4286/03

WyrokETPCz2008-07-22ECLI:CE:ECHR:2008:0722JUD000428603

Analiza orzeczenia

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Zagadnienie prawne
Czy przewlekłość postępowania sądowego we Włoszech, w tym niewystarczające zadośćuczynienie przyznane na mocy ustawy „Pinto” i opóźnienie w jego wypłacie, naruszyły prawo do rozpoznania sprawy w rozsądnym terminie z art. 6 ust. 1 Konwencji?
Ratio decidendi
Trybunał uznał, że postępowanie krajowe, trwające 11 lat i 3 miesiące przez dwie instancje, było nadmiernie długie. Mimo że sąd krajowy przyznał zadośćuczynienie na mocy ustawy „Pinto”, Trybunał stwierdził, że kwota ta (1750 EUR) była rażąco niewystarczająca w porównaniu do standardów konwencyjnych (18% tego, co Trybunał by przyznał). Dodatkowo, Trybunał uznał, że opóźnienie w wypłacie zadośćuczynienia (29 miesięcy zamiast rozsądnych 6 miesięcy) stanowiło okoliczność obciążającą, która nie pozwoliła skarżącej utracić statusu ofiary. W konsekwencji, Trybunał stwierdził naruszenie art. 6 ust. 1 Konwencji.
Stan faktyczny
Skarżąca, obywatelka Włoch, złożyła w 1991 roku skargę do sądu pracy w celu anulowania decyzji wykluczającej ją z listy pracowników rolnych. Postępowanie to, z przerwami i wznowieniami, zakończyło się w grudniu 2002 roku odrzuceniem jej apelacji. W międzyczasie, w 2001 roku, skarżąca złożyła skargę na przewlekłość tego postępowania na mocy włoskiej „ustawy Pinto”, w wyniku czego w maju 2002 roku przyznano jej 1750 EUR zadośćuczynienia za szkody moralne i 946 EUR na koszty prawne, które zostały wypłacone dopiero w listopadzie 2004 roku.
Rozstrzygnięcie
Trybunał stwierdza naruszenie art. 6 ust. 1 Konwencji. Trybunał odrzuca jako niedopuszczalne skargi dotyczące art. 14, 17 i 34 Konwencji. Trybunał zasądza na rzecz skarżącej 2800 EUR tytułem zadośćuczynienia za szkody moralne. Trybunał zasądza na rzecz skarżącej 2300 EUR tytułem dodatkowego zadośćuczynienia za frustrację wynikającą z opóźnienia w wypłacie kwoty przyznanej przez sąd krajowy. Trybunał zasądza na rzecz skarżącej 1000 EUR tytułem zwrotu kosztów postępowania przed Trybunałem. Trybunał oddala pozostałe roszczenia dotyczące kosztów.

Pełny tekst orzeczenia

REALE c. ITALIA ricorso n. 4286/03 sezione II^, 22 luglio 2008 FATTO La ricorrente � nata nel 1965 e risiede a Benevento. Il 23 settembre 1991, la ricorrente presentava ricorso dinanzi al Pretore di Benevento, in funzione di giudice del lavoro, al fine di ottenere l'annullamento della decisione della Camera Regionale del lavoro che la escludeva per gli anni dal 1985 al 1989 dall'elenco dei lavoratori agricoli. Il 26 febbraio 1996, la procedura veniva interrotta poich� una legge del 1994 aveva soppresso il Servizio per i Contributi Agricoli Unificati (SCAU) citato in giudizio dalla ricorrente. Quest'ultima dava nuovo impulso alla procedura il 20 agosto 1996. A seguito di alcune udienze, il giudice d'istanza rigettava il ricorso con decisione depositata in cancelleria il 23 marzo 2000. La ricorrente proponeva appello contro detta decisione. Con sentenza del 16 settembre 2002, depositata il 30 dicembre 2002, la Corte rigettava l'appello. Il 9 ottobre 2001, la ricorrente presentava ricorso dinanzi alla Corte d'appello di Roma ai sensi della legge n� 89 del 24 marzo 2001, detta "legge Pinto", al fine di lamentare la durata eccessiva della procedura appena descritta. La Corte d'appello adita, con una decisione depositata in cancelleria il 28 maggio 2002, constatava il superamento della durata ragionevole e riconosceva alla ricorrente la somma di 1 750 EUR a titolo di risarcimento del danno morale subito e 946 EUR per le spese legali. La somma liquidata dalla Corte d'appello veniva effettivamente versata il 25 novembre 2004. DIRITTO La ricorrente, con ricorso introdotto in data 27 novembre 1999, ha lamentato dinanzi alla Corte la violazione dell'articolo 6 � 1 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libert� fondamentali (di seguito CEDU) a causa della durata eccessiva della procedura interna. La stessa ha altres� lamentato la violazione degli articoli 14, 17 e 34 CEDU deducendo di essere stata vittima di una discriminazione fondata sulla ricchezza, in considerazione delle spese anticipate per intentare il ricorso "Pinto", nonch� del rischio di essere condannata a pagare le spese legali relative alla predetta procedura in caso di rigetto del ricorso. La Corte ritiene che tali ultime doglianze siano da analizzare sotto il profilo del diritto di accesso a un tribunale, ai sensi dell'articolo 6 CEDU. Il giudice di Strasburgo, tuttavia considera dette doglianze irricevibili in quanto manifestamente infondate. Quanto, invece, alla durata eccessiva della procedura interna, la Corte constata che la procedura � durata undici anni e tre mesi per due gradi di giudizio. Nel computo della durata della procedura, la Corte tiene conto del fatto che la Corte d'appello ha preso in considerazione la durata della procedura alla data della sua decisione, ovvero il 28 marzo 2002. Quindi, un periodo di nove mesi (dal 28/03/2002 al 30/12/2002, data alla quale la procedura de quo ha avuto fine) non ha potuto essere preso in considerazione dalla Corte d'appello. Inoltre, la Corte nota che la ricorrente non ha avuto la possibilit� di ritornare dinanzi alla Corte d'appello per fare applicare la nuova giurisprudenza della Corte di cassazione del 26 gennaio 2004 (si veda la sentenza n� 1339) e che la durata rimanente di nove mesi non era da sola sufficiente a costituire una seconda violazione nel quadro della stessa procedura (si veda, a contrario, Rotondi c. Italia, no 38113/97, �� 14-16, 27 aprile 2000 e S.A.GE.MA S.N.C. c. Italia, no 40184/98, �� 12-14, 27 aprile 2000). Di conseguenza la Corte ritiene che, poich� la ricorrete pu� pretendersi vittima della durata della procedura, essa potr� prendere in considerazione l'intera procedura nazionale di merito e non solo quella gi� esaminata dalla Corte d'appello. La Corte nota, altres�, che la somma riconosciuta a titolo di risarcimento � stata versata solamente il 25 novembre 2004, ovvero pi� di 29 mesi dopo il deposito della sentenza della Corte d'appello. La Corte ritiene che la durata ragionevole per il versamento della somma riconosciuta in giustizia sia di sei mesi. Secondo la Corte il fatto che la procedura Pinto, soprattutto con riferimento alla fase esecutiva, non abbia fatto perdere alla ricorrente la qualit� di vittima costituisce una circostanza aggravante che dovr� essere presa in considerazione nell'esame delle domande ex articolo 41. In conclusione, richiamando la sua giurisprudenza precedente relativa alla stessa materia, la Corte riconosce che la procedura interna ha avuto una durata del tutto irragionevole. Ne consegue che vi � stata violazione dell'art. 6 � 1 CEDU. APPLICAZIONE DELL'ARTICOLO 41 CEDU a. Danni La ricorrente, a titolo di risarcimento del danno morale subito, ha chiesto la somma di 10.644,97 EUR. La Corte, basandosi sui parametri della sua giurisprudenza precedente, riconosce che, in assenza di rimedi interni, avrebbe potuto accordare alla ricorrente la somma di 10 000 EUR. Il fatto che la Corte d'appello di Roma abbia riconosciuto circa il 18% di questa somma conduce a un risultato manifestamente irragionevole. Di conseguenza la Corte, tenuto conto delle caratteristiche del ricorso "Pinto", del fatto che � pervenuta alla constatazione di una violazione e tenuto conto altres� della giurisprudenza precedente nella stessa materia, riconosce alla ricorrente un risarcimento di 2 800 EUR e di 2 300 EUR per la frustrazione supplementare derivante dal ritardo nel versamento della somma di 1 750 EUR liquidata dalla Corte d'appello, avvenuto solo ventinove mesi dopo il deposito del decreto. b. Spese La Corte liquida, inoltre, alla ricorrente la somma di 1 000 EUR per le spese sostenute nella procedura dinanzi al giudice di Strasburgo, mentre rigetta le domande relative alle spese sostenute nel giudizio interno.

© Rada Europy / Europejski Trybunał Praw Człowieka, źródło: HUDOC (hudoc.echr.coe.int), pozyskano 13.07.2026. · Źródło