58939/00

WyrokETPCz2010-03-18ECLI:CE:ECHR:2010:0318JUD005893900

Analiza orzeczenia

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Zagadnienie prawne
Czy warunki detencji skarżącego stanowiły nieludzkie lub poniżające traktowanie w rozumieniu art. 3 Konwencji? Czy publiczne wypowiedzi i dokumenty prokuratury naruszyły domniemanie niewinności skarżącego zgodnie z art. 6 ust. 2 Konwencji? Czy skarżącemu zapewniono prawo do rzetelnego procesu i przesłuchiwania świadków zgodnie z art. 6 ust. 1 i 3 lit. d) Konwencji?
Ratio decidendi
Trybunał uznał, że warunki detencji skarżącego w SIZO-24/1, w tym umieszczenie w celach podziemnych bez odpowiedniej wentylacji, naturalnego światła, dostępu do wody i sanitariatów, a także niewystarczająca przestrzeń życiowa (3,7 m²), stanowiły traktowanie poniżające, naruszające art. 3 Konwencji. W kwestii domniemania niewinności, Trybunał stwierdził, że publiczne wypowiedzi prominentnego polityka (kandydata na gubernatora), który nazwał skarżącego "kryminalistą" i obiecał jego uwięzienie, naruszyły art. 6 ust. 2, ponieważ zachęcały opinię publiczną do wiary w winę skarżącego i mogły uprzedzić ocenę faktów przez władze. Trybunał uznał jednak, że sformułowania w wewnętrznych dokumentach prokuratury, choć nieroztropne, nie były przeznaczone dla opinii publicznej i nie naruszyły domniemania niewinności. Wreszcie, Trybunał nie znalazł naruszenia prawa do rzetelnego procesu i przesłuchiwania świadków, ponieważ skarżący nie wykazał, że uniemożliwiono mu zgłaszanie wniosków dowodowych ani nie wyjaśnił użyteczności świadków, których rzekomo nie mógł przesłuchać.
Stan faktyczny
Skarżący, Anatolii Viktorovitch Kouzmin, prokurator rejonowy w Rosji, został oskarżony o gwałt na nieletniej. W trakcie postępowania przygotowawczego i sądowego, prominentny polityk, kandydat na gubernatora, publicznie nazwał go "kryminalistą" i "szumowiną". Skarżący był przetrzymywany w areszcie śledczym w złych warunkach, w tym w celach podziemnych, bez odpowiednich sanitariatów, wentylacji i naturalnego światła, a także w niewystarczającej przestrzeni. Został skazany na 3,5 roku więzienia, a następnie zwolniony na mocy amnestii. Skarżący kwestionował również, że nie otrzymał pełnego aktu oskarżenia i nie mógł wezwać świadków obrony.
Rozstrzygnięcie
Odrzuca jednogłośnie wstępne zarzuty Rządu; Stwierdza jednogłośnie naruszenie art. 3 Konwencji; Stwierdza większością głosów (czterema głosami do trzech) naruszenie art. 6 § 2 Konwencji w odniesieniu do publicznych oświadczeń M. A. Lebeda; Stwierdza jednogłośnie brak naruszenia art. 6 § 2 Konwencji w odniesieniu do sformułowań zawartych w dokumentach Prokuratury; Stwierdza jednogłośnie brak naruszenia art. 6 §§ 1 i 3 lit. d) Konwencji; Stwierdza jednogłośnie, że nie ma podstaw do przyznania zadośćuczynienia.

Pełny tekst orzeczenia

CONSIGLIO D’EUROPA   CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO   QUINTA SEZIONE   CASO KOUZMIN c. RUSSIA   (Ricorso no 58939/00)   SENTENZA   STRASBURGO   marzo 2010   Richiesta di rinvio davanti alla Grande Camera in corso   Questa sentenza diventerà definitiva conformemente alle disposizioni dell’Articolo 44 §   della Convenzione. Può subire ritocchi di forma.   traduzione non ufficiale dal testo originale a cura dell'Unione forense per la tutela dei diritti umani   KOUZMIN C. RUSSIA   Nel caso Kouzmin c. Russia,   La Corte Europea dei diritti dell’uomo (quinta sezione) riunita in una Camera   composta da:   Peer Lorenzen, presidente,   Renate Jaeger,   Karel Jungwiert,   Rait Maruste,   Anatoly Kovler,   Isabelle Berro-Lefèvre,   Mirjana Lazarova Trajkovska, giudici,   e Claudia Westerdiek, Cancelliere di sezione   Dopo aver deliberato in camera di consiglio il 30 Giugno 2005 e il   Febbraio 2010   Rende la seguente sentenza, adottata in quest’ultima data :   PROCEDURA   1. Il caso trae origine da un ricorso (no 58939/00) diretto contro la Federazione Russa il   cui cittadino, il Sig. Anatolii Viktorovitch Kouzmin (« il ricorrente »), il 24 ottobre   ha adito la Corte in virtù dell'articolo 34 della Convenzione per la salvaguardia   dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (« la Convenzione »).   2. Il 7 dicembre 2005, il ricorrente, che difende i suoi esclusivi interessi, ha designato   V.T.Nemitichev, avvocato a Krasnoïarsk, come suo rappresentante davanti alla   Corte. Il governo russo ( « il Governo») è stato rappresentato dal Sig. M. P. Laptev,   ex rappresentante della Federazione Russa presso la Corte europea dei diritti   dell’uomo.   3. Il ricorrente in particolare asseriva di essere stato detenuto in cattive condizioni in   un istituto di custodia cautelare , di non aver beneficiato della presunzione   d’innocenza e di non essersi visto riconosciuto il suo diritto a convocare e   interrogare dei testimoni a suo discarico.   4. Con una decisione del 30 giugno 2005, la Corte ha dichiarato il ricorso parzialmente   ricevibile.   5. Tanto il ricorrente quanto il Governo hanno depositato delle osservazioni scritte   complementari (articolo 59 § 1 del regolamento).   Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA   IL FATTO   I. LE CIRCOSTANZE DEL CASO   6. Il ricorrente è nato nel 1964 e risiede a Motyguino, regione di Krasnoïarsk   (Federazione Russa).   1. Procedimento penale diretto contro il ricorrente   7. Il 21 Aprile 1998, una minore di 17 anni, per intercessione di sua madre, ha   sporto denuncia sostenendo che il ricorrente, procuratore del distretto di Motyguino   l’avesse picchiata e violentata nel suo ufficio dove era stata condotta la sera del 20   Aprile 1998. Il 22 aprile 1998 è stata avviata un’azione legale.   8. Il 7, 12 e 13 maggio 1998, durante delle interviste e dei dibattiti televisivi   trasmessi sui canali nazionali « RTR» e «ORT» e sul canale locale «RTRK», il Sig.   Alexandre Lebed, candidato al posto di governatore della regione di KrasnoÏarsk e   figura pubblica molto conosciuta, (generale in pensione dell’armata russa, deputato   eletto alla Duma nel 1995, candidato alle elezioni presidenziali nel 1996, segretario del   Consiglio di sicurezza nazionale durante la presidenza di B. Eltsin, negoziatore degli   accordi di Khassavyourt con i ribelli ceceni, presidente del partito Onore e Patria da lui   fondato nel febbraio 1998, etc.) additò il ricorrente di essere «criminale», affermando   che la persona in questione avrebbe dovuto essere rinchiusa in prigione da molto tempo,   e promise che quella specie di «carogna» («cyka») si sarebbe presto ritrovata «sul   pavimento di una prigione».   Il ricorrente sostiene anche che, anche in seguito, M. A. Lebed, eletto governatore della   regione il 17 maggio 1998 e avendo occupato questo posto fino alla sua morte nel 2002,   abbia influenzato la procura regionale nella condotta dell’istruzione del suo caso.   9. Il 18 maggio 1998, il sostituto procuratore della regione decise di sollevare il   ricorrente dalle sue funzioni durante la fase d’istruzione del caso di stupro. Secondo il   paragrafo pertinente della parte «fatti» di questa decisione :   « Il 21 Aprile 1998, la Sig.ra (…) si rivolse ai servizi locali del Ministero dell’Interno informandoli di un   atto di stupro presumibilmente commesso sulla sua figlia minore di 17 anni nei locali della procura del   distretto di Motyguino nella notte tra il 20 e il 21 aprile 1998 e dell’implicazione nella vicenda del Sig.   M. A. Kouzmin, procuratore del distretto. (…) »   10. Il 22 maggio 1998, il ricorrente fu arrestato e posto in custodia cautelare. Il 27   maggio 1998 fu accusato di stupro.   11. Il 25 maggio 1998, il procuratore regionale indirizzò al procuratore generale   della Federazione Russa una richiesta di revoca del ricorrente. Per motivare la sua   richiesta, fece valere:   « (…) come stabilito dall’inchiesta, il 20 aprile 1998, (…), il Sig. Kouzmin, rimasto solo con la Sig.na   (..), commise una violenza sessuale e altri atti a carattere sessuale (…) . Interrogato il 22 Maggio 1998, il   Sig. Kouzmin depose che, effettivamente la sera del 20 aprile 1998, consumò dell’alcol nel suo ufficio in   compagnia della vittima, che tentò di avere un rapporto sessuale forzato con la vittima ma che a causa del   suo stato di ebbrezza, non poté portare a buon fine il suo tentativo. Le carte del dossier confermano la   colpevolezza del Sig. Kouzmin nel commettere il reato.(…)   Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA   12. L’11 giugno 1998, fondandosi sui fatti esposti in questa richiesta, il procuratore   generale decise la revoca del ricorrente dalla procura. Le parti pertinenti di questa   sentenza sono redatte in tal modo :   «Il 21 aprile 1998, il procuratore del distretto di Motyguino, (…), in stato di ebbrezza, stupra la   Sign.na (…) e commette su di lei altri atti a carattere sessuale . Il Sig. Kouzmin è perseguito penalmente e   messo sotto custodia cautelare. Un tale comportamento attenta all’immagine di un procuratore, di   conseguenza il Sig. Kouzmin dovrà essere revocato. (..) Che il Sig. Kouzmin sia dunque revocato per   condotta indegna e che questa decisione sia portata a conoscenza di tutti gli agenti della procura della   regione di Krasnoïarsk.»   13. Il 26 agosto 1998, l’indagine preliminare fu chiusa. Il 6 novembre 1998, l’atto di   accusa fu notificato al ricorrente che afferma di non aver avuto accesso, in tempo   debito, alla versione integrale di questo documento (vedere il paragrafo 70 di seguito)   14. Condotto da Kirovskii davanti al tribunale di primo grado di Krasnoïarsk, il   ricorrente rivendicò la sua innocenza, affermando che alcun atto di violenza sessuale o   di tentativo di violenza sessuale fosse stato commesso e che, trovandosi in stato di   ebbrezza, avesse solo schiaffeggiato la vittima. Emerge dalle deposizioni del ricorrente   e della madre della vittima che, all’indomani del reato, il ricorrente le inviò 20 000   rubli , come risarcimento per lo schiaffo dato a sua figlia. Inizialmente la madre della   vittima non aveva voluto subito sporgere denuncia e aveva chiamato il commissariato   solo in tarda serata, affermando che la figlia fosse stata picchiata e violentata dal   ricorrente. Davanti ai giudici il ricorrente fece valere che la madre della vittima avesse   infine sporto denuncia su pressione della polizia e delle autorità incaricate delle   indagini preliminari.   15. Alle udienze del 19 e 26 novembre 1998, furono interrogati tutti i testimoni, tra   cui il poliziotto che aveva registrato telefonicamente la denuncia della madre della   vittima, numerosi poliziotti che avevano in seguito ricevuto la doglianza al   commissariato in presenza della vittima e di sua madre e avevano proceduto   all’interrogatorio, l’esperto medico che aveva esaminato la vittima, il giudice incaricato   per le indagini preliminari e il suo vice, la madre della vittima, l’autista del ricorrente   con cui quest’ultimo, la sera del 20 aprile 1998, aveva prelevato la vittima e la sua   amica B-ein prima di condurle in procura, i colleghi e i membri della famiglia del   ricorrente. Il ricorrente, il procuratore e la vittima formularono delle domande a ciascun   testimone alla conclusione della loro udienza.   16. Accusato ai sensi dell’Articolo 131 § 2 del codice penale (stupro su minore), il   ricorrente fu giudicato in base all’articolo 131 § 1 del codice penale ( stupro con   violenza o minaccia di violenza), con la motivazione che non fosse a conoscenza   dell’età della vittima. Fu in particolare dimostrato che la sera del 20 aprile 1998, il   ricorrente avesse più volte picchiato e violentato in diversi modi la vittima. Il 7   dicembre 1998 il ricorrente fu condannato a tre anni e sei mesi di prigione.   17. Il ricorrente presentò ricorso in cassazione richiedendo una nuova valutazione   giuridica dei fatti, motivandola con la sua impossibilità a portare a buon fine il tentativo   Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA   di stupro. Il 16 marzo 1999, il tribunale regionale di Krasnoïarsk lo respinse. La   sentenza della Cassazione fu notificata al ricorrente il 13 luglio 1999.   18. Detenuto prima della sua condanna in un istituto di custodia cautelare 24/1 nella   città di Krasnoïarsk («SIZO»-24/1»), il 10 aprile 1999, il ricorrente fu trasferito nel   carcere penitenziario OUCHTCH – 349/13 di Ninjii Taguil allo scopo di scontare la sua   pena. Il 23 settembre 1999, il ricorrente beneficiò di un’amnistia e fu liberato   nell’ottobre 2000.   2. Le condizioni di detenzioni   19. Secondo il Governo, il 1 giugno 1998 il ricorrente indirizzò una richiesta scritta   al capo della SIZO- 24/1 sollecitando la sua sistemazione in una cella d’isolamento. In   seguito all’esame di questa richiesta, e conformemente alle esigenze dell’Articolo 32   della legge federale relativa alla detenzione degli indagati e imputati ( « legge del 15   luglio 1995», vedere il paragrafo 27 qui di seguito), il ricorrente fu trasferito nel box n °   della cella d’isolamento n° 173.   20. Il 19 settembre 1999, mentre era detenuto a Nijnii Taguil, il ricorrente ha adito le   autorità giudiziarie, denunciando le sue precedenti condizioni di detenzione nella SIZO-   24/1. In seguito a tale denuncia, la procura regionale procedette a un’inchiesta e rese il   suo rapporto il 6 ottobre 1999. Secondo questo rapporto, nel box n° 5 della cella   d’isolamento n° 173 mancavano un tavolo, una panca, delle grucce per i vestiti, un   ripiano per i prodotti da toeletta e un diffusore radio. I bagni « non rispondendo alle   elementari esigenze sanitarie e d’igiene » furono ugualmente contestati. Il rubinetto   d’acqua non era presente nel box, ma solamente nel corridoio e non vi era alcun sistema   d’aerazione nel box. Ciascuno dei sei box di questa cella misurava 3,7 m² ospitava, in   violazione della legge, due persone. Secondo il rapporto, in uno dei box un certo M. O-   ii era detenuto da un anno, in violazione della legge (vedere il paragrafo 40 qui sotto).   21. Il 14 ottobre 1999, il capo della SIZO -24/1 informò la procura regionale che, in   seguito al suo rapporto del 6 ottobre 1999, tutti i box della cella d’isolamento n° 173   erano stati ritinteggiati e vi erano stati sistemati dei tavoli, delle panche, dei ripiani,   delle grucce, degli specchi, delle prese elettriche e della casse radio. Inoltre era stato   installato un sistema d’aereazione.   22. A una data indeterminata, in virtù della legge del 27 aprile 1993, relativa ai   ricorsi giudiziari contro le azioni e decisioni che attentano ai diritti e alle libertà dei   cittadini («legge del 27 aprile 1993»), il ricorrente ha adito il tribunale di primo grado di   Jéléznodorjnii a KrasnoÏarsk denunciando l’illiceità delle azioni delle amministrazioni   della SIZO-24/1. Sostenne che, al suo arrivo in questo istituto, avvenuto il 31 maggio   1998, era stato sistemato su ordine diretto del capo dello stabile in una cella sotterranea   (cella n° 79) e che il relativo regime di detenzione gli era stato applicato (limitata   corrispondenza con l’esterno, impossibilità di presentare denunce, etc..). Nessuna   decisione ufficiale di collocamento in una cella sotterranea era stata presa. In seguito,   sarebbe stato collocato nella cella n° 121 facente parte del corridoio speciale, luogo di   detenzione delle persone condannate alla pena capitale. Essendo solamente sotto accusa   e non essendo stato ancora condannato, il ricorrente riteneva che questa sistemazione   comportasse la violazione dei suoi diritti garantiti dall’Articolo 33 della legge del 15   luglio 1995. Secondo lui, la stessa legge era stata disconosciuta in ragione del suo   Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA   trattenimento, fino al 16 dicembre 1998, nella cella d’isolamento n°173 vicino ad un   certo M. O-ii, affetto da tubercolosi. Il ricorrente ha messo in evidenza che il box n° 5   della cella d’isolamento n° 173 si trovasse nei sotterranei, non avesse né una finestra   né aerazione e che a causa della bassa temperatura (tra i 5 e i 7 gradi), si fosse spesso   ammalato. Non essendo stato isolato dagli altri detenuti in quanto ex procuratore   (articolo 33 della legge del 15 luglio 1995), il ricorrente affermava che la sua vita fosse   stata messa in pericolo   23. Un rappresentante della SIZO 24/1, parte avversa, riconobbe davanti al tribunale   che, in effetti, a causa del sovraffollamento dello stabile e della mancanza di effettivi, le   condizioni «materiali» di detenzione del ricorrente non erano state sempre conformi   alla legge. In compenso, un suo trasferimento da una cella all’altra si era sempre basato   sulla decisione del capo dello stabile. Le celle erano attrezzate in maniera conforme alle   istruzioni del ministero dell’Interno e la temperatura era sufficientemente elevata.   24. Nella sentenza del 20 settembre 2001, il tribunale ricordava che un detenuto   poteva essere posto in una cella sotterranea solo se le circostanze definite dall’articolo   della legge del 15 luglio 1995 fossero riunite (vedere il paragrafo 27 qui di seguito).   Contrariamente alle esigenze dell’Articolo 6 della legge del 27 aprile 1993, il   rappresentante della SIZO 24/1 non aveva presentato delle prove valide relative alla   necessità di sistemazione del ricorrente nelle celle n°7 e n°173 che costituivano delle   celle sotterranee e non aveva dimostrato che queste misure fossero state prese allo scopo   di garantire la sicurezza dell’interessato. Il tribunale concluse che questi trasferimenti   avevano avuto luogo senza alcun fondamento, senza una decisione ufficiale del capo   dello stabile e in assenza di un rapporto medico, contrariamente alle esigenze della   legge del 15 luglio 1995. Peraltro dedusse una violazione dell’articolo 33 di questa   legge che impone la detenzione separata dei funzionari del tribunale e di altre autorità   incaricate della protezione della legge.   25. Constatando che, in virtù del regime particolare di detenzione al quale era   sottoposto nella cella sotterranea, il richiedente non avesse potuto sporgere denuncia   nel termine legale di tre mesi (Articolo 5 della legge del 27 aprile 1993), il tribunale non   considerò la sua azione decaduta, e avendolo riconosciuto vittima delle azioni illecite   dell’amministrazione della SIZO-24/1, gli allocò una somma di 3 000 rubli (109 (EUR)   circa al momento dei fatti) a titolo di danno morale.   II IL DIRITTO INTERNO PERTINENTE   26. Codice di procedura penale della RSFSR, in vigore al momento dei fatti   Articolo 223 § 3 – esame delle istanze di procedimento da parte del tribunale (   nella fase preliminare del processo)   « Le istanze di procedimento relative alla convocazione di testimoni supplementari (…)   sono accolte in tutte le circostanze»   Articolo 237- Trasmissione dell’atto d’accusa all’imputato   Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA   «Il tribunale deve notificare all’ imputato l’atto della sua accusa. (…)»   Articolo 276 §§ 1, 2 e 3 – Istanze di procedimento e loro esame (durante il   processo)   «Il presidente di sezione si rivolge al pubblico ministero, all’imputato e al suo rappresentante, oltre che   alla parte civile e al suo rappresentante (…), per sapere se desiderano formulare delle richieste di   convocazione di nuovi testimoni, di esperti o di specialisti, oltre che delle richieste di ottenimento di   prove materiali o documentarie. La parte che ha formulato una di queste richieste è tenuta a indicare le   circostanze precise di cui l’istituto esige le prove complementari.   Dopo aver ascoltato le altre parti, il tribunale deve esaminare ciascuna istanza di procedimento e   accoglierla allorché le circostanze che devono essere stabilite, rivestono d’importanza per il caso, o le   rigettare esprimendosi con un’ordinanza motivata.   Il rigetto da parte del tribunale di un’istanza di procedimento non priva la parte che l’ha formulata di   rinnovarla ulteriormente in funzione dell’avanzamento nella valutazione del caso.»   27. Legge federale relativa alla detenzione degli indagati e imputati in data 15   luglio 1995, tale che in vigore al momento dei fatti   Ai termini dell’Articolo 23 §§ 2 e 5 ( in vigore dal 1 gennaio 1998), ogni detenuto ha il   diritto di disporre di un letto singolo e lo spazio di ogni singola cella non deve essere   inferiore a 4 m² per persona. Secondo l’Articolo 24, l’amministrazione penitenziaria è   tenuta a rispettare le norme sanitarie e igieniche per la salvaguardia della salute dei   detenuti.   Secondo gli Articoli 32 § 1 e 33 §§ 1 e 2, gli indagati, imputati e condannati sono   detenuti in maniera separata. I detenuti affetti da malattie contagiose o che necessitano   di cure o controlli medici particolari sono sistemati in maniera separata e questa regola   si applica alle celle comuni e alle celle d’isolamento. Inoltre i detenuti che sono o sono   stati magistrati, funzionari delle autorità incaricate di far rispettare la legge (…) devono   ugualmente essere separati dagli altri detenuti.   Secondo l’Articolo 32, i detenuti possono essere sistemati in celle d’isolamento per una   durata superiore a 24 ore su decisione motivata del capo dell’istituto, fermo restando   che questa decisione deve essere avvallata dal procuratore. L’avvallo del procuratore   non è necessaria allorché sia altrimenti impossibile rispettare le regole sopramenzionate   di sistemazione separata dei detenuti, allorché gli interessi della protezione della vita e   della salute del detenuto l’esigano o ancora allorché il detenuto formuli per iscritto una   richiesta di sistemazione in una cella di isolamento.   Secondo l’Articolo 38, in caso di non rispetto dei loro obblighi, gli indagati e   imputati possono essere oggetto delle seguenti sanzioni: richiami, sistemazione in una   cella sotterranea o in una cella di isolamento per una durata massima di 15 giorni.   Conformemente all’Articolo 40, i detenuti possono essere sistemati in una cella di   isolamento o in una cella sotterranea per avere importunato o insultato gli altri detenuti ;   per aver aggredito gli agenti dello stabile di detenzione o altre persone; per non avere   ottemperato agli ordini legali o aver insultato gli agenti dello stabile di detenzione; per   Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA   aver disconosciuto le regole d’isolamento; per ricettazione, per produzione o consumo   di bevande alcoliche, di prodotti psicotropi o altri prodotti il cui utilizzo e possesso sono   vietati; per partecipazione ai giochi o per adescamento di minori. Il dislocamento in una   cella sotterranea è disposto dal capo dello stabile, sulla base di una relazione medica   favorevole alla possibilità di un tale dislocamento a tutela della salute del detenuto   interessato. Nella cella sotterranea i detenuti dispongono di un letto singolo oltre che di   lenzuola per la durata legale di sonno. I detenuti non hanno diritto alla corrispondenza,   agli incontri (fatta eccezione per i loro legali), all’acquisto di prodotti alimentari e da   toeletta, ad invio e ritiro di pacchi postali ed a libri, giornali, riviste e altra letteratura e   alle emissioni televisive. Essi hanno diritto a una passeggiata quotidiana di 30 minuti.   28. Legge federale del 17 gennaio 1992 relativa alla procura, come in vigore al   momento dei fatti.   Articolo 13 §1   « (…) I procuratori delle entità federali della Federazione Russa sono subordinati e rendono conto al   procuratore generale della Federazione Russa. Da quest’ultimo possono essere sollevati dalle loro   funzioni.»   Articolo 17 § 1   «Il Procuratore generale dirige il sistema della procura della Federazione Russa , emette gli ordini, le   indicazioni, le istruzioni e le disposizioni che trattano delle questioni organizzative delle attività della   procura, la cui esecuzione è obbligatoria per tutti gli agenti degli organi e sezioni della procura.»   DIRITTO   I. SULLA   DEDOTTA   VIOLAZIONE   DELL’ARTICOLO   DELLA   CONVENZIONE   29. Il ricorrente lamenta le sue condizioni di detenzione avvenuta dal 31 maggio al   dicembre 1998 nella SIZO–24/1. Considerato che soffriva d’osteocondrite acuta,   ritiene che tali condizioni di detenzione fossero contrarie all’Articolo 3 della   Convenzione che si legge nel modo seguente   « Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o   degradanti.»   1. Quanto all’eccezione preliminare del Governo   30. Il Governo ricorda che, durante la sua detenzione nella SIZO -24/1, il ricorrente   non ha adito le autorità della Procura delle sue condizioni di detenzione in questo   istituto e che lo ha fatto solo durante la sua detenzione nella prigione di Nijnii Taguil   (vedere il paragrafo 20 sopracitato). Inoltre, il 20 settembre 2001 il tribunale di primo   Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA   grado di Jéléznodorjnii riconobbe il carattere insoddisfacente delle condizioni di   detenzione del ricorrente nella SIZO – 24/1 e assegnò all’interessato 3000 rubli a titolo   di danno morale ( vedere i paragrafi 24 e 25). In queste condizioni, secondo il Governo,   il ricorrente non avrebbe dovuto proclamarsi «vittima» ai sensi dell’Articolo 34 della   Convenzione.   31. Il ricorrente rigetta questa tesi definendo ridicola la somma assegnatagli e   sostenendo che il giudizio in questione intervenne dopo due anni di processo, in seguito   a una serie di rinvii del caso tra le differenti istanze.   32. Considerata una parte delle sopracitate argomentazioni del Governo, la Corte   ricorda che l’eccezione derivante dal mancato esaurimento di tutte le vie di ricorso   interne è stata dovutamente esaminata e rigettata dalla decisione del 30 giugno 2005   sulla ricevibilità della presente richiesta. Ai sensi di questa decisione,   « nella misura in cui il ricorrente si avvale dei ricorsi disponibili in diritto interno per denunciare le   sue condizioni di detenzione e, tenendo conto del fatto che questi ricorsi hanno fatto l’oggetto d’un   esame da parte delle autorità e giurisdizioni competenti, la Corte ritiene che nel momento in cui egli si   avvale di questi ricorsi, posteriori alla detenzione contestata, ciò non lo priva del loro carattere   pertinente ai sensi degli articoli 3 e 35 § 1 della Convenzione.»   Considerato che niente giustifica di giungere a questa conclusione, la Corte non ritiene   che questa parte della richiesta contrasti con l’esaurimento delle vie di ricorso interne.   33. La Corte ricorda inoltre che ai termini dell’Articolo 55 del suo regolamento, se   la difesa intende sollevare un’eccezione di irricevibilità, lo deve fare nelle sue   osservazioni scritte o orali sulla ricevibilità della richiesta; in caso contrario, vi è   decadenza. Nel caso di specie era quindi permesso al Governo di formulare le sue   argomentazioni relative alla qualità di vittima del ricorrente durante la fase di   ricevibilità, ciò che non è stato fatto. Vista l’assenza di motivi particolari giustificanti   tale omissione, la Corte ritiene che il Governo sia considerato escluso dal farlo oggi. (   Kornakovs c. Lettonia, n° 61005/00, § 83, 15 giugno 2006; mutatis mutandis, Partito   della libertà e della democrazia (ÖZDEP) contro Turchia (GC), n° 23885/94, § 25,   CEDU 1999-VIII).   34. In ogni caso, anche se il giudizio del 20 settembre 2001 contiene un   riconoscimento della violazione dei diritti del ricorrente, agli occhi della Corte, non è   abilitato a fornire all’interessato una «sufficiente» rettifica tale da privarlo dello status di   vittima ai sensi dell’articolo 34 della Convenzione ( Cocchiarella c. Italia (GC), n°   64886/01, § 72, CEDU 2006- V; Holzinger c. Austria (n° 1), n° 23459/94, § 21,   CEDU 2001-I ; Trepachkine c. Russia, n° 36898/03, §§ 69-74, 19 luglio 2007). In   effetti, questo riconoscimento della violazione riguarda solo la liceità e l’opportunità di   dislocamento del ricorrente nelle celle di isolamento che costituiscono delle celle   sotterranee e non sulle sue condizioni di detenzione in quanto tali nelle differenti tre   celle nelle quali l’interessato aveva soggiornato (vedere il paragrafo 24 sopracitato).   Inoltre vista la sua giurisprudenza in materia ( vedere, tra gli altri, Mayzit c. Russia, n°   63378/00, §§ 39-42 e 88, 20 gennaio 2005; Trepachkine, summenzionato, §§ 95 e 101 ;   Starokadomoski contro Russia, n° 42239/02, § 91, 31 luglio 2008; Novosselov c.   Russia, n° 66460/01, § 50, 2 giugno 2005), la Corte non ritiene che una somma di 109   Euro abbia potuto offrire al ricorrente una soddisfazione intera e sufficiente a titolo di   danno morale subito. Di conseguenza, anche se non bisognerà perdere di vista   Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA   quest’aspetto del caso nell’apprezzamento dell’estensione del pregiudizio subito   dall’interessato (vedere, mutatis mutandis , Eckle c. Germania, sentenza del 15 luglio   1982, serie A n° 51,§ 66 : oltre che il paragrafo 87 qui di seguito), la Corte conclude che   il ricorrente può sempre reclamarsi vittima di una violazione dei suoi diritti garantiti   dall’Articolo 3 della Convenzione.   35. Con riguardo all’insieme delle precedenti considerazioni, l’eccezione del   Governo non può essere ritenuta e deve quindi essere rigettata.   2. Sul merito del caso   a. Argomenti delle parti   36. Il Governo afferma che, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, questo   non fu mai posto in una cella sotterranea durante la sua detenzione nella SIZO – 24/1   prolungatasi fino al 10 aprile 1999.   37. Secondo il Governo, in questo istituto, il ricorrente fu prima tenuto in una cella   di 10, 2 m² (n° 121). Il Governo ha prodotto un video mostrando questa cella nella quale   erano stati sistemati due letti in metallo, un tavolo e due sedie. I bagni sono di tipo   aperto, senza separazione dal resto dello spazio. Secondo il commento che accompagna   il video, nella cella vi è il riscaldamento, l’aerazione e le casse radio.   38. Secondo il Governo, il ricorrente fu posto nel box n° 5 della cella di isolamento   n° 173 in conformità alla sua propria richiesta scritta del 1 giugno 1998 (vedere il   paragrafo 19). Egli vi fu detenuto da solo.   Il Governo sostiene che, contrariamente a quanto afferma il ricorrente, non fu detenuto   in questa cella con altri detenuti che soffrono di tubercolosi.   I diversi box di questa cella erano inoltre separati da muri in mattoni. Nel box del   ricorrente vi era una finestra e il riscaldamento. E la temperatura era mantenuta sempre   al livello richiesto. Le misure sanitarie ed epidemiologiche erano state regolarmente   prese. La registrazione video prodotta dal Governo mostra ugualmente il box n° 5 nel   quale erano stati sistemati un letto, un tavolo e un mobiletto. Si può vedere un lavabo   senza poter tuttavia rilevare se vi è un rubinetto. A quanto pare il box non dispone di   toilette. Invece una bacinella (un vaso da notte), abbastanza grande, è visibile sotto il   letto. La luce naturale non raggiunge il box. Se si suppone che l’apertura visibile nel   muro sia una finestra che dà sull’esterno, è totalmente condannabile. Questo box è   separato dai box vicini da alcuni muri massicci. Secondo il commento che accompagna   la registrazione, il box misura 4,5m² .   39. Per ciò che riguarda la malattia del ricorrente, il Governo ammette che in effetti,   l’interessato si era più volte rivolto al servizio medico della SIZO- 24/1 per lamentarsi   dell’osteocondrite dei lombari. In seguito ad una delle sue lamentele, il 4 febbraio 1999   il ricorrente fu trasferito all’ospedale interregionale dove fu confermata la diagnosi di   osteocondrite dei lombari (certificato medico del 21 giugno 1999). L’11 febbraio 1999,   il ricorrente fu ricondotto alla SIZO – 24/1, con la motivazione che il trattamento   stazionario non fosse più necessario (certificato medico del 10 settembre 2002). In   seguito, durante la sua detenzione a Nijnii Taguil, il ricorrente fu ugualmente seguito   dal punto di vista medico. Due volte, dal 21 giugno al 10 luglio 1999 e dal 15 marzo al   aprile 2000, fu sistemato nell’ospedale somatico presso l’interessato stabile     Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA   penitenziario allo scopo di seguire un trattamento. Visto il trattamento dispensato   all’interessato, il Governo ritiene che il fatto di soffrire d’osteocondrite non sia   sufficiente da solo per conferire alla sua detenzione nella SIZO- 24/1 un carattere   inumano.   40. Il ricorrente rigetta la tesi del Governo e ribadisce le sue argomentazioni   presentate davanti al tribunale di primo grado di Jéléznodorjnii (vedere il paragrafo 22).   Rileva inoltre che il Governo non ha prodotto alcuna informazione riguardo alla cella n°   7, una cella sotterranea, nella quale fu detenuto fin dal suo arrivo nella SIZO -24/1. In   questa cella, nella quale non penetrava la luce naturale, le condizioni sarebbero state le   stesse di quelle del box n° 5 nella cella n° 173.   Il ricorrente ribadisce che, in quest’ultima cella, fu detenuto con M.O-ii che era affetto   da tubercolosi e insieme a cui era stato portato a fare il bagno e le passeggiate. Il   ricorrente rigetta la tesi del Governo secondo cui fu posto nel box n°5 sopramenzionato   su sua propria richiesta (vedere i paragrafi 19 e 38). Ritiene che tale sistemazione   intervenne su ordine di un vice- procuratore regionale.   b) Apprezzamento della Corte   41. La Corte ritiene che l’Articolo 3 consacri uno dei valori fondamentali delle   società democratiche e che non ammetta alcuna eccezione (Selmouni c. Francia [GC], n   25803/94, § 95, ECHR 1999-V).   L’Articolo 3 della Convenzione impone allo Stato di vigilare affinché tutti i prigionieri   siano detenuti in condizioni di detenzione che risultino compatibili con il rispetto della   dignità umana e che le modalità di esecuzione della misura non sottopongano   l’interessato a uno stato di afflizione o a una prova di un’intensità tale che ecceda un   livello inevitabile di sofferenza connesso alla detenzione. (vedere, tra gli altri, Ostrovar   c. Moldavia, n° 35207/03, § 79, 13 settembre 2005 ; Kafkaris c. Cipro [GC], n°   21906/04, § 96, CEDU 2008-…). Peraltro, oltre alla salute del detenuto , è il suo   benessere che deve essere assicurato in maniera adeguata con riguardo per le esigenze   pratiche della reclusione ( Sakkopoulos c. Grecia, n 61828/00, § 38, 15 gennaio 2004 ;   Kudka c. Polonia [GC], n 30210/96, § 94, CEDU 2000-XI).   Lo Stato è così tenuto, nonostante i problemi logistici e finanziari, a organizzare il suo   sistema penitenziario di maniera tale da assicurare ai detenuti il rispetto della loro   dignità umana (Soukhovoy c. Russia, n 63955/00, § 31, 27 marzo 2008; Benediktov c.   Russia , n° 106/02, § 37, 10 maggio 2007).   Allorché si valutano le condizioni di detenzione, è necessario prendere in conto i loro   effetti cumulativi oltre che le asserzioni specifiche del richiedente (Dougoz c. Grecia, n   40907/98, § 46 CEDU 2001-II).   42. La Corte ricorda ugualmente che, per cadere nell’ambito dell’Articolo 3, un   trattamento inumano deve raggiungere una soglia minima di gravità.   L’apprezzamento di questo minimo è relativo nella sostanza e dipende dall’insieme   degli elementi della causa (Labita c. Italia, sentenza del 6 aprile 200, Raccolta 2000-IV,   § 120), e soprattutto dalla natura e dal contesto del trattamento, dalla sua durata e dai   suoi effetti fisici e mentali, oltre, a volte , dal sesso, l’età, e dallo stato di salute della   vittima (Price c. Regno Unito, n 33394/96, § 24, CEDU 2001-VII; Mikadzé c. Russia,     Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA   n° 52697/99, § 108, 7 giugno 2007). Per apprezzare le prove, la Corte adotta il criterio   della prova «al di là di ogni ragionevole dubbio» ( vedere, tra gli altri, Chamaiev e altri   c. Georgia e Russia, n° 36378/02, § 338, CEDU 2005- III).   43. Nel caso di specie, il ricorrente mette in discussione le sue condizioni di   detenzione nella SIZO-24/1 nel periodo che va dal 31 maggio al 16 dicembre 1998.   Questo periodo corrisponde alla fase di indagine preliminare, essendo le contestate   condizioni di detenzione rette dalla legge del 15 luglio 1995 (vedere il paragrafo 27).   44. Secondo il ricorrente, dal suo arrivo nella SIZO -24/1, egli fu sistemato, su   ordine personale del capo dello stabile, nella cella n° 7 che costituisce una cella   sotterranea. Il regime di detenzione corrispondente gli fu applicato (limitata   corrispondenza con l’esterno, impossibilità di depositare delle doglianze, etc.…). Non è   stata presa nessuna decisione ufficiale sul suo trasferimento nella cella sotterranea. Il   Governo passò sotto silenzio questo periodo di detenzione del ricorrente. Di   conseguenza, e viste nell’insieme le condizioni materiali della detenzione nell’istituto   interessato (vedere il paragrafo 23), la Corte ritiene che le condizioni nelle quali il   ricorrente fu sottoposto nella cella sotterranea n° 7 non avrebbero potuto differire da   quelle sussistenti nel box n° 5 della cella n° 173, che era ugualmente una cella   sotterranea. La Corte inoltre non condivide la tesi del Governo secondo cui, in nessun   momento della sua detenzione all’interno della SIZO- 24/1, il ricorrente fu mai   sistemato in una cella sotterranea. In effetti i fatti stabiliti dal tribunale di primo grado di   Jéléznodorojnii dimostrano il contrario (vedere il paragrafo 24).   45. Dopo la cella d’isolamento n° 7, il ricorrente fu sistemato nella cella n° 121 che,   secondo l’interessato, faceva parte del corridoio speciale, luogo di detenzione delle   persone condannate alla pena capitale. La registrazione sottoposta dal Governo mostra   una cella abbastanza ampia con all’interno due letti. Il ricorrente non si lamentò di un   sovraffollamento in questa cella. In compenso la Corte si interroga seriamente se i bagni   aperti, senza alcuna separazione dal resto della cella, fossero tali da offrire una reale   intimità al ricorrente. ( Aliev c. Georgia, n° 522/04, § 79, 13 Gennaio 2009 ;   Kalachnikov c. Russia, n 47095/99, § 99, CEDU 2002-VI e , a contrario, Valasinas   contro Lituania, n 44558/98, § 104, CEDH 2001-VIII) e potessero quindi risultare   conformi alle esigenze dell’Articolo 3 della Convenzione.   46. Infine, fino al 16 dicembre 1998, il ricorrente fu detenuto nel box n° 5 della   cella d’isolamento n° 173 che, come stabilito dal tribunale di primo grado di   Jéléznodorjinii ( vedere il paragrafo 24), costituiva una cella sotterranea. Il Governo   afferma che questa sistemazione ebbe luogo in seguito a una richiesta scritta   dell’interessato presentata il 1 giugno 1998. Tuttavia non è stata prodotta alcuna copia   di questa richiesta. In ogni caso, secondo il tribunale summenzionato, questa   sistemazione non si fondava su una decisione ufficiale del capo dello stabile e non era   peraltro né conforme alla legge né giustificata.   47. La Corte sottolinea che, secondo l’inchiesta condotta dalla Procura nell’ottobre   del 1999 (vedere il paragrafo 20), nel box n° 5 della cella d’isolamento n° 173, non   erano presenti né un tavolo, né una panca, né delle grucce per gli abiti, né dei ripiani   per i prodotti da toeletta, né dei diffusori radio, né dei rubinetti d’acqua e né dei sistemi   d’aerazione. I bagni non rispondevano alle elementari esigenze sanitarie e d’igiene.   Secondo i risultati di questa inchiesta il box in questione come gli altri box della stessa   cella, misuravano 3,7 m² (contrariamente ai 4,5 m² sostenuti dal Governo).     Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA   Conformemente alla legge del 15 luglio 1995, lo spazio nelle celle non deve essere   inferiore a 4 m² per persona. A tale riguardo, conviene ricordare che il Comitato per la   prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) ha   fissato a 7 m² per persona la superficie minima approssimativa per una cella di   detenzione (vedere il secondo rapporto generale- CPT/Inf (92) 3, § 43).   48. Inoltre, allorché, in seguito ad un’inchiesta della Procura, l’amministrazione   della SIZO- 24/1 ha intrapreso nell’ottobre 1999 i lavori di miglioramento delle   condizioni di detenzione nel box n° 5, tra cui l’installazione di un sistema d’aerazione,   il ricorrente non vi era più detenuto dal 10 aprile 1999. Di conseguenza, il video   prodotto dal Governo in seguito alla comunicazione della richiesta mostra lo stato del   box dopo questi lavori. Tuttavia, anche dopo questi lavori, la luce naturale non penetra   nell’ambiente. Non vi sono bagni e si può dedurre che il vaso che si vede sotto il letto   serva a sostituirlo. Al di là di un problema d’igiene che tale sistema pone, esso non   offre al detenuto la possibilità di soddisfare i suoi bisogni naturali in delle condizioni di   decenza. Se si suppone invece che non sia questa l’utilità del vaso in questione, la   persona detenuta nel box non ha allora alcuna possibilità di soddisfare i propri bisogni   al momento opportuno.   49. In tal modo, la promiscuità nella quale il ricorrente fu evidentemente detenuto,   unitamente al regime d’isolamento al quale era stato sottoposto e l’assenza di un sistema   d’aerazione, di acqua e di luce naturale permette di concludere che il ricorrente fu   detenuto nel box n° 5 della cella d’isolamento n° 173 in delle condizioni non conformi   all’Articolo 3 della Convenzione. Sulla base di questa constatazione, la Corte non   ritiene necessario appurare se M. O-ii fosse malato di tubercolosi, se condividesse con   il ricorrente questa cella o vi entrasse in contatto in altri momenti della vita   quotidiana.(vedere i paragrafi 20 in fine, 22 e 40 ).   50. Tenendo conto dell’insieme delle considerazioni precedenti, la Corte ritiene che,   durante la sua contestata detenzione nella SIZO -24/1, il ricorrente fu sottoposto a delle   condizioni di natura tali da costituire un trattamento degradante.   51. Vi è stata dunque violazione dell’Articolo 3 della Convenzione.   II. SULLA DEDOTTA VIOLAZIONE DELL’ARTICOLO 6 & 2 DELLA   CONVENZIONE   52. Il ricorrente ritiene che le parole proferite dal Sig. Alexandre Lebed oltre che i   termini utilizzati nella richiesta e nell’ordinanza della sua revoca del 25 maggio e   dell’11 giugno 1998 implicano violazione dell’articolo 6 § 2 della Convenzione che è   stata così redatto:   « 2. Ogni persona accusata di un reato è presunta innocente fino a quando la   sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata.»   1. Argomenti delle parti   a) Parole proferite dal Sig. M. A. Lebed     Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA   53. La Corte ricorda che il Governo ha opposto a questa rimostranza un’eccezione   tratta dal mancato esaurimento delle vie di ricorso interne. In particolare ammettendo   che, durante le sue interviste televisive del 7, 12 e 13 maggio 1998, M. A. Lebed si era   permesso di proferire le parole poi denunciate dal ricorrente (il Governo parla della   parola «cane» e non «carogna»), il Governo ha fatto valere che, al momento dei fatti, M.   A. Lebed non fosse governatore della regione di KrasnoÏarsk, ma conduceva   semplicemente una campagna in vista della sua elezione a questo posto. Avendo vinto   queste elezioni solo il 17 maggio 1998, M. A. Lebed era, secondo il Governo, una   persona privata al momento delle interviste in questione. Di conseguenza, il ricorrente   avrebbe dovuto citare il medesimo in giudizio per far valere il suo diritto all’onore e   alla dignità, ciò che avrebbe invece omesso di fare.   54. Considerando che questa eccezione fosse direttamente legata con il merito del   caso, la Corte l’ha allegata al merito nella sua decisione sulla ricevibilità del ricorso.   55. Quanto al merito del caso, il Governo sostiene che le espressioni utilizzate da M.   A. Lebed non abbiano avuto alcun impatto sull’istruzione e l’esame giudiziario del   caso.   56. Il ricorrente rigetta gli argomenti del Governo.   b) Termini contenuti nei documenti della Procura   57. Il Governo sostiene che i documenti della procura in questione non furono   utilizzati come elementi di prova durante l’esame del caso e che non ebbero da allora   alcun impatto sull’apprezzamento dei fatti da parte delle autorità interne.   58. Il ricorrente ha continuato a sostenere la sua doglianza senza tuttavia   controbattere a questa argomentazione.   2. Apprezzamento della Corte   I. Principi generali   59. La Corte ricorda che, se il principio della presunzione d’innocenza consacrato   dal paragrafo 2 dell’Articolo 6 figura tra gli elementi di un equo processo penale   richiesto dal paragrafo 1 della stessa disposizione (Kamasinski c. Austria, sentenza del   dicembre 1989, serie A n° 168, pp. 31-32, § 62), non si limita ad una semplice   garanzia procedurale in materia penale. La sua portata è più estesa ed esige che nessun   rappresentante dello Stato o di un’autorità pubblica dichiari una persona colpevole di un   reato prima che la sua colpevolezza sia stata appurata da parte di un tribunale.(Viorel   Burzo c Romania, n° 75109/01 e 12639/02, §156, 30 giugno 2009; Moullet c Francia   (dec.), n° 27521/04, 13 settembre 2007). Tuttavia una distinzione deve essere fatta tra le   decisioni o le dichiarazioni che riflettono un sentimento di colpevolezza della persona in   questione e quelle che si limitano a descrivere uno stato di sospetto. Le prime violano la   presunzione d’innocenza, mentre le seconde sono state più volte considerate come   conformi allo spirito dell’articolo 6 della Convenzione (Marziano c. Italia, n 45313/99,   § 31, 28 novembre 2002). Inoltre una violazione della presunzione d’innocenza può   provenire non solo da un giudice o da un tribunale, ma anche da altri agenti dello Stato   (Allenet de Ribemont c. Francia, sentenza del 10 febbraio 1995, serie A n° 308, § 36;     Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA   Daktaras c. Lituania, n° 42095/98, §§ 41-42, CEDU 2000-X) e da personalità pubbliche   ( pubblici ufficiali, Buktevičius c. Lituania, n° 48297/99, § 53, CEDU 2002- II   (estratti)).   II. Parole proferite da M. A Lebed   60. La Corte sottolinea che M. A. Lebed formulò le dichiarazioni incriminate   durante delle interviste accordate ai media e diffuse il 7, 12 e 13 maggio 1998 su dei   canali televisivi nazionali e locali. All’epoca, il processo nel caso di stupro   presumibilmente commesso dal ricorrente era stato istruito da una ventina di giorni e il   ricorrente figurava solo come indagato. Il Governo conferma che M. A. Lebed proferì le   parole in questione, ma sostiene che, in compenso, al momento dei fatti, questa persona   fosse solo un candidato alle elezioni per governatore della regione di KrasnoÏarsk, in   altre parole, una persona privata e che la sua azione non potesse ingaggiare la   responsabilità dello Stato.   61. La Corte rileva che il ricorrente era il procuratore del distretto nella regione di   KrasnoÏarsk e che il caso di stupro in questione era stato istruito dalla procura di questa   regione. Considera che da quel momento l’opinione pubblica locale manifestò un certo   interesse verso questa questione morale e se ne interessò, in piena campagna elettorale,   in seguito alla notifica dei candidati che concorrevano per il posto di governatore della   regione. Conviene quindi ricordare che l’Articolo 6 § 2 non impedisce alle autorità di   informare il pubblico su delle inchieste penali in corso, ma richiede che esse lo facciano   con tutta la discrezione e tutta la riservatezza che impone il rispetto della presunzione   d’innocenza (Allenet de Ribemont, soprammenzionato, § 38). Un’importanza   considerevole si accorda quindi alla scelta dei termini impiegati. Tuttavia, la questione   di sapere se una dichiarazione implichi una violazione del principio di presunzione   d’innocenza deve essere adottata tenendo conto delle circostanze particolari nelle quali   questa dichiarazione è stata formulata (vedere,tra gli altri, Daktaras, sopramenzionato,   §§ 41 e 43).   62. Nel caso di specie, non bisogna perdere di vista che al di fuori del suo stato di   candidato per il posto di governatore della regione di KrasnoÏarsk, M. A. Lebed era, al   momento dei fatti, un generale dell’esercito in pensione, una figura importante della   società russa che aveva occupato diversi posti di alto funzionario e un uomo politico   molto conosciuto (vedere il paragrafo 8 ). A differenza del Governo, la Corte non   ritiene che il 7, 12 e 13 maggio 1998, esprimendosi in televisione, M. A. Lebed abbia   proferito le parole incriminate in qualità di «persona privata». Il Governo inoltre non ha   affermato che, additando il ricorrente come «criminale», che già da molto tempo   meritava la «gattabuia», e promettendo agli elettori di sbattere presto questa «carogna»   sul «pavimento di una prigione», M. A. Lebed non facesse riferimento al procedimento   penale relativo al ricorso nel caso di stupro diretto contro il ricorrente in data 22 aprile   (Geerings c. Paesi Bassi, n° 30810/03, 1 marzo 2007, § 43, CEDU 2007-III). La   Corte ricorda a tal riguardo che una campagna mediatica virulenta è in certi casi   suscettibile di nuocere all’equità del processo, influenzando l’opinione pubblica e,   attraverso la medesima, le giurisdizioni chiamate a pronunciarsi sulla colpevolezza di un   imputato.(vedere mutatis mutandis, Viorel Burzo, sopracitato, § 158). Secondo la   Corte, le dichiarazioni di M. A. Lebed contenenti, tra le altre cose, una promessa di   arresto del ricorrente, potevano essere ben interpretate come conferma che, secondo lui,     Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA   il ricorrente avesse commesso il reato di cui era sospettato. D’altronde, quando qualche   giorno dopo le interviste contestate, M. A.Lebed fu eletto governatore, il ricorrente,   indagato fino a quel momento, fu rapidamente arrestato e messo sotto accusa di stupro   su minore(confrontare mutatis mutandis, Mircea c. Romania, n 41250/02, §§ 74 et 75,   marzo 2007). Di particolare importanza era dunque in questa fase preliminare, ossia   prima della stessa messa sotto accusa del ricorrente nell’ambito della procedura diretta   contro di lui, di non formulare delle dichiarazioni pubbliche suscettibili di essere   interpretate come conferma che degli alti vertici ritenessero il ricorrente colpevole.   63. Così, visto il contesto delle circostanze molto particolari nelle quali le   controverse dichiarazioni di M. A. Lebed furono formulate durante delle interviste   televisive, la Corte ritiene che si trattasse di dichiarazioni di una personalità pubblica   («public official ») che ebbero come effetto d’incoraggiare il pubblico a credere nella   colpevolezza del ricorrente e pregiudicarono l’apprezzamento dei fatti che le autorità   competenti si apprestavano a compiere (confrontare Butkevičius, soprammenzionato, §   53).   64. In considerazione di tutte le motivazioni soprammenzionate, la Corte ritiene che   le dichiarazioni incriminate non rilevassero dalla protezione contro la diffamazione ad   opera di una «persona privata» e dal diritto di adire i tribunali per una contestazione che   porta su dei diritti di carattere civile. (vedere , al contrario, Zollman c. Regno Unito   (dec.), n 62902/00, CEDU 2003 – XII), supponendo ovviamente che una tale via di   ricorso esistesse in diritto interno. (v. Marchiani contro Francia) (dec.), n 30392/03,   CEDU 2008-… (estratti), relativi alla pubblicazione sul giornale Le Monde). In ogni   caso, il Governo non spiegò né la natura esatta della via di ricorso di cui rimprovera al   ricorrente il mancato esaurimento né le modalità del suo utilizzo. La sua eccezione   dedotta dal non esaurimento delle vie di ricorso deve essere allora rigettata.   65. In conclusione, su questo punto si è verificata una violazione dell’Articolo 6 § 2   della Convenzione   III. Termini contenuti nei documenti della Procura   66. Quanto alla richiesta di revoca del ricorrente, indirizzata dal procuratore   regionale al procuratore generale della Federazione Russa, la Corte ritiene che la frase   «come l’inchiesta ha stabilito, (…) il Sig. Kouzmin commise(…) uno stupro e altri atti   di carattere sessuale » serviva a esporre la sostanza dell’accusa diretta contro il   ricorrente, mentre la conclusione secondo la quale i documenti del dossier   confermavano «la sua colpevolezza» nell’aver commesso il reato, erano finalizzate a   indicare che delle sufficienti prove di colpevolezza fossero state raccolte affinché la   revoca del ricorrente fosse giustificata. Secondo la Corte, anche se il tono affermativo   adottato dal procuratore regionale suscitò qualche preoccupazione, la controversa   richiesta descriveva piuttosto uno stato di sospetto, facendo appello alla revoca   dell’interessato e non implicava una constatazione di colpevolezza (confrontare   Daktaras, sopramenzionato §§ 13 e 44; Viorel Burzo sopramenzionato, § 163 in fine;   Buktevičius, sopramenzionato § 52; Marchiani, decisione soprammenzionata, relativa al   rapporto di un procuratore generale francese trasmesso al presidente del Parlamento   europeo).     Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA   67. Per ciò che riguarda l’ordinanza di revoca del ricorrente, emessa dal procuratore   generale, la Corte ritiene che i frammenti di frase tale che «stuprò», «commise su di lei   altri atti di carattere sessuale», «un tale comportamento attenta all’immagine del   procuratore» e «deve essere revocato in ragione di un inadempimento indegno»   costituiscono delle affermazioni prive di qualsiasi sfumatura e di precauzioni e che il   loro uso fu inappropriato. Nondimeno, conviene tener conto del contesto specifico nel   quale questi termini furono usati e che in realtà questi ultimi non erano finalizzati a   dichiarare il ricorrente colpevole, ma a farlo dimettere dalle sue funzioni di garante del   rispetto della legge in ragione di procedimenti penali diretti contro di lui e della sua   messa sotto accusa per stupro intervenuta nel frattempo (vedere i paragrafi 10 e 12   sopracitati) In effetti, con riguardo all’Articolo 6 § 2 della Convenzione, ciò che conta è   il senso reale delle dichiarazioni in questione, e non la loro forma letterale (Lavents   contro Lettonia, n° 58442/00, § 126, 28 novembre 2002). La Corte attribuisce   importanza al fatto che queste affermazioni non furono formulate dal Procuratore   generale nella sua qualità di alto funzionario che informa il pubblico sul caso penale in   corso. In effetti il procuratore generale utilizzò dei termini controversi nel quadro di una   decisione motivata, a uso interno della Procura, nella sua qualità di superiore gerarchico   del ricorrente e di dirigente dell’insieme delle procure della Federazione Russa. (vedere   il paragrafo 28). E poiché questa ordinanza non era destinata al pubblico, non risulta   dal dossier che i suoi termini siano potuti divenire di dominio pubblico.   68. In queste condizioni, la Corte ritiene che, anche se fu incauto l’impiego di   termini controversi nella richiesta e nell’ordinanza di revoca del ricorrente, non erano,   nelle circostanze specifiche del caso, di natura tale da indurre l’opinione pubblica a   credere nella colpevolezza del ricorrente o a pregiudicare l’apprezzamento dei fatti da   parte delle giurisdizioni competenti (v. a contrario, Samoila e Cionca c. Romania, n   33065/03,§§ 93-95, 4 marzo 2008; Ismoilov e altri c. Russia, n° 2947706, §168, 24   aprile 2008).   69. Non vi è stata dunque violazione dell’Articolo 6 § 2 della Convenzione su   questo punto.   IV. SULLA DEDOTTA VIOLAZIONE DELL’ARTICOLO 6 § 3 d) DELLA   CONVENZIONE   70. Affermando di non aver ricevuto, prima dell’inizio del processo, l’atto di accusa   completo che comportava infine la lista dei testimoni che i giudici avrebbero dovuto   convocare, il ricorrente ritiene che i suoi diritti garantiti dall’Articolo 6 § 3 d) della   Convenzione non furono riconosciuti.   71. Considerato che i diversi diritti enumerati all’Articolo 6 § 3 in termini non   esaustivi rappresentano degli aspetti, tra gli altri, della nozione di processo equo in   materia penale (Georgios Papageorgiou c. Grecia, n 59506/00, § 35, CEDU 2003- VI   (estratti), la Corte esaminerà il ricorso del ricorrente sotto l’angolo dei paragrafi 1 e 3   dell’Articolo 6 della Convenzione (vedere, tra molti altri, Lucà c. Italia, n ° 333354/96,   § 37, CEDU 2001-II) le cui disposizioni pertinenti si leggono così:   «Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente (…) da un tribunale (…) il quale   sia chiamato a pronunciarsi (…) sulla fondatezza di ogni accusa penale formulata nei suoi confronti ;   (…)»     Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA   3. Ogni accusato ha diritto di : (…)   d) esaminare o far esaminare i testimoni a carico ed ottenere la convocazione e l’esame dei testimoni a   discarico nelle stesse condizioni dei testimoni a carico; (…)»   1. Argomenti delle parti   72. Il 6 novembre 1998 il Governo presentò una ricevuta di consegna firmata dal   ricorrente per dimostrare che, conformemente all’Articolo 237 del codice di procedura   penale (CPP), una copia integrale dell’ atto d’accusa era stato trasmesso all’interessato   nei termini stabiliti. Il ricorrente avrebbe lui stesso confermato questo fatto durante la   prima udienza di giudizio. E dunque non si sarebbe mai lamentato, né prima né dopo il   suo rinvio a giudizio, riguardo alla trasmissione di un atto di accusa incompleto. Alla   prima udienza di giudizio, riprendendo la lista dei testimoni allegata all’atto di accusa, il   tribunale avrebbe enumerato nella sua ordinanza i nomi dei testimoni da convocare e   tutti questi sarebbero dovuti essere interrogati in seguito. In nessun momento, il   ricorrente e il suo rappresentante avrebbero richiesto la convocazione di testimoni   supplementari (Articolo 223 § 3 del CPP). A sostegno delle sue affermazioni, il   Governo produsse i processi verbali delle udienze tenute davanti ai primi giudici.   73. Il ricorrente spiega che l’atto di accusa completo prodotto davanti alla Corte   oltre che la ricevuta di consegna risultano essere dei documenti diversi da quelli da lui   ricevuti. Alla conclusione dell’istruzione gli era stato trasmessa solo la prima pagina   dell’atto di accusa , e in seguito alle sue reiterate richieste, durante un’udienza di   giudizio aveva ricevuto la versione completa di questo documento accompagnato dalla   lista dei testimoni. Il ricorrente produsse davanti alla Corte copia di un’ordinanza   manoscritta risultante di pessima qualità e quasi illeggibile. La data non era visibile. Si   tratterebbe di un’ordinanza attraverso la quale, probabilmente durante l’istruzione il   processo( vedere il paragrafo 26 ), il tribunale di primo grado attira l’attenzione delle   autorità d’istruzione su certe irregolarità commesse durante l’indagine preliminare. Vi si   potrebbe effettivamente leggere che l’atto di accusa preparato dalle autorità d’istruzione   non portasse l’avvallo del procuratore e che non fosse stata allegata la lista dei testimoni   che i giudici avrebbero dovuto convocare. Il ricorrente ne deduce che il fatto di non   aver a disposizione , alla chiusura dell’indagine preliminare, la lista dei testimoni da   convocare davanti ai giudici gli impedì di far interrogare molteplici testimoni a   discarico, ossia la Sign.ra O.A.b-ein (vedere il paragrafo 15), la Sign.ra I. V. P-va   (persona presso cui il ricorrente e il suo autista si recarono nella notte in questione dopo   che il ricorrente aveva commesso i fatti incriminati), il Sig. A. V. V-kh (capo del   commissariato di polizia che ha registrato la doglianza della madre della vittima), le   Signore S.G. S-va (persona presso cui l’autista del ricorrente si recò, cosa che permise   al ricorrente di rimanere solo con la vittima nel palazzo della Procura) e E. A. L- va   (sorella della vittima), oltre che quattro persone che avevano assistito, in qualità di   testimoni, all’ispezione del luogo del reato. Il ricorrente sostiene che, durante l’esame   giudiziario del caso, formulò per iscritto e oralmente diverse richieste di convocazione   di questi testimoni. Il tribunale avrebbe, ogni volta, rinviato l’esame delle sue richieste a   una fase ulteriore della procedura senza mai esaminarlo.     Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA   74. Nelle sue osservazioni complementari, il ricorrente aggiunse alla lista dei   testimoni sopracitati, i nomi di K-in, C-ov, C-va e K-va, rinviando una pagina del suo   dossier penale che li riguardava, lamentandosi dell’assenza della loro convocazione.   2. Apprezzamento della Corte   75. La Corte ricorda, da una parte, che l’Articolo 6 § 3 della Convenzione lascia alle   autorità interne il compito di giudicare l’utilità di un’offerta di prova da parte dei   testimoni nel senso «autonomo» del termine, e che dall’altra parte, non esige la   convocazione e l’interrogatorio di ogni testimone a discarico (Vidal c. Belgio, sentenza   del 22 aprile 1992, serie A n° 235-B, § 33). L’Articolo 6 § 3 ha come scopo essenziale   una «completa uguaglianza delle armi» e ciò che risulta rilevante è di apprezzare se la   procedura contestata dal ricorrente, considerata nel suo insieme, rivesta il carattere di   equità richiesto dal paragrafo 1 dello stesso Articolo.   76. La Corte sottolinea che , secondo la ricevuta di consegna prodotta dal Governo,   l’atto di accusa è stato trasmesso al ricorrente il 6 novembre 1998. Né davanti alle   giurisdizioni interne né davanti alla Corte, il ricorrente ha messo in discussione   l’autenticità della firma apposta su questo documento. In queste condizioni, la Corte   dubita che l’interessato possa aver ricevuto unicamente, come egli afferma , la prima   pagina dell’ atto di accusa senza formulare commenti appropriati sull’avviso di   consegna corrispondente o senza semplicemente rifiutare di ricevere un documento così   importante che risultava incompleto. Inoltre, dal processo verbale dell’udienza del 19   novembre 1998, risulta che il presidente di sezione rese noti diversi elementi del caso   penale, compresa la data di trasmissione dell’atto di accusa al ricorrente. Quest’ultimo   non si oppose a una tale affermazione né denunciò che il documento che gli era stato   trasmesso il 6 novembre 1998 fosse incompleto. Allo stesso tempo, nel dossier figura   l’ordinanza manoscritta, menzionata al paragrafo 73, la quale, da quello che si può   leggere, mostrerebbe che la lista dei testimoni non fosse effettivamente allegata all’atto   di accusa preparato dalle autorità d’istruzione. Tuttavia, agli occhi della Corte, il fatto   che, durante il rinvio del caso a giudizio, il tribunale si sia visto trasmettere dalle   autorità d’istruzione un atto d’accusa incompleto non dimostra affatto che questo stesso   tribunale, mentre egli denunciava questa irregolarità, notificò al ricorrente la versione   difettosa del documento in questione (Articolo 237 del CPP).   77. Quale che sia la verità su questo punto, la Corte accorda un’importanza decisiva   ai due aspetti seguenti. In primo luogo, perfino in caso di ricevuta di un atto di accusa   senza la lista dei testimoni da convocare, né il diritto né la pratica giudiziaria interni   impedivano al ricorrente d’indirizzare, per iscritto o oralmente, al tribunale adito del   caso tutte le richieste di convocazione dei testimoni le cui deposizioni potevano ,   secondo lui, rivestire una certa importanza per la determinazione della fondatezza   dell’accusa diretta contro di lui (Articoli 222 § 3 e 276 CPP). Ma nessuna richiesta   scritta di questo genere fu presentata davanti alla Corte. I processi verbali delle udienze   non menzionano richieste orali di convocazione dei testimoni che il ricorrente avrebbe   formulato davanti ai giudici. Se è vero che, secondo questi processi verbali, ad un certo   punto, il ricorrente richiese ai giudici di includere nel dossier una «richiesta di   procedura scritta» che aveva loro trasmesso, niente prova che si trattasse di una richiesta     Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA   di convocazione dei testimoni. In ogni caso, il presidente della sezione dichiarò seduta   stante che la richiesta di procedura in questione era, come lo desiderava il ricorrente,   inclusa nel dossier. Il ricorrente non formulò , né in questo momento né in seguito, una   rivendicazione specifica riguardo a tale decisione. Da allora, secondo i documenti del   dossier in suo possesso, la Corte non ha stabilito che, aditi di una richiesta da parte del   ricorrente di convocare dei testimoni, i giudici non reagirono . In secondo luogo, il   ricorrente non spiegò quale fosse l’utilità delle prove che i testimoni in questione   potessero fornire (vedere i paragrafi seguenti).   78. Risulta dall’atto di accusa prodotto dal Governo che le autorità d’istruzione   ritenevano necessaria la convocazione da parte dei giudici di 36 testimoni, tra cui le   signore O. A. B-ein, S.G. S-va e E.- A. L.va e il Sig. A. V. V-kh (vedere il paragrafo   73). Di conseguenza, pur supponendo perfino che il ricorrente, prima dell’inizio del   processo, sia entrato in possesso solo della prima pagina dell’atto di accusa, ciò non   impedisce che, nei fatti, la convocazione dei quattro testimoni della difesa che egli   voleva fossero interrogati sia stata prevista a partire da questa fase del procedimento.   Secondo i documenti del dossier, la Sig.ra O.A. B-ein, il Sig. a.V. V-kh, le signore S. G.   S-va furono effettivamente convocati dai giudici in conformità all’avviso delle autorità   d’istruzione ed è in presenza del ricorrente, nell’udienza del 19 novembre 1998, che il   presidente della sezione notificò alle parti la mancata comparizione di questi testimoni   in ragione della loro lontananza geografica, motivazione legittima secondo la pratica   giudiziaria interna. Non risulta dal dossier che il ricorrente abbia contestato tale   motivazione di non comparizione e che abbia chiesto che il tribunale ordinasse di   condurre queste persone, spiegando l’importanza delle deposizioni che avrebbero potuto   rendere in suo favore (Articolo 73 del CPP). D’altronde, perfino alla Corte, il ricorrente   non ha spiegato l’utilità delle prove che i testimoni in questione sarebbero stati chiamati   a fornire in vista della dimostrazione della verità (Tarau c. Romani, n 3584/02, § 71, 24   febbraio 2009).   79. In ragione dell’assenza dei tre testimoni sopramenzionati, i giudici nazionali   furono portati a fondarsi sulle deposizioni fatte da queste persone davanti alle autorità   d’istruzione. Secondo queste deposizioni, la signora O. A. B-ein confermava soprattutto   il fatto che, la sera in questione, lei stessa e la vittima erano salite sulla macchina di   servizio del ricorrente, guidata dall’autista della Procura; che in seguito si erano recati   tutti e quattro in Procura per consumare dell’alcol; che ella stessa e l’autista erano andati   via abbastanza presto e che la vittima e il ricorrente erano rimasti soli. La Sig.ra S.G. S-   va confermò che, la sera in questione, l’autista si era recato nel suo negozio prima di   ritornare in procura. Ed è durante questa assenza dell’autista che il ricorrente era rimasto   solo con la vittima. Né davanti alle giurisdizioni interne né davanti alla Corte, i fatti qui   soprammenzionati furono smentiti dal ricorrente. L’autista e la vittima, ascoltati dai   giudici e confrontati con il ricorrente, confermarono d’altro canto questi fatti. In queste   condizioni, resta sconosciuta quale offerta di prova supplementare l’interessato volesse   ottenere da questi testimoni durante la fase di giudizio. Nessuna precisione a tale   proposito fu fornita dall’interessato alla Corte. Il Sig. M.A.V.-kh confermò il fatto che   passando dal commissariato, la madre della vittima non avesse subito voluto sporgere   denuncia ma l’avesse fatto qualche ora più tardi.   80. Per ciò che riguarda la sorella della vittima e delle persone che avevano assistito   all’ispezione dei luoghi del reato, come precedentemente indicato, niente impediva al     Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA   ricorrente di richiedere la loro convocazione alla prima udienza di giudizio o in seguito   e ciò anche in assenza della versione completa dell’atto di accusa. Non risulta dal   dossier che il ricorrente richiese ai giudici di ascoltare queste persone. Davanti alla   Corte, non spiegò in cosa la loro audizione fosse importante per la dimostrazione della   verità (Perna c. Italia (GC), n 48898/99 §§ 29 e 32, CEDH 2003-V).   81. Per ciò che riguarda i testimoni K-in, C-ov, C-ova e K-va (vedere il paragrafo   74), il ricorrente sollevava la rimostranza che li riguardava solo nelle osservazioni   complementari senza spiegare il ruolo di queste persone nel caso penale in questione e   l’utilità delle prove che esse avrebbero potuto offrire (Patsouria c. Georgia n°   30779/04, § 89, 6 novembre 2007). Rinviò semplicemente a una pagina di dossier   penale che li riguardava e che non produsse davanti alla Corte. Niente dimostra che   richiese la convocazione di questi testimoni alle giurisdizioni interne motivandone la   richiesta o che questi rigettarono questa richiesta senza averla dovutamente esaminata.   82. In assenza di spiegazioni sull’utilità delle prove che i testimoni menzionati ai   paragrafi precedenti potevano offrire, la Corte può solo supporre che, in vista delle   preoccupazioni formulate dalla difesa alle giurisdizioni interne (vedere il paragrafo 14   in fine qui sopra), il ricorrente desiderava fare interrogare alcuni di loro, in particolare   M.A.V. V-kh, per motivare la sua tesi secondo la quale la polizia e l’istruttore avevano   fatto pressioni sulla madre della vittima per farle sporgere denuncia e, in seguito alla   falsificazione di certi documenti, queste autorità erano riuscite a fare imprigionare il   ricorrente per stupro. Tuttavia ciò che conta a tale proposito è che, secondo i processi   verbali figuranti nel dossier, queste richieste furono esaminate durante le udienze, il   ricorrente fu confrontato a un certo numero di poliziotti direttamente implicati nella   registrazione della denuncia, al magistrato incaricato delle indagini preliminari oltre   che al vice di quest’ultimo e poté, nel rispetto dell’uguaglianza d’armi, difendere la sua   posizione.   83. Con riguardo all’insieme delle considerazioni precedenti, la Corte ritiene che   nel caso di specie non vi sia stata violazione dell’Articolo 6 §§ 1 e 3 d) della   Convenzione.   V. SULL’APPLICAZIONE DELL’ARTICOLO 41 DELLA CONVENZIONE   84. Ai sensi dell’Articolo 41 della Convenzione,   «Se la Corte dichiara che vi è stata violazione della Convenzione o dei suoi protocolli e se   il diritto interno dell’Alta Parte contraente non permette se non in modo imperfetto di rimuovere le   conseguenze di tale violazione, la Corte accorda, se del caso, un’equa soddisfazione alla parte lesa»   85. Il 7 luglio 2005, informandolo della ricevibilità parziale del suo ricorso, la Corte   invitò il ricorrente a sottoporre, prima del 12 settembre 2005, le sue richieste a titolo di   riparazione equa nel caso di specie. Il ricorrente non rispose. Tuttavia dopo aver   ricevuto le osservazioni complementari del Governo, affermò che,secondo lui, lo Stato   russo doveva versargli un’indennità per riparare il pregiudizio causato. Non richiese   alcuna somma a titolo di spese e costi.   86. La Corte ribadisce che non riconosce alcuna somma a titolo di soddisfazione   equa se non dal momento in cui le cifre pretese e i giustificativi necessari non siano stati     Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA   sottoposti nel termine impartito a tal proposito dall’Articolo 60 § 1 del regolamento   (Fadil Yilmz c. Turchia, n 28171/02, § 26, 21 luglio 2005)   87. In applicazione di questi principi, la Corte ritiene che non vi sia motivo di allocare   una somma a titolo di soddisfazione equa nel caso di specie.   PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE,   1. Rigetta , all’unanimità, le eccezioni preliminari del Governo;   2. Dichiara, all’unanimità, che vi sia stata violazione dell’Articolo 3 della   Convenzione;   3. Dichiara, con quattro voti contro tre, che vi sia stata violazione dell’Articolo 6 § 2   della Convenzione quanto alle dichiarazioni pubbliche fatte da M. A. Lebed;   4. Dichiara, all’unanimità, che non vi sia stata violazione dell’Articolo 6 § 2 della   Convenzione quanto ai termini contenuti nei documenti della Procura;   5. Dichiara, all’unanimità, che non vi sia stata violazione dell’Articolo 6 §§ 1 e 3 d)   della Convenzione;   6. Dichiara, all’unanimità, che non vi siano le basi per allocare una somma a titolo di   soddisfazione equa nel caso di specie.   Redatto in francese, poi comunicato per iscritto il 18 marzo 2010, in applicazione   dell’Articolo 77 §§ 2 e 3 del regolamento.   Claudia Westerdiek   Presidente   Peer Lorenzen Cancelliere   Alla presente sentenza si trova allegata, conformemente agli Articoli 45 § 2 della   Convenzione e 74 § 2 del regolamento, la spiegazione delle seguenti opinioni separate:   - Opinione in parte discordante del giudice Lorenzen a cui   aderiscono i giudici Maruste e Lazarova Trajkovska;   - Opinione in parte discordante del giudice Maruste   PL   CW     Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA     Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA   OPINIONE IN PARTE DISCORDANTE DEL GIUDICE LORENZEN A CUI   ADERISCONO I GIUDICI MARUSTE E LAZAROVA TRAJKOVSKA   (Traduzione)   Nel caso di specie, non posso sottoscrivere la conclusione della maggioranza   secondo la quale vi sia stata violazione dell’Articolo 6 § 2 in ragione delle dichiarazioni   fatte da M. A. Lebed. Eccone la motivazione:   Nella sua giurisprudenza, la Corte è spesso giunta ad una violazione di questa   disposizione allorché delle dichiarazioni erano state fatte riguardo alla colpevolezza del   ricorrente prima della sua condanna definitiva, per un’ reato penale, da parte di un   tribunale, ma queste soluzioni si sono fino ad ora sempre limitate alle dichiarazioni di   “agenti dello Stato”. Nella maggior parte dei casi, si trattava di proposte formulate sia   dai tribunali prima di una condanna nel quadro del processo diretto contro un ricorrente   o nel quadro di un’altra procedimento, sia da persone appartenenti all’amministrazione   pubblica, alla polizia o ad altre autorità intervenute nel procedimento penale. Le   dichiarazioni fatte da altri agenti dello Stato hanno ugualmente dato luogo talvolta a una   constatazione della violazione dell’Articolo 6 § 2 allorché vi era un legame tra l’agente   dello Stato e il procedimento penale diretto contro il ricorrente. Il caso Butkevicius c.   Lituania citato al paragrafo 63 della sentenza ne costituisce un esempio.   Nel caso di specie, M. A. Lebed deve senza alcun dubbio essere considerato come   una personalità molto conosciuta in Russia, ma ciò da solo non lo rende un agente dello   Stato. Egli ha formulato le sue dichiarazioni relative al ricorrente nell’ambito della sua   campagna elettorale al posto di governatore a un’epoca in cui non era stato ancora eletto   e niente indica che le sue proposte fossero legate ad altre funzioni ufficiali che avrebbe   esercitato in quel momento.   Di conseguenza la constatazione di una violazione in ragione delle dichiarazioni   fatte da M. A. Lebed va al di là della giurisprudenza della Corte. Si potrebbe certo   pensare di estendere questa giurisprudenza, ma a parte il fatto che tale giurisprudenza   dovrebbe emanare da una Grande Camera, non vi sarei comunque favorevole.   Prima di tutto, ne risulterebbe un’insicurezza giuridica, perché apparirebbe   difficile dare una definizione sufficientemente precisa del tipo di persone che   quest’estensione dovrebbe inglobare. In secondo luogo, non vedo come si possa   attribuire ad uno Stato una responsabilità per delle dichiarazioni formulate da persone   che non appartengono all’ amministrazione pubblica. In terzo luogo, una tale estensione   non è necessaria, poiché le disposizioni che reggono la diffamazione offrono una   protezione sufficiente contro delle dichiarazioni incriminanti fatte dai particolari e che,   a dispetto dell’applicazione di queste regole da parte delle giurisdizioni nazionali, è   possibile invocare l’Articolo 8 o -secondo le circostanze- l’Articolo 6 § 2 della   Convenzione relativamente ai motivi di una decisione giudiziaria. Il ricorrente non ha   mai rimesso in discussione le dichiarazioni di M. A. Lebed nel quadro di una   procedimento per diffamazione davanti ai tribunali russi.   OPINIONE IN PARTE DISCORDANTE DEL GIUDICE MARUSTE   (Traduzione)     Copyright © 2010 UFTDU   KOUZMIN C. RUSSIA   Approvo senza riserve i motivi esposti dal giudice Lorenzen nella sua opinione in   parte discordante, ma tengo ad apportare una precisazione, ossia che M. A. Lebed ha   fatto la sua dichiarazione durante un dibattito o una campagna politica pubblica, nel   quadro delle quali i limiti della libertà d’espressione e d’opinione sono manifestamente   più estesi che per le dichiarazioni e opinioni formulate da agenti dello Stato su una   procedura giudiziaria pendente e sulla colpevolezza di una persona.     Copyright © 2010 UFTDU

© Rada Europy / Europejski Trybunał Praw Człowieka, źródło: HUDOC (hudoc.echr.coe.int), pozyskano 13.07.2026. · Źródło