40631/02
WyrokETPCz2008-10-14ECLI:CE:ECHR:2008:1014JUD004063102
Analiza orzeczenia
Sekcja wygenerowana przez AI na podstawie treści orzeczenia — nie stanowi cytatu.
Zagadnienie prawne
Czy brak zapewnienia aparatu słuchowego i pomocy prawnej osobie niedosłyszącej w postępowaniu apelacyjnym narusza prawo do rzetelnego procesu z art. 6 ust. 1 w związku z art. 6 ust. 3 lit. c Konwencji? Czy domniemane złe traktowanie przez policję naruszyło art. 3 Konwencji?Ratio decidendi
Trybunał podkreślił, że prawo do efektywnego udziału w procesie karnym obejmuje nie tylko prawo do obecności, ale także do słuchania i śledzenia przebiegu postępowania. W przypadku osoby niedosłyszącej, państwo ma pozytywny obowiązek podjęcia środków w celu zapewnienia efektywnego udziału. Sąd apelacyjny, będąc poinformowanym o problemach ze słuchem skarżącego i jego braku reprezentacji prawnej w sprawie o poważne przestępstwo, powinien był podjąć dodatkowe kroki, takie jak zasięgnięcie opinii medycznej lub zapewnienie aparatu słuchowego. Brak reprezentacji prawnej w połączeniu z niedosłuchem skarżącego, w sytuacji gdy prawo krajowe przewidywało obowiązek wyznaczenia obrońcy dla osoby z upośledzeniem fizycznym, stanowił naruszenie art. 6 ust. 1 w związku z art. 6 ust. 3 lit. c.Stan faktyczny
Skarżący, Firdavis Favizovich Timergaliyev, został aresztowany 11 maja 2001 r. pod zarzutem podpalenia mieszkania matki, w wyniku którego matka zginęła. Twierdził, że był bity przez policję po aresztowaniu, co spowodowało obrażenia, jednak władze krajowe uznały, że obrażenia powstały w wyniku bójki z sąsiadami przed aresztowaniem. Skarżący został skazany na 18 lat pozbawienia wolności. Cierpi na chroniczne obustronne upośledzenie słuchu. W trakcie postępowania apelacyjnego skarżył się na problemy ze słuchem i prosił o aparat słuchowy, a także o pomoc prawną, której nie otrzymał.Rozstrzygnięcie
Trybunał jednogłośnie: uznaje skargę dotyczącą braku zapewnienia skarżącemu aparatu słuchowego, nieefektywności obrońcy podczas procesu w pierwszej instancji oraz braku wyznaczenia obrońcy na rozprawę apelacyjną za dopuszczalną, a pozostałą część skargi za niedopuszczalną; stwierdza naruszenie art. 6 § 1 Konwencji w związku z art. 6 § 3 (c) Konwencji z powodu braku zapewnienia skarżącemu aparatu słuchowego i braku wyznaczenia obrońcy na rozprawę apelacyjną.Pełny tekst orzeczenia
CONSIGLIO D’EUROPA
CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO
TERZA SEZIONE
CASO TIMERGALIYEV c. RUSSIA
(Ricorso n. 40631/02)
SENTENZA
STRASBURGO ottobre 2008
Questa sentenza diventerà definitiva alle condizioni fissate dall’art. 44 § 2 della
Convenzione. Può subire ritocchi di forma
traduzione non ufficiale dal testo originale a cura dell'Unione forense per la tutela dei diritti dell'uomo
SENTENZA TIMERGALIYEV c. RUSSIA
Nel caso Timergaliyev c. Russia,
La Corte europea dei diritti dell’uomo (Terza Sezione), riunita in una
Camera composta da:
Josep Casadevall, Presidente,
Elisabet Fura-Sandström,
Corneliu Bîrsan,
Anatoly Kovler,
Alvina Gyulumyan,
Egbert Myjer,
Ineta Ziemele, giudici,
e da Santiago Quesada, Cancelliere di Sezione,
Dopo aver deliberato in camera di consiglio il 23 settembre 2008,
Pronuncia la seguente sentenza, adottata in quella data:
PROCEDURA
1. Il caso trae origine da un ricorso (n. 40631/02) diretto contro la
Federazione russa, con il quale un cittadino russo, il sig. Firdavis
Favizovich Timergaliyev (“il ricorrente”), ha adito la Corte il 5 settembre in virtù dell’art. 34 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti
dell’uomo e delle libertà fondamentali (“la Convenzione”).
2. Il ricorrente, al quale è stata concessa l’assistenza giudiziaria, è
rappresentato dinanzi alla Corte dalla sig.ra K. Moskalenko e dalla sig.ra O.
Preobrazhenskaya, avvocati presso l’International Protection Centre in
Mosca. Il Governo russo (“il Governo”) è rappresentato dal sig. P. Laptev,
Rappresentante della Federazione russa presso la Corte europea dei diritti
dell’uomo.
3. Il ricorrente ha sostenuto, in particolare, di essere stato maltrattato
dalla polizia e che il procedimento penale contro di lui era stato iniquo.
4. Il 17 dicembre 2004 la Corte ha deciso di comunicare al Governo le
doglianze in merito ai presunti maltrattamenti e al processo non equo.
Conformemente alle disposizioni dell’art. 29 § 3 della Convenzione, ha
deciso di esaminare congiuntamente il merito del ricorso e la sua
ricevibilità.
5. Il Governo si è opposto all’esame congiunto della ricevibilità e del
merito del ricorso. Dopo aver esaminato l’eccezione del Governo, la Corte
l’ha rigettata.
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SENTENZA TIMERGALIYEV c. RUSSIA
FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DEL CASO
6. Il ricorrente è nato nel 1968. Attualmente sta scontando una condanna
al carcere nella Regione di Sverdlovsk.
A. L’arresto del ricorrente ed i presunti maltrattamenti
7. Nella tarda notte dell’11 maggio 2001 il ricorrente fu arrestato dalla
polizia sulla scena del delitto in quanto sospettato di aver appiccato il fuoco
all’appartamento di sua madre. Sua madre morì nell’incendio ed un’altra
persona, M., riportò gravi lesioni. Il ricorrente venne condotto al
dipartimento di polizia del paese di Dinas, nella Regione di Sverdlovsk.
8. Secondo il ricorrente, al dipartimento di polizia uno dei poliziotti lo
prese a calci due volte nel torace.
9. Il 12 maggio 2001 il ricorrente fu visitato da un medico, che notò una
contusione sul suo capo. Il ricorrente ha affermato di essersi lamentato
anche del dolore al torace, ma il suo torace non venne visitato.
10. Dopo la visita il ricorrente fu trasferito al dipartimento di polizia
della città di Pervouralsk. Secondo il ricorrente, al dipartimento di polizia
egli venne preso a calci nelle gambe, ai reni, nel torace e nelle costole da
due poliziotti.
11. Nello stesso giorno il ricorrente fu sottoposto ad interrogatorio
dall’investigatore. Negò il coinvolgimento nell’incendio doloso e dichiarò
di essere stato aggredito da tre sconosciuti che lo avevano assalito e avevano
appiccato il fuoco all’appartamento. In seguito fu rinchiuso in una cella
nell’unità di detenzione temporanea di Pervouralsk.
12. Il 15 maggio 2001 il sig. L. venne nominato difensore del ricorrente,
cui fu concesso il gratuito patrocinio. Il ricorrente chiese all’investigatore e
al sig. L. di organizzare una visita medica. L’investigatore rigettò la sua
richiesta.
13. Il 16 maggio 2001 il ricorrente fu scortato al penitenziario n. 1 di
Yekaterinburg. Tuttavia, non fu ammesso nel penitenziario perché non
aveva un certificato medico. Fu riportato a Pervouralsk.
14. Il 18 maggio 2001 fu scortato al penitenziario n. 1 di Yekaterinburg
dove per la seconda volta gli venne negato l’accesso senza un certificato
medico. Al suo ritorno a Pervouralsk, fu visitato da un medico, che notò una
contusione al torace. Nello stesso giorno venne eseguita una radiografia del
torace. Il 18 novembre 2004 tutte le radiografie che non rivelavano lesioni,
compresa la radiografia del torace del ricorrente, vennero distrutte dal
personale medico dell’Ospedale n. 1. Il certificato rilasciato dal primario
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dell’Ospedale n. 1 di Pervouralsk il 16 febbraio 2005 confermò che la
radiografia non aveva rivelato alcuna lesione al torace del ricorrente.
15. Il 21 maggio 2001 il ricorrente fu ammesso nel penitenziario n. 1 di
Yekaterinburg dove fu visitato da un medico. Il medico notò due lividi sulla
fronte del ricorrente ed un livido sul suo petto. Quando gli venne chiesto dal
medico della causa delle contusioni, il ricorrente rispose che esse erano state
riportate fuori dal penitenziario n. 1. Firmò una dichiarazione secondo cui
non aveva alcuna rimostranza e non c’era alcun bisogno di un’inchiesta.
B. Inchiesta sui presunti maltrattamenti
16. Il 27 giugno 2001 il ricorrente si lamentò con il pubblico ministero,
adducendo maltrattamenti.
17. Il 2 luglio 2001 il pubblico ministero cittadino di Pervouralsk si
rifiutò di aprire un procedimento penale. Dopo aver riesaminato i rapporti
sull’arresto e sull’interrogatorio del ricorrente, si rese conto che il capo del
ricorrente era già stato ferito quando la polizia arrivò sulla scena del delitto.
Il ricorrente stesso dichiarò all’investigatore di essere stato assalito da
sconosciuti prima dell’arresto, il che forniva una spiegazione sufficiente per
le sue ferite. Non c’era alcuna prova che egli fosse stato maltrattato dalla
polizia.
18. A seguito della comunicazione del ricorso, fu condotta un’inchiesta
interna nel gennaio 2005. Il 26 gennaio 2005 il capo dell’Unità di Indagini
Criminali del Dipartimento regionale degli Affari interni di Sverdlovsk
scoprì che il ricorrente stesso aveva affermato di essere stato picchiato da
sconosciuti prima dell’arresto. Gli sconosciuti erano stati identificati ed
interrogati. Erano i vicini di casa del ricorrente, i quali erano arrivati
correndo per spegnere il fuoco nel suo appartamento. Essi avevano tentato
di salvare la madre del ricorrente dall’appartamento in fiamme, ma il
ricorrente aveva cercato di fermarli e poi li aveva aggrediti con una scure.
Avevano dovuto usare la forza per disarmarlo. Era seguita una colluttazione,
nel corso della quale il ricorrente era stato ferito. Quei fatti erano stati presi
in considerazione dal pubblico ministero che si era rifiutato di aprire un
procedimento penale, giudicando che le accuse di maltrattamenti da parte
della polizia non fossero state provate.
C. Il processo al ricorrente
19. In una data imprecisata il caso fu deferito per il giudizio alla Corte
regionale di Sverdlovsk, dove il sig. R. venne nominato difensore del
ricorrente, cui fu concesso il gratuito patrocinio.
20. Il ricorrente affermò di aver chiesto alla corte il 21 novembre 2001
di fornirgli un apparecchio acustico e di organizzare un incontro con il
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legale. Non si era ricevuta alcuna risposta. Il Governo sostenne che non era
stata avanzata nessuna richiesta del genere.
21. Il 5 dicembre 2001, la Corte regionale di Sverdlovsk, in un’unica
udienza, giudicò il ricorrente colpevole di omicidio aggravato, con la
provocazione di danni fisici e della distruzione intenzionale di beni di terzi,
e lo condannò, tenendo conto dei suoi precedenti penali, a diciotto anni di
reclusione in una colonia di elevata sicurezza.
22. Il 19 dicembre 2001 il ricorrente presentò un appello, contestando le
dichiarazioni rese dai testimoni e l’esattezza della loro riproduzione nel
verbale processuale. Avanzò la difesa dell’impulso irresistibile e chiese alla
corte di adottare una diversa qualificazione giuridica del reato ascritto.
Chiese anche che gli venisse data un’opportunità di essere presente
all’udienza d’appello. Il 14 gennaio 2002 depositò l’allegato n. 1 ai suoi
motivi di appello, concernente l’interpretazione dei fatti.
23. Il 26 febbraio 2002 la Corte Suprema della Federazione russa
giudicò, in una decisione provvisoria, che il ricorrente avrebbe dovuto
essere presente all’udienza.
24. Il 5 aprile 2002 il ricorrente chiese alla Corte Suprema di designare
un difensore per lui in regime di gratuito patrocinio.
25. Il 22 aprile 2002 il ricorrente presentò l’allegato n. 2 ai suoi motivi
d’appello, nel quale si lamentò dei difetti procedurali del processo,
compresa la rappresentanza inefficiente da parte degli avvocati L. e R., che
non avevano mai sostenuto le sue richieste ed istanze. Si lamentò inoltre del
fatto che il tribunale di primo grado non lo avesse dotato di un apparecchio
acustico e che l’avv. R. non fosse riuscito a sostenere la sua richiesta in tal
senso. Sostenne anche di essere stato maltrattato il giorno dell’arresto e
asserì che l’investigatore avesse tolto il certificato medico del 21 maggio e la sua radiografia dal fascicolo processuale. Infine, chiese alla Corte
Suprema di informare della data dell’udienza d’appello avvocati dell’Ordine
degli Avvocati n. 10 di Mosca, dell’International Protection Centre e dello
Human Rights Centre Memorial.
26. Il 29 aprile 2002 il ricorrente depositò l’allegato n. 3 ai suoi motivi
d’appello, nel quale chiese, in particolare, la rappresentanza legale dinanzi
al giudice d’appello, indicando che egli non aveva alcuna preparazione
giuridica ed era “mezzo sordo”.
27. Il 13 maggio 2002 la Corte Suprema inviò telegrammi all’Ordine
degli Avvocati n. 1 di Pervouralsk, all’Ordine degli Avvocati n. 10 di
Mosca, all’International Protection Centre e allo Human Rights Centre
Memorial, informandoli che l’udienza d’appello nel processo del ricorrente
si sarebbe tenuta il 27 maggio 2002 alle ore 10,00. I telegrammi indicavano
che la presenza non era obbligatoria.
28. Il 27 maggio 2002 la Corte Suprema della Federazione russa tenne
l’udienza d’appello e confermò la sentenza del 5 dicembre 2001. Il
ricorrente era presente, ma non rappresentato da un legale. La sentenza
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d’appello non disse nulla sulla questione della dotazione al ricorrente di un
apparecchio acustico. Per quanto concerne il diritto di difesa del ricorrente,
la sentenza era formulata come segue:
“Risulta dai documenti di causa che [il ricorrente] fu rappresentato dall’avv. L.
durante le indagini preliminari e dall’avv. R. durante il processo di primo grado. Non
rifiutò le prestazioni di questi avvocati. Non c’è nessuna ragione per credere che essi
abbiano difeso i suoi interessi in modo errato, né i motivi d’appello indicano simili
ragioni.”
29. Il 29 maggio 2002 il ricorrente si lamentò con il Presidium della
Corte Suprema della Federazione russa, in particolare, per il diniego del
giudice d’appello di procurargli la rappresentanza legale. Il 9 agosto 2002 il
Giudice Galiullin rispose che non vi erano motivi per avviare procedimenti
di controllo di revisione con riguardo alle sentenze rese nel suo processo.
30. Un certificato del 6 giugno 2003 rilasciato da un medico dell’unità
medica del penitenziario n. I-299 indica che il ricorrente soffre di
menomazione cronica bilaterale della capacità uditiva neuro-sensoriale.
II. IL DIRITTO INTERNO PERTINENTE
31. Il codice di procedura penale della Federazione russa (in vigore dal
1° luglio 2002) stabilisce che l’investigatore o la corte devono fornire al
sospettato o all’imputato un difensore in regime di gratuito patrocinio dietro
loro richiesta. Nei casi in cui il legale scelto dall’imputato non sia
disponibile per un lungo periodo di tempo, l’investigatore o la corte possono
proporre che l’imputato scelga un altro difensore o, in via alternativa,
possono nominare un altro avvocato per l’imputato (art. 48).
32. Un difensore deve essere nominato d’autorità dall’investigatore o
dalla corte se, in particolare, l’imputato è muto, sordo o cieco o se non è in
grado di difendersi a causa di una menomazione fisica o psichica (art. 49).
33. La Corte Suprema comunica a coloro che partecipano ad un processo
penale le date delle udienze d’appello a loro richiesta. La mancata
comparizione di partecipanti cui è stata comunicata la data dell’udienza
d’appello non preclude l’esame del caso (art. 336).
DIRITTO
I. L’ECCEZIONE PRELIMINARE DEL GOVERNO
34. Il Governo ha contestato che la sig.ra Moskalenko e la sig.ra
Preobrazhenskaya fossero debitamente autorizzate a presentare osservazioni
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per conto del ricorrente. Esso ha sostenuto che la sottoscrizione del
ricorrente sulla procura alle liti fosse stata falsificata dalla sig.ra
Moskalenko e dalla sig.ra Preobrazhenskaya. Esso ha prodotto copie di
documenti provenienti dal fascicolo del processo penale. A suo avviso, le
firme del ricorrente in quei documenti erano evidentemente diverse ad
occhio dalla sottoscrizione nella procura. Per di più, la procura alle liti non
era valida perché non era stata autenticata dal direttore del carcere in cui il
ricorrente era detenuto, come imposto dall’art. 53 del codice di procedura
civile. Tale legalizzazione costituiva l’unico mezzo per confermare
l’autenticità della sottoscrizione del ricorrente.
35. Il ricorrente ha confermato l’autenticità della sua sottoscrizione nella
procura alle liti e ha affermato di avere autorizzato la sig.ra Moskalenko e la
sig.ra Preobrazhenskaya a rappresentare i suoi interessi dinanzi alla Corte.
Ha sostenuto che fossero state falsificate le firme sui documenti prodotti dal
Governo.
36. Per quanto riguarda il dubbio del Governo che la procura alle liti
fosse stata falsificata dai rappresentanti del ricorrente, la Corte presume che
ambedue le parti del procedimento, il ricorrente ed il Governo in egual
misura, agiscano in buona fede; un’asserzione che cerchi di superare questa
presunzione dovrebbe essere sostenuta da prove sufficienti (si veda
Khudobin c. Russia, n. 59696/00, § 74, CEDU 2006-... (estratti)). Il
ricorrente ha riconosciuto l’autenticità della sua sottoscrizione nella procura
alle liti, il che, secondo la Corte, è sufficiente a dissipare il dubbio di
falsificazione. In ogni caso, il Governo non ha prodotto prove convincenti
che il ricorso o delle richieste per conto del ricorrente fossero state
presentate fraudolentemente o all’insaputa del ricorrente. Di conseguenza, la
Corte non è convinta che la divergenza tra le firme del ricorrente sia
sufficiente, di per sé, a mettere in dubbio l’autenticità della sua
sottoscrizione nella procura alle liti. La Corte è quindi persuasa
dell’intenzione del ricorrente di essere rappresentato dalla sig.ra
Moskalenko e dalla sig.ra Preobrazhenskaya.
37. Per quanto il Governo abbia sostenuto che la procura del ricorrente
avrebbe dovuto essere autenticata dal direttore del carcere in cui era
detenuto, la Corte ribadisce di avere in molte occasioni respinto una simile
argomentazione da parte del Governo, sottolineando che “conformemente
all’art. 45 del Regolamento della Corte, una procura scritta è valida ai fini
del procedimento dinanzi alla Corte. Né la Convenzione, né il Regolamento
della Corte richiedono alcuna forma di autenticazione di tale documento” (si
vedano Khudobin c. Russia, n. 59696/00, § 73, CEDU 2006-... (estratti);
Nosov c. Russia (dec.), n. 30877/02, 20 ottobre 2005; Moiseyev c. Russia
(dec.), n. 62936/00, 9 dicembre 2004; e Isayeva ed altri c. Russia (dec.),
n. 57947/00, n. 57948/00 e n. 57949/00, 19 dicembre 2002).
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38. La Corte è convinta che la sig.ra Moskalenko e la sig.ra
Preobrazhenskaya fossero state debitamente autorizzate a rappresentare il
ricorrente. L’eccezione del Governo su questo punto deve essere respinta.
II. SULLA DEDOTTA VIOLAZIONE DELL’ART.
CONVENZIONE
DELLA
39. Ai sensi degli artt. 2 e 3 della Convenzione, il ricorrente si è
lamentato di essere stato maltrattato dalla polizia. Poiché la vita del
ricorrente non sembra essere in pericolo, né che sia stata messa in pericolo,
la Corte ritiene che l’art. 2 non trovi applicazione nel presente caso.
Esaminerà la doglianza dal punto di vista dell’art. 3 della Convenzione, che
stabilisce quanto segue:
“Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o
degradanti.”
40. Il Governo ha sostenuto che il ricorrente non sia mai stato picchiato
dalla polizia. Egli aveva riportato ferite nella colluttazione con i suoi vicini
di casa prima dell’arresto.
41. Il ricorrente ha sostenuto di essere stato picchiato dalla polizia dopo
l’arresto. Il certificato medico del 12 maggio 2001 aveva riportato soltanto
la ferita al capo, mentre il certificato medico del 18 maggio 2001 aveva
descritto altresì una contusione al torace. Secondo il ricorrente, questo ha
dimostrato che la contusione al torace era stata riportata dopo l’arresto.
42. La Corte ribadisce che le accuse di maltrattamenti devono essere
sorrette da prove appropriate. Per valutare queste prove, la Corte ha adottato
il criterio di prova “oltre ogni ragionevole dubbio”, ma ha aggiunto che tale
prova può derivare dalla coesistenza di deduzioni sufficientemente gravi,
precise e concordanti o di simili inconfutate presunzioni di fatto (si veda
Labita c. Italia [GC], n. 26772/95, § 121, CEDU 2000-IV). Laddove un
individuo sia posto in stato di fermo in buone condizioni di salute, ma si
ritrovi ad essere ferito al momento del rilascio, spetta allo Stato fornire una
spiegazione credibile di come quelle ferite furono provocate, in difetto della
quale si presenta un’evidente questione ai sensi dell’art. 3 della
Convenzione (si veda, tra gli altri precedenti autorevoli, Selmouni c.
Francia [GC], n. 25803/94, § 87, CEDU 1999-V).
43. Passando alle particolari circostanze del caso, la Corte osserva che
prima del suo arresto il ricorrente era rimasto coinvolto in una colluttazione
con i suoi vicini di casa. I vicini hanno deposto che il ricorrente era stato
ferito nella rissa. I certificati medici hanno descritto una ferita al capo ed
una contusione al torace del ricorrente. Il ricorrente ha ammesso che la
ferita al capo era stata riportata prima dell’arresto. Facendo riferimento al
fatto che la contusione al torace non era stata riportata nel suo certificato
medico se non diversi giorni dopo l’arresto, ha affermato che quella
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contusione era stata provocata dai maltrattamenti contro di lui alla stazione
di polizia. La Corte non è convinta da questa argomentazione. Dalle
allegazioni del ricorrente trapela che egli si era lamentato per la prima volta
del dolore al torace parecchie ore dopo il suo arresto (si veda sopra il
paragrafo 9). E’ quindi probabile che la contusione possa anche essere stata
riportata nella colluttazione. La Corte non è in grado di stabilire oltre ogni
ragionevole dubbio che essa sia stata riportata dopo l’arresto.
44. Infine, la Corte osserva che le autorità hanno indagato sulle accuse di
maltrattamenti del ricorrente, purtroppo soltanto dopo la comunicazione del
ricorso, e hanno fornito una spiegazione per le sue ferite (si vedano sopra i
paragrafi 17 e 18). Non c’è alcun motivo di credere che quell’inchiesta non
abbia risposto ai requisiti dell’art. 3, dato che il ricorrente non si è mai
lamentato dinanzi alle autorità interne o alla Corte che essa fosse stata
inefficace o per altri aspetti inadeguata.
45. Ne discende che questa doglianza è manifestamente infondata e deve
essere respinta ai sensi dell’art. 35 §§ 3 e 4 della Convenzione.
III. SULLA DEDOTTA VIOLAZIONE DELL’ART. 6 § 1 DELLA
CONVENZIONE IN COMBINATO DISPOSTO CON L’ART. § 3 (c)
46. Il ricorrente si è lamentato ai sensi dell’art. 6 della Convenzione che
non gli era stato fornito un apparecchio acustico, che gli avvocati d’ufficio
L. e R. erano stati inefficienti e di non avere avuto assistenza legale
all’udienza d’appello. Le parti pertinenti dell’art. 6 sono formulate come
segue:
“1. Ogni persona ha diritto ad un’equa ... udienza ...dinanzi ad un tribunale ... il
quale sia chiamato a pronunciarsi … sulla fondatezza di ogni accusa penale formulata
nei suoi confronti.
...
3. In particolare, ogni accusato ha diritto di:
...
(c) difendersi personalmente o avere l’assistenza di un difensore di sua scelta e, se
non ha i mezzi per retribuire un difensore, poter essere assistito gratuitamente da un
avvocato d’ufficio, quando lo esigono gli interessi della giustizia. …”
A. Sulla ricevibilità
47. La Corte ritiene che questa doglianza non sia manifestamente
infondata ai sensi dell’art. 35 § 3 della Convenzione. Osserva inoltre che
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essa non è irricevibile per nessun altro motivo. Deve quindi essere
dichiarata ricevibile.
B. Sul merito
1. Argomenti delle parti
48. Il ricorrente ha affermato che a causa della sua menomazione
dell’udito la sua capacità di ascoltare e di seguire il processo era stata
considerevolmente ridotta. Durante il processo e nei suoi motivi di appello
aveva chiesto ai tribunali interni di fornirgli un apparecchio acustico, ma
invano. Ha inoltre affermato che gli avvocati d’ufficio L. e R. erano rimasti
passivi durante le indagini ed il processo. Non avevano appoggiato le sue
istanze alla corte e non avevano sostenuto le sue richieste per un
apparecchio acustico. Non gli era stata procurata l’assistenza di un legale
per un’udienza d’appello. Nei suoi motivi di appello aveva chiesto alla corte
di adottare una diversa qualificazione giuridica del reato ascritto. Si trattava
di un’argomentazione giuridicamente complessa e aveva avuto difficoltà a
spiegarsi sulla stessa, essendo duro di orecchi e privo di assistenza.
49. Il Governo ha sostenuto che il ricorrente non avesse mai chiesto al
tribunale di primo grado di procurargli un apparecchio acustico. Né aveva
rifiutato l’assistenza degli avvocati L. e R.. L’avv. R. era stato attivo durante
il giudizio, aveva posto domande ai testimoni e aveva partecipato alle
discussioni orali. Il ricorrente non aveva spiegato perché l’assistenza dei
legali fosse stata inefficace. Il giudice d’appello aveva informato gli
avvocati indicati dal ricorrente della data e dell’ora dell’udienza d’appello.
Il giudice d’appello non era stato responsabile della loro mancata
comparizione. Ai sensi dell’art. 336 del codice di procedura penale la
mancata comparizione dei partecipanti cui è stata notificata la data
dell’udienza d’appello non preclude l’esame del caso (si veda il paragrafo sopra).
2. La valutazione della Corte
50. La Corte afferma all’inizio che una persona accusata di un reato
dovrebbe, per un principio generale fondato sulla nozione di equo processo,
avere il diritto di essere presente all’udienza del giudizio di primo grado.
Tuttavia, la difesa personale dell’imputato non assume necessariamente lo
stesso significato per l’udienza d’appello. Infatti, anche laddove una corte
d’appello abbia piena giurisdizione per riesaminare il caso su questioni sia
di fatto che di diritto, l’art. 6 non implica sempre un diritto ad essere
presente di persona. Nel valutare questa questione bisogna avere riguardo,
tra l’altro, alle specifiche caratteristiche del procedimento in questione e al
modo in cui gli interessi della difesa sono presentati e tutelati dinanzi alla
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corte d’appello, in particolare alla luce delle questioni che devono essere
decise dinanzi ad essa e della loro importanza per l’appellante (si vedano
Helmers c. Svezia, sentenza del 29 ottobre 1991, Serie A n. 212-A, p. 15, §§
31-32; Belziuk c. Polonia, sentenza del 25 marzo 1998, Raccolta 1998-II, p.
570, § 37; Pobornikoff c. Austria, n. 28501/95, § 24, 3 ottobre 2000; e
Kucera c. Austria, n. 40072/98, § 25, 3 ottobre 2002).
51. Il diritto di un imputato ai sensi dell’art. 6 all’effettiva
partecipazione al proprio processo penale in genere comprende non solo il
diritto ad essere presente, ma anche ad ascoltare e a seguire il processo.
Simili diritti sono impliciti nella nozione stessa di una procedura in
contraddittorio e possono anche essere ricavati dalle garanzie contenute, in
particolare, nel sottoparagrafo (c) del paragrafo 3 dell’art. 6 – “difendersi
personalmente” (si vedano, tra le altre, Barberà, Messegué e Jabardo c.
Spagna, sentenza del 6 dicembre 1988, Serie A n. 146, pp. 33-34, § 78;
Stanford c. Regno Unito, sentenza del 23 febbraio 1994, Serie A n. 282-A,
pp. 10-11, § 26; e S.C. c. Regno Unito, n. 60958/00, § 28, CEDU 2004-IV).
La “partecipazione effettiva” in questo contesto presuppone che l’imputato
abbia una piena comprensione della natura del procedimento giudiziario e di
cosa vi sia in gioco per la sua persona, compreso il significato di ogni pena
che possa essergli applicata. L’imputato dovrebbe essere in grado, tra
l’altro, di spiegare ai propri avvocati la sua versione dei fatti, di indicare
ogni dichiarazione dalla quale egli dissente e di renderli edotti di ogni fatto
che dovrebbe essere presentato nella sua difesa (si vedano, per esempio,
Stanford, citata sopra, p. 11, § 30; V. c. Regno Unito [GC], n. 24888/94, §§
85, 89, 90, CEDU 1999-IX; e S.C. c. Regno Unito, citata sopra, § 29). Le
circostanze di un caso possono imporre agli Stati contraenti di adottare
misure positive al fine di permettere al ricorrente di partecipare
efficacemente al procedimento (si veda Liebreich c. Germania (dec.), n.
30443/03, 8 gennaio 2008).
52. Per quanto riguarda, più in dettaglio, le situazioni in cui l’udito
dell’imputato è menomato, la Commissione ha ritenuto che ciò non
consentisse di per sé di bloccare il processo o di condurre alla conclusione
che un imputato con un simile handicap potesse non avere un equo processo
(si veda Roos c. Svezia, n. 19598/92, decisione della Commissione del 6
aprile 1994). Nel caso Roos la Commissione ha osservato che il ricorrente
aveva avuto un apparecchio acustico ed era stato rappresentato, e ha
concluso che egli era stato in grado di ascoltare e di seguire il processo.
53. Nel caso Stanford c. Regno Unito la Corte non ha rinvenuto nessuna
violazione derivante dal fatto che l’imputato non riuscisse a sentire alcune
delle deposizioni rese in giudizio a causa della scarsa acustica dell’aula
giudiziaria, visto che il suo avvocato, che era in grado di ascoltare tutto ciò
che veniva detto e che era in grado di prendere sempre disposizioni del suo
cliente, scelse per ragioni tattiche di non portare all’attenzione del giudice in
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nessuna fase durante l’udienza durata sei giorni le difficoltà di udito
dell’imputato (si veda Stanford, citata sopra, §§ 24-32).
54. In una recente decisione nel caso Liebreich c. Germania (citata
sopra) la Corte ha dichiarato irricevibile la doglianza del ricorrente per cui
egli non ha potuto partecipare efficacemente all’udienza d’appello a causa
dell’effetto su di lui di farmaci antidepressivi con i quali egli veniva curato.
La Corte ha tenuto conto del fatto che il ricorrente era stato rappresentato da
un avvocato, che egli poteva liberamente consultare durante il processo e
che prima dell’udienza il tribunale tedesco aveva ottenuto informazioni dal
medico che curava il ricorrente sulla questione se egli fosse in grado di
rispondere ad un’accusa. La Corte ha pure esaminato il verbale dell’udienza
e ha concluso che il ricorrente aveva partecipato efficacemente al processo.
55. Alla conclusione opposta si è giunti nel caso Cuscani c. Regno
Unito, in cui il ricorrente non ha potuto seguire il processo a causa della sua
scarsa padronanza dell’inglese. La Corte ha criticato i tribunali inglesi per il
loro implicito affidamento sulla dichiarazione del legale che la padronanza
dell’inglese da parte del ricorrente era sufficiente per comprendere il
processo. Ha ritenuto che fosse onere del giudice rassicurarsi che la
mancanza di un interprete non pregiudicasse il pieno coinvolgimento del
ricorrente nel processo e ha accertato una violazione in considerazione
dell’omissione del giudice di fare una propria valutazione circa la necessità
per il ricorrente di servizi di interpreti (si veda Cuscani c. Regno Unito,
n. 32771/96, §§ 38-40, 24 settembre 2002).
56. Passando alle circostanze del presente caso, la Corte osserva che il
ricorrente è duro di orecchi. Egli ha presentato un certificato medico che
indica che soffre di menomazione cronica bilaterale della capacità uditiva
(si veda il paragrafo 30 sopra). La Corte è quindi convinta che la capacità
del ricorrente di ascoltare e di seguire il processo fosse ridotta. Il Governo
non contesta questo fatto.
57. E’ contestato tra le parti se il ricorrente abbia portato all’attenzione
del giudice di primo grado le sue difficoltà di udito. La Corte deplora il fatto
che nessuna delle parti abbia dimostrato la fondatezza delle proprie
allegazioni producendo una copia della richiesta di un apparecchio acustico
ovvero una copia del verbale processuale. Di conseguenza, la Corte si
ritrova nell’impossibilità di verificare se il ricorrente abbia fatto i passi
necessari per rendere note le sue difficoltà di udito. La mancata produzione
di una copia del verbale processuale impedisce altresì alla Corte di valutare
se il ricorrente abbia avvisato il tribunale di primo grado della presunta
scarsa efficienza del suo avvocato.
58. La Corte osserva anche che il ricorrente ha prodotto una copia dei
suoi motivi d’appello nei quali si lamentava che il suo udito era
compromesso e chiedeva un apparecchio acustico. La Corte è quindi
convinta che il giudice d’appello sia stato chiaramente informato che il
ricorrente aveva problemi di udito. Si deve anche osservare che il ricorrente
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è stato giudicato colpevole in primo grado di omicidio aggravato e
condannato a diciotto anni di reclusione. Le tesi del ricorrente dinanzi al
giudice d’appello comprendevano sia punti di fatto che punti di diritto. Il
ricorrente ha contestato la sua condanna, ha chiesto la riqualificazione del
reato confidando nella difesa dell’impulso irresistibile e ha invocato una
riduzione di pena. Il suo personale e pieno coinvolgimento nel processo
d’appello era quindi una questione di importanza cruciale per lui. In tali
circostanze il giudice d’appello era obbligato dall’imparzialità a prendere
dei provvedimenti aggiuntivi prima di esaminare il caso, per rassicurarsi che
la menomazione dell’udito del ricorrente non pregiudicasse la sua
partecipazione effettiva all’udienza d’appello (cfr. Cuscani, sopra citata,
§ 38, e Vaudelle c. Francia, n. 35683/97, § 59, CEDU 2001-I). Tuttavia, il
giudice d’appello non ha ritenuto di prendere dei provvedimenti per
garantire che il ricorrente potesse seguire il processo dinanzi a lui. E’ andato
avanti con l’udienza senza richiedere un parere medico riguardo al fatto se
la menomazione del ricorrente gli consentisse di ascoltare il processo o
considerare la possibilità di prendere accordi per procurare un apparecchio
acustico.
59. La Corte attribuisce peso anche al fatto che il ricorrente non fosse
rappresentato dinanzi al giudice d’appello. Il presente caso è quindi diverso
dai casi Roos, Stanford e Liebreich (citati sopra nei paragrafi da 52 a 54) in
cui il fatto che i ricorrenti fossero assistiti da un avvocato che potevano
liberamente consultare durante il processo ha condotto la Corte a non
rinvenire alcuna violazione dell’art. 6 §§ 1 e 3 (c). E’ vero che il giudice
d’appello non poteva essere ritenuto responsabile per la negligenza degli
avvocati del ricorrente, ai quali erano state correttamente notificate la data e
l’ora dell’udienza d’appello. Tuttavia, il custode ultimo dell’equità del
processo era il giudice, al quale, quando si è trovato di fronte alla mancata
comparizione degli avvocati, era prescritto conformemente al diritto interno
di nominare un difensore per un imputato che era incapace di difendersi a
causa di una menomazione fisica (si veda il paragrafo 32 sopra). La Corte
ribadisce che ai sensi dell’art. 6 § 3 (c) della Convenzione l’imputato ha
diritto ad avere un avvocato nominato dal tribunale d’ufficio “quando lo
esigono gli interessi della giustizia” (si vedano Vaudelle, sopra citata, § 59,
e Padalov c. Bulgaria, n. 54784/00, §§ 54 e 55, 10 agosto 2006). Dato che
la menomazione dell’udito del ricorrente minava la sua capacità di
partecipare efficacemente al processo, gli interessi della giustizia esigevano
che al fine di avere un’equa udienza il ricorrente dovesse avere avuto il
beneficio della rappresentanza legale durante il processo dinanzi al giudice
d’appello.
60. Avuto riguardo alle suddette considerazioni, la Corte conclude che
c’è stata una violazione dell’art. 6 § 1 della Convenzione in combinato
disposto con l’art. 6 § 3 (c).
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IV. SULLE ALTRE DEDOTTE VIOLAZIONI DELL’ART. 6 DELLA
CONVENZIONE
61. Infine, il ricorrente si è lamentato ai sensi dell’art. 6 della
Convenzione che vi siano state varie violazioni della procedura penale
commesse dal tribunale di primo grado, le quali hanno avuto per risultato la
sua iniqua condanna.
62. Non spetta alla Corte occuparsi di errori di fatto o di diritto
pretesamente commessi da un tribunale interno a meno che e per quanto essi
possano avere violato diritti e libertà protetti dalla Convenzione (si veda, tra
gli altri precedenti autorevoli, Čekić e altri c. Croazia (dec.), n. 15085/02, ottobre 2003). La Corte ha esaminato le doglianze così come proposte dal
ricorrente. Tuttavia, avendo riguardo a tutta la documentazione in suo
possesso, ritiene che tali doglianze non rivelino nessuna apparenza di
violazione dei diritti e delle libertà stabiliti nella Convenzione o nei suoi
Protocolli. Ne deriva che questa parte del ricorso deve essere respinta
siccome manifestamente infondata, ai sensi dell’art. 35 §§ 3 e 4 della
Convenzione.
V. SULL’APPLICAZIONE DELL’ART. 41 DELLA CONVENZIONE
63. L’art. 41 della Convenzione stabilisce:
“Se la Corte dichiara che vi è stata violazione della Convenzione o dei suoi
protocolli, e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente non permette se non in
modo imperfetto di rimuovere le conseguenze di tale violazione, la Corte accorda, se
del caso, un’equa soddisfazione alla parte lesa.”
64. Il ricorrente non ha presentato una richiesta di equa soddisfazione.
Di conseguenza, la Corte ritiene che non vi sia alcuna richiesta di
assegnargli alcuna somma per tale ragione.
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE ALL’UNANIMITA’
1. Dichiara la doglianza relativa alla mancata dotazione al ricorrente di un
apparecchio acustico, all’inefficienza del difensore durante il processo di
primo grado e alla mancata nomina di un difensore per l’udienza
d’appello ricevibile ed il resto del ricorso irricevibile;
2. Ritiene che vi sia stata una violazione dell’art. 6 § 1 della Convenzione
in combinato disposto con l’art. 6 § 3 (c) della Convenzione a causa
della mancata dotazione al ricorrente di un apparecchio acustico e della
mancata nomina di un difensore per l’udienza d’appello.
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Redatta in inglese, e comunicata per iscritto il 14 ottobre 2008, ai sensi
dell’art. 77 §§ 2 e 3 del Regolamento.
Santiago Quesada
Cancelliere
Josep Casadevall
Presidente
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© Rada Europy / Europejski Trybunał Praw Człowieka, źródło: HUDOC (hudoc.echr.coe.int), pozyskano 13.07.2026. · Źródło