell’IPT,   inoltre, migliora il livello del controllo permesso sulle attività di sorveglianza segreta   nel Regno Unito (si veda il paragrafo Errore. L'origine riferimento non è stata   trovata., supra).   90. Infine, la Corte osserva che i rapporti del Commissario esaminano gli errori che   sono capitati nell’attività del legislatore. Nel suo rapporto del 2007 il Commissario   commentava che nessuna delle violazioni o degli errori identificati era riscontrata e che,   se un’intercettazione, in conseguenza di un errore umano o tecnico, aveva luogo   illegittimamente, il materiale intercettato veniva distrutto non appena l’errore era   scoperto (si veda il paragrafo Errore. L'origine riferimento non è stata trovata.,   supra). Dunque non c’è prova che abbia avuto luogo un abuso intenzionale dei poteri di   intercettazione.   91. In tali circostanze, la Corte ritiene che l’ordinamento interno sulle intercettazioni   delle comunicazioni interne, insieme alle chiarificazioni portate dalla pubblicazione del   codice, indicano con sufficiente chiarezza le procedure per l’autorizzazione e l’esame di   un’intercettazione, così come per l’esame, la comunicazione e la distruzione del   materiale intercettato raccolto. La Corte, inoltre, osserva che non c’è prova di difetti   significativi nell’applicazione e nell’attuazione del regime di sorveglianza. Al contrario,     Copyright © 2010 UFTDU     SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   i vari rapporti del Commissario hanno sottolineato la diligenza con cui le autorità   applicano il RIPA e correggono gli errori tecnici ed umani che eventualmente capitano   (si vedano i paragrafi Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., Errore.   L'origine riferimento non è stata trovata., Errore. L'origine riferimento non è   stata trovata. e Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., supra). Viste le   garanzie contro gli abusi così come le più generali garanzie offerte dalla supervisione   del Commissario ed il riesame dell’IPT, le misure di sorveglianza impugnate, nella   misura in cui sono state applicate al ricorrente nel caso di specie, sono giustificate ai   sensi dell’articolo 8 § 2.   92. Di conseguenza non c’è stata violazione dell’articolo 8 della Convenzione.   II. SULLA DEDOTTA VIOLAZIONE DELL’ARTICOLO 6 § 1 DELLA   CONVENZIONE   93. Il ricorrente lamenta una violazione del suo diritto ad un equo processo in   relazione al processo dinanzi all’Investigatory Powers Tribunal:   “Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente... da un tribunale ...”.   A. Sulla ricevibilità   94. Il Governo contesta l’applicabilità dell’articolo 6 § 1 nel processo in questione,   affermando che non c’è alcun “diritto di carattere civile” nel caso di specie. La Corte   ritiene che, alla luce delle allegazioni delle parti, la doglianza implica serie questioni di   fatto e di diritto rispetto alla Convenzione, la risoluzione delle quali richiede un esame   di merito. Dunque la Corte conclude che la doglianza non è manifestamente infondata   alla luce dell’articolo 35 § 3 della Convenzione. Inoltre, la Corte nota che non ci sono   altri motivi di irricevibilità. La doglianza deve dunque essere dichiarata ricevibile.   B. Nel merito   1. Sull’applicabilità dell’articolo 6 § 1   a. Gli argomenti delle parti   95. Il ricorrente allega che il processo presso l’IPT involge una decisione sui suoi   diritti di carattere civile. Questa è stata la conclusione raggiunta dall’IPT nel suo   provvedimento sulle questioni preliminari di legge, nel quale dichiarò che l’articolo 6 §   era applicabile. Il ricorrente menziona la prassi della Corte in base cui, quando le   autorità giurisdizionali nazionali hanno svolto un’analisi esauriente e convincente sulla   base della giurisprudenza e dei principi delle pertinenti norme della Convenzione, la   Corte avrebbe bisogno di forti ragioni per allontanarsi dalle loro conclusioni e sostituire   la propria visione a quella dei tribunali nazionali nell’interpretazione del diritto interno   (si cita, inter alia, il caso Masson e Van Zon c. Olanda, 28 settembre 1995, § 49, Serie   A n° 327-A; e il caso Roche c. Regno Unito [GC], n° 32555/96, § 120, ECHR 2005-X).     Copyright © 2010 UFTDU   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   Il ricorrente conclude che l’IPT aveva correttamente dichiarato applicabile l’articolo 6 §   nel processo da esso svolto.   96. Il Governo afferma che sebbene il ricorrente, in quanto materia di diritto interno,   abbia diritto a rivolgersi all’IPT mentre le presunte intercettazioni sono in corso, il   diritto in questione non era di “carattere civile” ai sensi dell’articolo 6 § 1 (si ricorda la   giurisprudenza della Corte nei casi Klass e altri, sopra citato, §§ 57 e 58 e 75; e   Association for European Integration and Human Rights, sopra citato, § 106). Il   Governo controbatte che, nella misura in cui l’uso dei poteri di intercettazione resta   legittimamente segreto, la disposizione dell’articolo 6 § 1 non possono essere applicate   alla controversia (si ricorda il caso Klass e altri, sopra citato, § 75). Nel caso di specie,   la tesi del ricorrente dinanzi all’IPT era di ritenere che le intercettazioni stavano   continuando. Di conseguenza, il Governo ritiene che la validità della tesi del “né   confermare né negare” proposta dalle autorità non poteva essere impugnata. La tesi   accolta dalla Corte nei casi di intercettazione, (incluso il caso Association for European   Integration and Human Rights) che i diritti, nell’ambito dei poteri di intercettazione   segreta, non sono diritti “di carattere civile”, secondo il Governo, è supportata dalla   giurisprudenza costante della Corte in materia di “diritti di carattere civile (si cita il caso   Ferrazzini c. Italia [GC], ricorso n° 44759/98, §§ 25, 28 e 30, ECHR 2001-VII; e il caso   Maaouia c. Francia [GC], ricorso n° 39652/98, § 38, ECHR 2000-X).   97. Il Governo puntualizza che nella giurisprudenza costante della Corte il concetto   di “diritti e doveri di carattere civile” è autonomo e non può essere interpretato   esclusivamente riferendosi al diritto interno dello stato convenuto, e conclude che il   fatto che il RIPA offre delle garanzie aggiuntive al ricorrente che si rivolge all’IPT   quando non può farsi applicazione dell’articolo 6 § 1 a tali controversie. Con riguardo   alla tesi del ricorrente, secondo cui la Corte dovrebbe essere cauta nell’interferire con la   decisione dell’IPT sull’applicabilità dell’articolo 6§ 1, il Governo contesta che questa   dell’applicabilità dell’articolo 6 § 1 sia una questione di diritto interno. Nella sua   visione il caso Ferrazzini, sopra citato, § 24, supporta l’affermazione in base cui la   questione dell’applicabilità dell’articolo 6§1 è una questione attinente al diritto della   Convenzione e rientra nella competenza della Corte.   98. Il Governo, infine, nota che il provvedimento dell’IPT è stato esaminato dalla   Corte nel caso Association for European Integration and Human Rights, sopra citato, §   106, nel quale la corte ha raggiunto la conclusione che l’articolo 6 non si applica a tali   processi. È chiaro che i poteri segreti di intercettazione, che sono usati solamente   nell’interesse della sicurezza nazionale o per la prevenzione e la scoperta dei crimini   gravi, fanno parte del “nocciolo duro delle prerogative delle autorità pubbliche”, ragion   per cui è inappropriato classificare i diritti ed i doveri implicati come “di carattere   civile” (si cita il caso Ferrazzini, § 29; ed il caso Vilho Eskelinen e altri c. Finlandia   [GC], ricorso n° 63235/00, § 61, ECHR 2007-IV).   b. Valutazione della Corte   99. La Corte nel caso Klass e altri, sopra citato, non ha espresso un’opinione   sull’applicabilità dell’articolo 6 § 1 nei processi riguardanti la decisione di sottoporre un   individuo sotto sorveglianza (si veda il paragrafo 75 della sentenza della Corte).   Tuttavia, il problema è stato oggetto di considerazione da parte della vecchia   Commissione nel suo rapporto antecedente (caso Klass e altri, n° 5029/71, Rapporto     Copyright © 2010 UFTDU   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   della Commissione, Serie B n° 26, pp 35-37, §§ 57-61). In particolare, la Commissione   affermava (§ 58):   “...Il genere di misure di sorveglianza in questione sono tipici atti delle autorità dello Stato   nell’interesse pubblico e adottati iure imperii. Essi non possono essere giudicati dai tribunali   nazionali in molti ordinamenti. Essi non riguardano direttamente i diritti civili. Dunque, la   Commissione conclude che l’[articolo] 6 non è applicabile rispetto a queste ingerenze dello Stato per   motivi di sicurezza”   100. Nella sua recente decisione sull’applicabilità dell’articolo 6 § 1 al processo in   materia di sorveglianza segreta nel caso Association for European Integration and   Human Rights, sopra citato, § 106, la Corte si riferisce in modo generale alle   dichiarazioni della Commissione nel suo rapporto sul caso Klass e altri, in base alle   quali l’articolo 6 § 1 non era applicabile né nel suo aspetto civile né penale. In   mancanza di argomenti delle parti sulla questione, la Corte concludeva che niente nel   caso di cui si trattava alterava la conclusione del rapporto sul caso Klass e altri, e che   quindi non c’era stata alcuna violazione dell’articolo 6 § 1.   101. La Corte nota che, nel caso di specie, l’IPT era convinto che il diritto alla   riservatezza dell’individuo, della proprietà e delle comunicazioni godeva di un alto   livello di protezione nel diritto civile inglese, e che il processo presso il tribunale   implicava una pronuncia su “diritti civili” ai sensi dell’articolo 6 § 1. La Corte ricorda   che, conformemente alla sua giurisprudenza, il concetto di “diritti e doveri di carattere   civile” non può essere interpretato solo con riferimento all’ordinamento interno dello   Stato convenuto. Molte sono state le occasioni in cui è stato affermato che il concetto è   “autonomo” nell’ambito dell’articolo 6 § 1 della Convenzione (si veda il caso   Ferrazzini c. Italia [GC], ricorso n° 44759/98, § 24, ECHR 2001-VII; e il caso Roche c.   Regno Unito [GC], ricorso n° 32555/96, § 119, ECHR 2005-X). Tuttavia, nel caso di   specie, non è necessario raggiungere una conclusione sulla questione dell’applicabilità   dell’articolo 6 § 1 ai processi di questa natura, per le ragioni sottolineate di seguito la   Corte considera che le regole di procedura dell’IPT rispettano le condizioni dell’articolo   § 1.   2. Sull’osservanza dell’articolo 6 § 1   a. Gli argomenti delle parti   102. Il ricorrente ricorda che le restrizioni alle garanzie giurisdizionali possono   ritenersi compatibili con l’articolo 6 § 1 solo quando perseguono uno scopo legittimo e   c’è ragionevole relazione di proporzionalità tra i mezzi impiegati e lo scopo che si   intende perseguire. Inoltre, le limitazioni non devono intaccare l’essenza del diritto ad   un giusto processo ed ogni restrizione deve essere sufficientemente controbilanciata   dalle procedure seguite dalle autorità giurisdizionali (si cita il caso Rowe e Davis c.   Regno Unito [GC], ricorso n° 28901/95, § 61, ECHR 2000-II). Sebbene il ricorrente   sembri accettare le restrizioni alle garanzie processuali di fronte all’IPT, perseguite nel   legittimo scopo di assicurare che le informazioni non vengano divulgate in violazione   dell’ordine pubblico, della sicurezza nazionale o della scoperta e della prevenzione dei   crimini gravi, egli afferma che tali restrizioni non sono proporzionate e minacciano   l’essenza del suo diritto ad un processo equo. In particolare, il ricorrente sostiene che   l’articolo 6(2) e (5) (limiti alla divulgazione e alle prove), l’articolo 9 (segretezza del     Copyright © 2010 UFTDU   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   processo) e il paragrafo 68 RIPA insieme all’articolo 13 (il rifiuto di fornire motivazioni   ai ricorsi respinti), sono contrari al principio di parità delle armi.   103. Il ricorrente deduce che anche quando la sicurezza nazionale è in ballo,   un’autorità giurisdizionale nazionale non deve infrangere il principio de giusto processo   in maniera illegittima e illogica. Egli afferma che le misure meno restrittive sono utili   per raggiungere lo scopo perseguito, incluse le disposizioni per proteggere le identità   dei testimoni, la rivelazioni dei documenti approvati dall’IPT, la messa a disposizione   di un estratto dei dati particolarmente sensibili sotto la supervisione dell’IPT e la   nomina di speciali avvocati ai quali può essere fatta la rivelazione dei dati sensibili. Egli   riferisce di un recente rapporto su prove segrete pubblicato nel giugno 2009 da   un’organizzazione non-governativa, JUSTICE, così chiamata per il miglioramento della   pubblicità delle procedure e per l’aumento della trasparenza nei processi giurisdizionali.   104. Il Governo sottolinea che anche quando l’articolo 6 § 1 si applica in un settore   che ricade nella tradizionale sfera del diritto pubblico, di per sè questo non significa che   le varie garanzie dell’articolo 6 debbano essere applicate a tali dispute (si cita il caso   Vilho Eskelinen e altri, sopra citato, § 64). L’obbligo di interpretare la Convenzione nel   suo complesso significa che lo scopo delle garanzie dell’articolo 6 in una tale   controversia deve essere in armonia con l’approccio della Corte rispetto al controllo   giurisdizionale dell’articolo 8. Il Governo afferma come considerazione generale che   non possono essere notificate misure di intercettazione ad un individuo mentre le   intercettazioni sono in atto altrimenti la notificazione metterebbe a rischio le funzioni   delle operazioni o delle agenzie di intercettazione. Dunque il Governo contesta che le   misure meno restrittive proposte dal ricorrente siano appropriate. Esso nota che la   protezione dell’identità dei testimoni non potrebbe aiutare a mantenere la segretezza se   avviene un’intercettazione. Né lo potrebbe la divulgazione di documenti o di estratti dei   dati sensibili. Inoltre, a meno che non siano nominati in ogni caso, la nomina di   avvocati speciali potrebbe anche permettere al ricorrente di capire se le sue   comunicazioni sono state intercettate.   105. Il Governo afferma che il processo dinanzi all’IPT offre un’equità quale quella   che un processo può raggiungere nell’ambito dei poteri di sorveglianza segreta. In   particolare, il ricorrente non deve sopportare oneri probatori nell’adire l’IPT e le   questioni di diritto possono essere risolte in una sentenza pubblica dopo un’udienza   inter partes. Inoltre, l’IPT ha pieni potere per ottenere il materiale ritenuto necessario   dagli organi competenti e può richiedere l’assistenza del Commissario. Esso può   procedere alla nomina di un avvocato per assisterlo nelle udienze a porte chiuse. Infine,   nel caso in cui il ricorrente abbia ragione, sarà adottata una decisione motivata.   b. Valutazione della Corte   106. La Corte ricorda che, in conformità al principio di parità delle armi, in base ad   una delle caratteristiche dell’ampio concetto di giusto processo, ad ogni parte deve   essere concessa la ragionevole possibilità di presentare la sua causa in condizioni tali da   non subire svantaggi sostanziali di fronte alla parte opposta (si veda, per esempio, il   caso Jespers c. Belgio, ricorso n° 8403/78, decisione della Commissione del 15 ottobre   1980, Decisions and Reports (DR) 27, p. 61; il caso Foucher c. Francia, sentenza del   marzo 1997, Reports 1997-II, § 34; e il caso Bulut c. Austria, sentenza del   febbraio 1996, Reports 1996-II, p. 380-81, § 47). La Corte ha nondimeno ritenuto     Copyright © 2010 UFTDU   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   che, in base all’articolo 6 anche nei processi penali, ci possono essere restrizioni al   diritto ad un processo pienamente accusatorio, se strettamente necessario, alla luce di un   forte bilanciamento con il pubblico interesse, così come con la sicurezza nazionale, con   il bisogno di mantenere segreti certi metodi di indagine della polizia o con la protezione   dei diritti fondamentali di un individuo. Non ci sarà un giusto processo, tuttavia, se le   difficoltà causate alla parte da una limitazione ai suoi diritti non siano sufficientemente   controbilanciati nelle procedure seguite dalle autorità giurisdizionali (si veda, per   esempio, il caso Doorson c. Olanda, sentenza del 26 marzo 1996, § 70, Reports 1996-II;   il caso Jasper c. Regno Unito [GC], ricorso n° 27052/95, §§ 51-53, ECHR 2000-II; e il   caso A. e altri c. Regno Unito [GC], ricorso n° 3455/05, § 205, ECHR 2009-....).   Analogo approccio è applicato nel contesto dei processi civili.   107. La Corte nota che l’IPT, nella sua decisione preliminare del 23 gennaio 2003,   ha valutato il ricorso del ricorrente con riguardo alla conformità delle Rules con   l’articolo 6 § 1. Esso ha accertato che, con l’eccezione dell’articolo 9(6), che richiede   che tutte le udienze orali si svolgano in camera di consiglio, le norme impugnate dal   ricorrente sono proporzionate e necessarie, specialmente con riguardo al bisogno di   preservare la tesi del Governo del “né confermare né negare” (si vedano i paragrafi da   Errore. L'origine riferimento non è stata trovata. a Errore. L'origine riferimento   non è stata trovata., supra).   108. Fin dall’inizio la Corte ha sottolineato che il processo riguardava le misure di   sorveglianza segreta e che, dunque, c’era bisogno di mantenere segrete le informazioni   sensibili e confidenziali. Nell’opinione della Corte questa considerazione giustifica le   restrizioni nei processi dinanzi all’IPT. Il problema è se le restrizioni, nel complesso,   siano sproporzionate o se compromettono l’essenza del diritto del ricorrente ad un   giusto processo.   109. Rispetto delle norme che limitano la rivelazione, la Corte ricorda che il diritto   alla rivelazione delle prove pertinenti non è un diritto assoluto. L’interesse della   sicurezza nazionale o il bisogno di mantenere segreti i metodi di investigazione del   crimine deve essere bilanciato con il generale diritto al processo accusatorio (si veda,   mutatis mutandis, il caso Edwards e Lewis c. Regno Unito [GC], ricorsi n 39647/98 e   40461/98, § 46, ECHR 2004-X). La Corte ritiene che il divieto di rivelazione stabilito   nell’articolo 6(2) ammette eccezioni, fissate nell’articolo 6(3) e (4). Di conseguenza, il   divieto non è assoluto. La Corte inoltre osserva che i documenti sottoposti all’IPT   rispetto alla doglianza in esame, così come i dettagli delle testimonianze che sono state   fornite come prove, sono altamente sensibili, specialmente se visti alla luce della tesi del   Governo del “né confermare né negare”. La Corte è d’accordo con il Governo sul fatto   che, nel caso di specie, non è possibile rivelare i documenti o nominare speciali avvocati   altrimenti queste misure non farebbero raggiungere lo scopo di tutelare la segretezza di   eventuali intercettazioni che abbiano avuto luogo. È anche significativo che dove l’IPT   si dichiara in favore del ricorrente, può esercitare la sua discrezionalità nel rivelare tali   documenti ed informazioni ai sensi dell’articolo 6(4) (si veda il paragrafo Errore.   L'origine riferimento non è stata trovata., supra).   110. Con riguardo alle limitazioni ad udienze orali e pubbliche, la Corte ricorda,   innanzitutto, che l’obbligo di tenere un’udienza non è assoluto. Ci possono essere   processi in cui non è richiesta un’udienza orale ed in cui i giudici possono decidere il   caso secondo equità e ragionevolezza sulla base delle allegazioni delle parti e di altro     Copyright © 2010 UFTDU   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   materiale scritto. Il carattere delle circostanze che può giustificare la dispensa da   un’udienza orale dipende essenzialmente dalla natura delle questioni che devono essere   decise dalle autorità giurisdizionali interne competenti (si veda il caso Jussila c.   Finlandia [GC], ricorso n° 73053/01, §§ 41 e 42, ECHR 2006-XIII). La Corte nota che   l’articolo 9(2) stabilisce che le udienze orali sono soggette alla discrezionalità dell’IPT   ed è chiaro che non c’è niente che impedisce all’IPT di tenere un’udienza orale quando   ritiene che quell’udienza possa aiutare nell’esame del caso. Come l’IPT ha dichiarato   nel suo provvedimento preliminare, la sua discrezione a tenere udienze orali si estende   alle udienze orali inter partes, nelle quali tali udienze possono aver luogo senza violare   il dovere dell’IPT di impedire la rivelazione potenzialmente dannosa dei dati sensibili   (si veda il paragrafo Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., supra).   Infine, in riferimento alla previsione dell’articolo 9(6), in base a cui le udienze devono   svolgersi in camera di consiglio, (interpretata dall’IPT come non applicabile alle cause   riguardanti la decisione delle questioni preliminari di legge – si veda il paragrafo   Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., supra), la Corte nota che risulta   chiaro della lettera dello stesso articolo 6 § 1 che la sicurezza nazionale può giustificare   l’esclusione del pubblico dai processi.   111. Per quanto concerne il dovere di motivazione, la Corte sottolinea che   l’estensione dell’obbligo di motivazione può variare in relazione alla natura della   decisione e deve essere determinata alla luce delle circostanze del caso di specie (si   veda il caso Ruiz Torija c. Spagna, 9 dicembre 1994, § 29, Serie A n° 303-A).   Nell’ambito del processo dinanzi all’IPT la Corte considera che la politica del “non   confermare né negare” può essere aggirata se da un ricorso presso l’IPT consegue che il   ricorrente viene avvisato che delle intercettazioni sono in atto. Nel caso di specie è   sufficiente che il ricorrente sia avvisato che non c’è stata una decisione in suo favore. La   Corte inoltre nota a questo riguardo che, nel caso in cui una doglianza sia accolta, il   ricorrente è legittimato ad avere informazioni circa le dichiarazioni sui fatti del caso di   specie (si veda il paragrafo Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., supra).   112. Alla luce delle considerazioni suddette, la Corte ritiene che le restrizioni al   processo presso l’IPT non violano il diritto del ricorrente ad un processo equo. Nel   pervenire a tale conclusione, la Corte sottolinea l’ampiezza del diritto di accesso   all’IPT, di cui godono coloro che si lamentano di subire intercettazioni nel territorio del   Regno Unito, e l’assenza di un onere probatorio da superare per presentare un ricorso   presso l’IPT. Allo scopo di assicurare l’efficacia del regime di sorveglianza segreta, e   tenendo a mente l’importanza di tali misure nella lotta al terrorismo ed alla criminalità   grave, la Corte ritiene che le restrizioni ai diritti del ricorrente nell’ambito del processo   dinanzi all’IPT, siano necessarie e proporzionate e che esse non pregiudicano l’essenza   del diritto del ricorrente riconosciuto dall’articolo 6.   113. Di conseguenza, affermando che l’articolo 6 § 1 si applica ai processi in   questione, non c’è stata violazione di quest’articolo.   III. SULLA DEDOTTA VIOLAZIONE DELL’ARTICOLO 13 DELLA   CONVENZIONE   114. Il ricorrente, inoltre, lamenta che non c’è un rimedio effettivo rispetto alle   allegate violazioni dell’articolo 6 § 1 e dell’articolo 8 della Convenzione. Egli si basa     Copyright © 2010 UFTDU   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   sull’articolo 13 della Convenzione che, per la parte in cui rileva, dispone nel modo   seguente:   “Ogni persona i cui diritti e le cui libertà siano riconosciuti nella presente Convenzione, ha diritto   ad un ricorso effettivo davanti ad un’istanza nazionale, anche quando la violazione sia stata   commessa da persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali.”   A. Sulla ricevibilità   115. La Corte ritiene che la doglianza non sia manifestamente infondata alla luce del   significato dell’articolo 35 § 3 della Convenzione. Inoltre, non ci sono altri motivi di   irricevibilità. Pertanto deve essere dichiarata ricevibile.   B. Nel merito   1. Gli argomenti delle parti   116. Il ricorrente sostiene che egli ha sollevato una “doglianza sostenibile” ai sensi   dell’articolo 6 § 1 e dell’articolo 8, e che il processo presso l’IPT non costituisce un   rimedio nel senso richiesto dall’articolo 13 della Convenzione così come non rispetta le   disposizioni di cui all’articolo 6 § 1.   117. Il Governo contesta che non c’e stata violazione dell’articolo 13 nel caso di   specie. In particolare, esso afferma che il ricorrente non ha una doglianza sostenibile per   poter essere vittima di una violazione dell’articolo 6 § 1 o dell’articolo 8; che, nella   misura in cui le doglianze del ricorrente sono in realtà dirette contro la legislazione   pertinente, l’articolo 13 deve essere trascurato (si cita il caso Leander c. Svezia, 26   marzo 1987, § 77(d), Serie A n° 116); e che in ogni caso l’IPT offre un rimedio   effettivo.   2. Valutazioni della Corte   118. Viste le sue conclusioni rispetto all’articolo 8 e all’articolo 6 § 1 di cui sopra, la   Corte ritiene che l’IPT offre al ricorrente un rimedio effettivo nella misura in cui la sua   doglianza era indirizzate verso la presunta intercettazione delle sue comunicazioni.   119. Rispetto alla doglianza generale del ricorrente in relazione all’articolo 8, la   Corte ricorda la sua giurisprudenza in base a cui l’articolo 13 non richiede agli   ordinamenti di prevedere un rimedio effettivo quando le allegate violazioni discendono   dalla legislazione ordinaria (si veda il caso Jamese altri c. regno Unito, 21 febbraio   1986, § 85, Serie A n° 98; ed il caso Leander, sopra citato, § 77(d)).   120. Di conseguenza non c’è stata violazione dell’articolo 13.   PER QUESTE RAGIONI LA CORTE, ALL’UNANIMITÁ   1. Unisce nel merito le obiezioni del Governo relative alla mancanza della qualità di   vittime del ricorrente e dichiara il ricorso ricevibile;     Copyright © 2010 UFTDU   SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO   2. Dichiara che non c’è stata violazione dell’articolo 8 della Convenzione e rigetta di   conseguenza le obiezioni del Governo summenzionate;   3. Dichiara che non c’è stata violazione dell’articolo 6 § 1 della Convenzione;   4. Dichiara che non c’è stata violazione dell’articolo 13 della Convenzione.   Redatta in inglese e notificata per iscritto il 18 maggio 2010, in applicazione   dell’articolo 77 §§ 2 e 3 del regolamento della Corte.   Lawrence Early   Cancelliere   Lech Garlicki   Presidente     Copyright © 2010 UFTDU

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