34904/03

WyrokETPCz2008-07-29ECLI:CE:ECHR:2008:0729JUD003490403

Analiza orzeczenia

Sekcja wygenerowana przez AI na podstawie treści orzeczenia — nie stanowi cytatu.

Zagadnienie prawne
Czy przewlekłość postępowania sądowego trwającego 19 lat i miesiąc w jednej instancji oraz opóźnienie w wypłacie krajowego odszkodowania za tę przewlekłość naruszyły prawo do rozpoznania sprawy w rozsądnym terminie z art. 6 ust. 1 Konwencji?
Ratio decidendi
Trybunał uznał, że postępowanie sądowe trwające 19 lat i miesiąc w jednej instancji było nadmiernie długie i nie spełniało wymogu „rozsądnego terminu” z art. 6 ust. 1 Konwencji. Dodatkowo, Trybunał podkreślił, że opóźnienie w wypłacie odszkodowania przyznanego na mocy prawa krajowego (ustawa Pinto) za przewlekłość postępowania stanowi okoliczność obciążającą, która pogłębia naruszenie art. 6 ust. 1. Trybunał potwierdził, że skarżący zachował status „ofiary” w rozumieniu art. 34 Konwencji, ponieważ krajowe zadośćuczynienie było niewystarczające, a jego wypłata nastąpiła z opóźnieniem.
Stan faktyczny
W 1981 roku skarżący, Giuseppe Vallone, wniósł pozew o odszkodowanie za szkody majątkowe w pojeździe po wypadku drogowym. Postępowanie przed Trybunałem w Benewencie trwało do 2000 roku, czyli 19 lat i miesiąc w jednej instancji, zakończone wyrokiem na korzyść skarżącego. W 2001 roku skarżący złożył skargę na przewlekłość postępowania do Sądu Apelacyjnego w Rzymie na podstawie ustawy nr 89/2001 (ustawa Pinto), który przyznał mu 5 000 EUR za szkodę niemajątkową i 900 EUR na koszty. Kwoty te zostały wypłacone dopiero w lutym 2005 roku, ponad 34 miesiące po wydaniu decyzji przez Sąd Apelacyjny.
Rozstrzygnięcie
Trybunał stwierdza naruszenie art. 6 ust. 1 Konwencji. Zasądza na rzecz skarżącego 4 000 EUR tytułem szkody niemajątkowej, 2 800 EUR tytułem dodatkowej frustracji wynikającej z opóźnienia w wypłacie krajowego odszkodowania oraz 1 000 EUR tytułem kosztów i wydatków. Ustala stawkę odsetek za zwłokę.

Pełny tekst orzeczenia

VALLONE c. ITALIA ricorso n. 34904/03 sezione II^, 29 luglio 2008 FATTO In data 22 gennaio 1981, il ricorrente, sig. Giuseppe Vallone, citava in giudizio A.S. nonch� la compagnia assicurativa U., dinanzi il Tribunale di Benevento al fine di ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali riportati al suo veicolo a seguito di un incidente stradale (RG no 161/81). La prima udienza veniva fissata al 9 febbraio 1981 ed in data 27 gennaio 1986, il giudice dichiarava l'interruzione del procedimento poich� la compagnia U. veniva sottoposta a liquidazione coatta amministrativa. Il 18 gennaio 1986, il ricorrente riassumeva il procedimento e l'udienza di trattazione veniva fissata al 4 marzo 1986. Con sentenza del 14 febbraio 2000, depositata in data 22 febbraio 2000, il Tribunale accoglieva la pretesa del ricorrente e gli riconosceva la somma di 1.482,23. In data 28 settembre 2001, il ricorrente adiva la Corte di Appello di Roma in virt� della legge n. 89/2001 al fine di lamentare l'eccessiva durata del procedimento in questione chiedendo la somma di 30.987,41 a titolo di danno patrimoniale e morale. Con decreto del 14 gennaio 2002, depositato in data 22 marzo 2002, la Corte di Appello rilevava che il superamento di una durata ragionevole, tuttavia rigettava la domanda di risarcimenti dei danni patrimoniali perch� non provati e riconosceva, in via equitativa, la somma di 5.000,00 per il danno morale e l'ulteriore somma di 900,00 per le spese di lite. Tale decisione non veniva notificata e passava in giudicato in data 5 maggio 2003. Con lettera del 29 ottobre 2003, il ricorrente informava la Corte dell'esito della procedura nazionale e la pregava di riprendere l'esame del suo ricorso. Il ricorrente comunicava, altres�, alla Corte che non aveva impugnato la decisione in Cassazione in considerazione del fatto che tale rimedio pu� essere introdotto solo per questioni di diritto. Le somme riconosciute in esecuzione della decisione ex lege Pinto sono state liquidate in data 17 febbraio 2005. DIRITTO Con ricorso introdotto dinanzi la Corte europea dei diritti dell'uomo in data 29 ottobre 2003, il ricorrente ha lamentato la violazione dell'art. 6 � 1 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libert� fondamentali (di seguito la CEDU) per l'eccessiva durata del procedimento interno. La Corte ha ritenuto il ricorso ricevibile sotto il profilo dell'art. 6 � 1 CEDU per l'insufficienza della riparazione riconosciuta al ricorrente nonch� per il ritardo con cui sono state liquidate le somme riconosciute dalla Corte di Appello di Roma e del lasso di tempo occorso per ottenere la liquidazione delle stesse, per cui ha dichiarato la sussistenza della qualit� di "vittima" ai sensi dell'art. 34 CEDU (cfr. sent. 5 giugno 2007, Delle Cave e Corrado c. Italia, �� 26-31, e sent. 29 marzo 2006, Cocchiarella c. Italia). La Corte ha, inoltre, ritenuto tale doglianza non manifestamente infondata ai sensi dell'art. 35 CEDU. Sotto il profilo dell'art. 6 � 1 CEDU, la Corte ha osservato che il procedimento di cui si lamenta l'irragionevole durata ha avuto una durata complessiva di diciannove anni e un mese per un grado di giudizio. La Corte ha altres� rilevato che la somma riconosciuta dalla Corte di Appello di Roma � stata liquidata oltre trentaquattro mesi dopo la data di deposito di detta pronuncia, il che rappresenta un circostanza aggravante in un contesto di violazione dell'art. 6 � 1 per irragionevole durata. Pertanto, in conformit� con la sua giurisprudenza sul punto, la Corte ha ritenuto tale durata eccessiva e non rispondente ad una "durata ragionevole" e ha dichiarato la violazione dell'art. 6 � 1 CEDU.. APPLICAZIONE DELL'ARTICOLO 41 CEDU A. Danno Il ricorrente ha chiesto la somma 14.625,00 a titolo di danno non patrimoniale. La Corte ha osservato che in mancanza di un rimedio interno, e tenuto conto dell'oggetto della controversia, avrebbe potuto liquidare la somma di 20.000,00, mentre la Corte di Appello di Roma ha riconosciuto circa il 25% di tale importo. Tuttavia, in considerazione dell'esistenza del rimedio Pinto, nonch� della giurisprudenza adottata nel caso Cocchiarella c. Italia del 29 marzo 2006, �� 139-142 e 146, la Corte ha riconosciuto al ricorrente, in via equitativa, la somma di 4.000,00 ed, inoltre, la somma di 2.800,00 per la frustrazione supplementare derivata dal ritardo nel versamento delle somme liquidate dalla Corte di Appello di Roma. B. Spese Il ricorrente ha chiesto la somma di 13.497,00 a titolo di spese legali relative alla procedura dinanzi la Corte. La Corte, ha ricordato la sua giurisprudenza secondo cui il rimborso delle spese legali pu� essere ottenuto solo allorquando viene stabilita la loro effettivit�, necessit� ed il carattere ragionevole degli importi richiesti (cfr. sent. 24 gennaio 2008, Can e altri c. Turchia, � 22). Alla luce di tali considerazioni, la Corte, decidendo in via equitativa come previsto dall'art. 41 CEDU, ha ritenuto ragionevole liquidare la somma complessiva di 1.000,00 per le spese della procedura a Strasburgo. C. Interessi moratori La Corte ha ritenuto che il calcolo degli interessi moratori deve essere effettuato secondo il tasso di interessi pari a quello marginale della Banca Centrale Europea, maggiorato di tre punti percentuali.

© Rada Europy / Europejski Trybunał Praw Człowieka, źródło: HUDOC (hudoc.echr.coe.int), pozyskano 12.07.2026. · Źródło