4282/03

WyrokETPCz2008-07-22ECLI:CE:ECHR:2008:0722JUD000428203

Analiza orzeczenia

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Zagadnienie prawne
Czy przewlekłość postępowania sądowego oraz opóźnienie w wypłacie zadośćuczynienia zasądzonego na podstawie krajowej ustawy o rozsądnym terminie naruszyły prawo do rozpoznania sprawy w rozsądnym terminie z art. 6 ust. 1 Konwencji?
Ratio decidendi
Trybunał uznał, że postępowanie krajowe, trwające osiem lat i cztery miesiące w jednej instancji, było nadmiernie długie, co stanowiło naruszenie art. 6 ust. 1 Konwencji. Dodatkowo, Trybunał stwierdził, że opóźnienie w wypłacie zadośćuczynienia zasądzonego przez sąd krajowy (ponad 29 miesięcy zamiast rozsądnych sześciu) było okolicznością obciążającą, która nie pozbawiła skarżącej statusu ofiary i przyczyniła się do dalszej frustracji. W konsekwencji, Trybunał zasądził dodatkowe zadośćuczynienie za to opóźnienie.
Stan faktyczny
Skarżąca, Rosa Izzo, wniosła w 1991 r. skargę do sądu pracy we Włoszech w sprawie wykluczenia jej z listy pracowników rolnych. Postępowanie to trwało osiem lat i cztery miesiące w jednej instancji, zakończone oddaleniem jej roszczeń w 2000 r. Następnie, w 2001 r., skarżąca złożyła wniosek na podstawie „ustawy Pinto” o odszkodowanie za przewlekłość postępowania, uzyskując w 2002 r. 2 600 EUR zadośćuczynienia, które zostało wypłacone dopiero w 2004 r.
Rozstrzygnięcie
Trybunał stwierdza naruszenie art. 6 ust. 1 Konwencji. Trybunał zasądza na rzecz skarżącej 1 900 EUR tytułem szkody niemajątkowej, 2 300 EUR tytułem dodatkowej frustracji wynikającej z opóźnienia w wypłacie zadośćuczynienia krajowego oraz 1 000 EUR tytułem kosztów postępowania przed Trybunałem.

Pełny tekst orzeczenia

ROSA IZZO c. ITALIA ricorso n. 4282/03 sezione II^, 22 luglio 2008 FATTO La ricorrente � nata nel 1962 e risiede a Benevento. Il 12 novembre 1991, la ricorrente presentava ricorso dinanzi al Pretore di Benevento, in funzione di giudice del lavoro, al fine di ottenere l'annullamento della decisione della Camera Regionale del lavoro che la escludeva per il 1989 dall'elenco dei lavoratori agricoli. L'8 gennaio 1996, la procedura veniva interrotta poich� una legge del 1994 aveva soppresso il Servizio per i Contributi Agricoli Unificati (SCAU) citato in giudizio dalla ricorrente. Quest'ultima dava nuovo impulso alla procedura il 5 luglio 1996. A seguito di alcune udienze, il giudice d'istanza rigettava il ricorso con decisione depositata in cancelleria il 23 marzo 2000. Il 9 ottobre 2001, la ricorrente presentava ricorso dinanzi alla Corte d'appello di Roma ai sensi della legge n� 89 del 24 marzo 2001, detta "legge Pinto", al fine di lamentare la durata eccessiva della procedura appena descritta. La Corte d'appello adita, con una decisione depositata in cancelleria il 28 maggio 2002, constatava il superamento della durata ragionevole e riconosceva alla ricorrente la somma di 2 600 EUR a titolo di risarcimento del danno morale subito e 920 EUR per le spese legali. La somma riconosciuta dalla Corte d'appello veniva effettivamente versata il 25 novembre 2004. DIRITTO La ricorrente, con ricorso introdotto in data 27 novembre 1999, ha lamentato dinanzi alla Corte la violazione dell'articolo 6 � 1 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libert� fondamentali (di seguito CEDU) a causa della durata eccessiva della procedura interna. La stessa ha altres� lamentato la violazione degli articoli 14, 17 e 34 CEDU deducendo di essere stata vittima di una discriminazione fondata sulla ricchezza, in considerazione delle spese anticipate per intentare il ricorso "Pinto", nonch� del rischio di essere condannata a pagare le spese legali relative alla predetta procedura in caso di rigetto del ricorso. La Corte ritiene che tali ultime doglianze siano da analizzare sotto il profilo del diritto di accesso a un tribunale, ai sensi dell'articolo 6 CEDU. Il giudice di Strasburgo, tuttavia considera dette doglianze irricevibili in quanto manifestamente infondate. Quanto, invece, alla durata eccessiva della procedura interna, la Corte constata che la procedura � durata otto anni e quattro mesi per un solo grado di giudizio. La Corte nota, altres�, che la somma riconosciuta a titolo di risarcimento � stata versata solamente il 25 novembre 2004, ovvero pi� di 29 mesi dopo il deposito della sentenza della Corte d'appello. La Corte ritiene che la durata ragionevole per il versamento della somma riconosciuta in giustizia sia di sei mesi. Secondo la Corte il fatto che la procedura Pinto, soprattutto con riferimento alla fase esecutiva, non abbia fatto perdere alla ricorrente la qualit� di vittima costituisce una circostanza aggravante che dovr� essere presa in considerazione nell'esame delle domande ex articolo 41. In conclusione, richiamando la sua giurisprudenza precedente relativa alla stessa materia, la Corte riconosce che la procedura interna ha avuto una durata del tutto irragionevole. Ne consegue che vi � stata violazione dell'art. 6 � 1 CEDU. APPLICAZIONE DELL'ARTICOLO 41 CEDU a. Danni La ricorrente, a titolo di risarcimento del danno morale subito, ha chiesto la somma di 9.749,97 EUR. La Corte, basandosi sui parametri della sua giurisprudenza precedente, riconosce che, in assenza di rimedi interni, avrebbe potuto accordare alla ricorrente la somma di 10 000 EUR. Il fatto che la Corte d'appello di Roma abbia riconosciuto circa il 26% di questa somma conduce a un risultato manifestamente irragionevole. Di conseguenza la Corte, tenuto conto delle caratteristiche del ricorso "Pinto", del fatto che � pervenuta alla constatazione di una violazione e tenuto conto altres� della giurisprudenza precedente nella stessa materia, riconosce alla ricorrente un risarcimento di 1 900 EUR e di 2 300 EUR per la frustrazione supplementare derivante dal ritardo nel versamento della somma di 2 60 EUR liquidata dalla Corte d'appello, avvenuto solo ventinove mesi dopo il deposito del decreto. b. Spese La Corte liquida, inoltre, alla ricorrente la somma di 1 000 EUR per le spese sostenute nella procedura dinanzi al giudice di Strasburgo, mentre rigetta le domande relative alle spese sostenute nel giudizio interno.

© Rada Europy / Europejski Trybunał Praw Człowieka, źródło: HUDOC (hudoc.echr.coe.int), pozyskano 12.07.2026. · Źródło