5489/03

WyrokETPCz2008-07-22ECLI:CE:ECHR:2008:0722JUD000548903

Analiza orzeczenia

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Zagadnienie prawne
Czy przewlekłość postępowania cywilnego oraz opóźnienie w wypłacie zadośćuczynienia zasądzonego na podstawie „ustawy Pinto” naruszyły prawo do rozpoznania sprawy w rozsądnym terminie z art. 6 ust. 1 Konwencji?
Ratio decidendi
Trybunał uznał, że postępowanie krajowe, trwające ponad piętnaście lat i pięć miesięcy w jednej instancji, było nadmiernie długie. Stwierdził, że krajowy środek odwoławczy (ustawa Pinto) nie pozbawił skarżącej statusu ofiary, zwłaszcza ze względu na znaczące opóźnienie (40 miesięcy) w wypłacie zasądzonego zadośćuczynienia. Trybunał uznał sześć miesięcy za rozsądny termin na wypłatę zasądzonej kwoty. Dodatkowo, kwota przyznana przez sąd krajowy (7 000 EUR) została uznana za rażąco nieadekwatną w porównaniu do standardów ETPCz (20 000 EUR), co również przyczyniło się do stwierdzenia naruszenia.
Stan faktyczny
W 1998 r. skarżąca wniosła pozew cywilny o odszkodowanie za obrażenia fizyczne do Trybunału w Benevento. Postępowanie to było kilkakrotnie przerywane i wznawiane, a ostatecznie zakończyło się ugodą w lipcu 2003 r., po ponad 15 latach. W 2001 r. skarżąca złożyła skargę na przewlekłość postępowania do Sądu Apelacyjnego w Rzymie na podstawie „ustawy Pinto”, który w 2002 r. przyznał jej 7 000 EUR zadośćuczynienia i 800 EUR na koszty prawne. Kwota ta została wypłacona dopiero we wrześniu 2005 r., czyli 40 miesięcy po decyzji sądu krajowego.
Rozstrzygnięcie
Trybunał stwierdza naruszenie art. 6 ust. 1 Konwencji. Zasądza na rzecz skarżącej 2 000 EUR tytułem zadośćuczynienia za naruszenie, 2 000 EUR za dodatkową długość postępowania po decyzji „Pinto” oraz 3 400 EUR za frustrację wynikającą z opóźnienia w wypłacie kwoty zasądzonej przez sąd krajowy. Zasądza również 1 000 EUR na pokrycie kosztów postępowania przed Trybunałem, oddalając pozostałe roszczenia dotyczące kosztów postępowania krajowego.

Pełny tekst orzeczenia

DE GUGLIELMO c. ITALIA ricorso n. 5489/03 sezione II^, 22 luglio 2008 FATTO La ricorrente � nata nel 1964 e risiede a Benevento. L'11 febbraio 1998, la ricorrente citava in giudizio il signor M. e la signora A., rappresentati dalla loro assicurazione, la compagnia Z., dinanzi al Tribunale di Benevento, al fine di ottenere il risarcimento dei gravi pregiudizi fisici subiti in ragione di un incidente stradale. Il 20 marzo 1995 il giudizio veniva interrotto a causa del decesso del signor C., avvocato di parte convenuta. Il 5 giugno 1995 il giudizio veniva ripreso dinanzi allo stesso tribunale. Successivamente, la compagnia di assicurazioni Z. veniva messa in liquidazione coatta amministrativa e il giudizio era nuovamente interrotto. Il 27 ottobre 1997, la ricorrente dava nuovo impulso alla procedura e il procedimento riprendeva nuovamente dinanzi alla stessa giurisdizione. Successivamente, a seguito a un cospicuo numero di udienze, in data 11 luglio 2003, le parti sottoscrivevano un accordo transattivo. Dopo quattro udienze rinviate d'ufficio a causa dell'assenza delle parti, la causa veniva radiata dal ruolo. Il 3 ottobre 2001, la ricorrente presentava ricorso dinanzi alla Corte d'appello di Roma ai sensi della legge n� 89 del 24 marzo 2001, detta "legge Pinto", al fine di lamentare la durata eccessiva della procedura appena descritta. La Corte d'appello adita, con una decisione depositata in cancelleria il 23 aprile 2002, constatava il superamento della durata ragionevole e riconosceva alla ricorrente la somma di 7 000 EUR a titolo di risarcimento del danno morale subito e 800 EUR per le spese legali. La somma riconosciuta dalla Corte d'appello veniva effettivamente versata il 12 settembre 2005. DIRITTO La ricorrente, con ricorso introdotto in data 19 febbraio 1999, ha lamentato dinanzi alla Corte la violazione dell'articolo 6 � 1 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libert� fondamentali (di seguito CEDU) a causa della durata eccessiva della procedura interna. La Corte constata che la procedura � durata pi� di quindici anni e cinque mesi per un solo grado di giudizio. Nel computo della durata della procedura, la Corte tiene conto del fatto che la Corte d'appello ha preso in considerazione la durata della procedura alla data della sua decisione, ovvero il 25 febbraio 2002. Quindi, un periodo di sedici mesi (dal 25/02/2002 al 11/07/2003, data alla quale la procedura de quo ha avuto fine) non ha potuto essere preso in considerazione dalla Corte d'appello. Inoltre, la Corte nota che la ricorrente non ha avuto la possibilit� di ritornare dinanzi alla Corte d'appello per richiedere l'applicazione della nuova giurisprudenza della Corte di cassazione del 26 gennaio 2004 (si veda la sentenza n� 1339) e che la durata rimanente di sedici mesi non era da sola sufficiente a costituire una seconda violazione nel quadro della stessa procedura (si veda, a contrario, Rotondi c. Italia, no 38113/97, �� 14-16, 27 aprile 2000 e S.A.GE.MA S.N.C. c. Italia, no 40184/98, �� 12-14, 27 aprile 2000). Di conseguenza la Corte ritiene che, poich� la ricorrete pu� pretendersi vittima della durata della procedura, essa potr� prendere in considerazione l'intera procedura nazionale di merito e non solo quella gi� esaminata dalla Corte d'appello. La Corte nota, altres�, che la somma riconosciuta a titolo di risarcimento � stata versata solamente il 12 settembre 2005, ovvero quaranta mesi dopo il deposito della sentenza della Corte d'appello. La Corte ritiene che la durata ragionevole per il versamento della somma riconosciuta in giustizia sia di sei mesi. Secondo la Corte il fatto che la procedura Pinto, soprattutto con riferimento alla fase esecutiva, non abbia fatto perdere alla ricorrente la qualit� di vittima costituisce una circostanza aggravante che dovr� essere presa in considerazione nell'esame delle domande ex articolo 41. In conclusione, richiamando la sua giurisprudenza precedente relativa alla stessa materia, la Corte riconosce che la procedura interna ha avuto una durata del tutto irragionevole. Ne consegue che vi � stata violazione dell'art. 6 � 1 CEDU APPLICAZIONE DELL'ARTICOLO 41 CEDU a. Danni La ricorrente, a titolo di risarcimento del danno morale subito, ha chiesto la somma di 17 976 EUR. La Corte, basandosi sui parametri della sua giurisprudenza precedente, riconosce che, in assenza di rimedi interni, avrebbe potuto accordare alla ricorrente la somma di 20.000 EUR. Il fatto che la Corte d'appello di Roma abbia riconosciuto circa il 35% di questa somma conduce a un risultato manifestamente irragionevole. Di conseguenza la Corte, tenuto conto delle caratteristiche del ricorso "Pinto", del fatto che � pervenuta alla constatazione di una violazione e tenuto conto altres� della giurisprudenza precedente nella stessa materia, riconosce alla ricorrente un risarcimento di 2 000 EUR e dell'ulteriore somma di 2 000 EUR per la durata della procedura supplementare subita dalla ricorrente a seguito della constatazione della violazione da parte della giurisdizione "Pinto". La Corte riconosce altres� la somma di 3 400 EUR per la frustrazione supplementare derivante dal ritardo nel versamento della somma di 7 000 EUR liquidata dalla Corte d'appello, avvenuto pi� di quaranta mesi dopo il deposito della sentenza. b. Spese La Corte liquida, inoltre, alla ricorrente la somma di 1 000 EUR per le spese sostenute nella procedura dinanzi al giudice di Strasburgo, mentre rigetta le domande relative alle spese sostenute nel giudizio interno.

© Rada Europy / Europejski Trybunał Praw Człowieka, źródło: HUDOC (hudoc.echr.coe.int), pozyskano 13.07.2026. · Źródło