7615/03
WyrokETPCz2008-07-29ECLI:CE:ECHR:2008:0729JUD000761503
Analiza orzeczenia
Sekcja wygenerowana przez AI na podstawie treści orzeczenia — nie stanowi cytatu.
Zagadnienie prawne
Czy przewlekłość postępowania krajowego dotyczącego renty inwalidzkiej, połączona z niewystarczającym zadośćuczynieniem i znacznym opóźnieniem w wypłacie krajowej rekompensaty, naruszyła prawo do rozpoznania sprawy w rozsądnym terminie z art. 6 ust. 1 Konwencji?Ratio decidendi
Trybunał uznał, że łączny czas trwania postępowania krajowego (ponad 8 lat i 9 miesięcy w dwóch instancjach) był nadmierny. Dodatkowo, Trybunał stwierdził, że znaczne opóźnienie (ponad 39 miesięcy) w wypłacie zadośćuczynienia przyznanego na mocy ustawy Pinto za przewlekłość postępowania krajowego stanowiło okoliczność obciążającą i pogłębiło naruszenie art. 6 ust. 1. W konsekwencji, skarżąca zachowała status „ofiary” pomimo krajowego zadośćuczynienia, a całościowa długość postępowania, włączając w to opóźnienie w wypłacie, była niezgodna z wymogiem „rozsądnego terminu”.Stan faktyczny
Skarżąca, Maria Romano, złożyła w 1992 roku wniosek o rentę inwalidzką we Włoszech. Postępowanie krajowe trwało ponad osiem lat i dziewięć miesięcy w dwóch instancjach, zanim jej wniosek został ostatecznie odrzucony. W 2001 roku skarżąca złożyła skargę na przewlekłość postępowania na mocy ustawy Pinto, uzyskując w 2002 roku zadośćuczynienie w wysokości 2 000 euro, które jednak zostało wypłacone dopiero w 2005 roku, ponad 39 miesięcy po wydaniu decyzji.Rozstrzygnięcie
Trybunał stwierdza naruszenie art. 6 ust. 1 Konwencji. Trybunał zasądza na rzecz skarżącej 2 050 euro za szkodę niemajątkową, 3 300 euro za dodatkową frustrację wynikającą z opóźnienia w wypłacie krajowej rekompensaty oraz 1 000 euro na pokrycie kosztów i wydatków postępowania przed Trybunałem.Pełny tekst orzeczenia
MARIA ROMANO c. ITALIA ricorso n. 7615/03
sezione II^, 29 luglio 2008
FATTO In data 17 gennaio 1992, la ricorrente, Maria Romano, , depositava un ricorso dinanzi il Pretore di Benevento in funzione di Giudice del Lavoro al fine di ottenere il riconoscimento del suo diritto a percepire una pensione di invalidit�. In data 28 febbraio 1992, il Pretore fissava la prima udienza al 26 ottobre 1993. Con sentenza del 26 novembre 1999, depositata in data 9 dicembre 1999, il Pretore rigettava la domanda della ricorrente. Il 20 dicembre 1999, la ricorrente proponeva appello avverso tale decisione dinanzi il Tribunale di Benevento. La prima udienza veniva fissata al 27 dicembre 1999 e la causa veniva poi rinviata per la precisazione delle conclusioni al 15 marzo 2000. Con ordinanza pronunciata all'udienza del 18 ottobre 2000, il cui testo veniva depositato il 27 ottobre 2000, il Tribunale rigettava l'appello proposto. In data 17 luglio 2001, la ricorrente adiva la Corte di Appello di Roma in virt� della legge n. 89/2001 al fine di lamentare l'eccessiva durata del procedimento in questione chiedendo la somma di 10.329,14 a titolo di danno morale. Con decreto del 14 marzo 2002, depositato in data 6 maggio 2002, la Corte di Appello rilevava il superamento di una durata ragionevole, e riconosceva, in via equitativa, la somma di 2.000,00 per il danno morale e l'ulteriore somma di 800,00 per le spese di lite. Tale decisione non veniva notificata e passava in giudicato in data 21 giugno 2003. Con lettera del 26 luglio 2002, la ricorrente informava la Corte dell'esito della procedura nazionale e la pregava di riprendere l'esame del suo ricorso. Le somme riconosciute in esecuzione della decisione ex lege Pinto sono state liquidate in data 9 agosto 2005.
DIRITTO Con ricorso introdotto dinanzi la Corte europea dei diritti dell'uomo in data 26 ottobre 1999, la ricorrente ha lamentato la violazione dell'art. 6 � 1 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libert� fondamentali (di seguito la CEDU) per l'eccessiva durata del procedimento interno. La Corte ha ritenuto il ricorso ricevibile sotto il profilo dell'art. 6 � 1 CEDU per l'insufficienza della riparazione riconosciuta al ricorrente nonch� per il ritardo con cui sono state liquidate le somme riconosciute dalla Corte di Appello di Roma e del lasso di tempo occorso per ottenere la liquidazione delle stesse, per cui ha dichiarato la sussistenza della qualit� di "vittima" ai sensi dell'art. 34 CEDU (cfr. sent. 5 giugno 2007, Delle Cave e Corrado c. Italia, �� 26-31, e sent. 29 marzo 2006, Cocchiarella c. Italia). La Corte ha, inoltre, ritenuto tale doglianza non manifestamente infondata ai sensi dell'art. 35 CEDU. Sotto il profilo dell'art. 6 � 1 CEDU, la Corte ha osservato che il procedimento di cui si lamenta l'irragionevole durata ha avuto una durata complessiva di oltre otto anni e nove mesi per due gradi di giudizio. La Corte ha altres� rilevato che la somma riconosciuta dalla Corte di Appello di Roma � stata liquidata oltre trentanove mesi dopo la data di deposito di detta pronuncia, il che rappresenta un circostanza aggravante in un contesto di violazione dell'art. 6 � 1 per irragionevole durata. Pertanto, in conformit� con la sua giurisprudenza sul punto, la Corte ha ritenuto tale durata eccessiva e non rispondente ad una "durata ragionevole" e ha dichiarato la violazione dell'art. 6 � 1 CEDU.
APPLICAZIONE DELL'ARTICOLO 41 CEDU A. Danno La ricorrente ha chiesto la somma 13.350,00 a titolo di danno non patrimoniale. La Corte ha osservato che in mancanza di un rimedio interno, e tenuto conto dell'oggetto della controversia, avrebbe potuto liquidare la somma di 9.000,00, mentre la Corte di Appello di Roma ha riconosciuto circa il 22% di tale importo. Tuttavia, in considerazione dell'esistenza del rimedio Pinto, nonch� della giurisprudenza adottata nel caso Cocchiarella c. Italia del 29 marzo 2006, �� 139-142 e 146, la Corte ha riconosciuto al ricorrente, in via equitativa, la somma di 2.050,00 ed, inoltre, la somma di 3.300,00 per la frustrazione supplementare derivata dal ritardo nel versamento delle somme liquidate dalla Corte di Appello di Roma.
B. Spese La ricorrente ha chiesto la somma di 5.971,00 a titolo di spese legali relative alla procedura dinanzi la Corte. La Corte, ha ricordato la sua giurisprudenza secondo cui il rimborso delle spese legali pu� essere ottenuto solo allorquando viene stabilita la loro effettivit�, necessit� ed il carattere ragionevole degli importi richiesti (cfr. sent. 24 gennaio 2008, Can e altri c. Turchia, � 22). Alla luce di tali considerazioni, la Corte, con riferimento al procedimento interno, ha ritenuto ragionevoli le somme liquidate dalle giurisdizioni interne mentre, decidendo in via equitativa, come previsto dall'art. 41 CEDU, ha liquidato la somma complessiva di 1.000,00 per le spese della procedura a Strasburgo.
C. Interessi moratori La Corte ha ritenuto che il calcolo degli interessi moratori deve essere effettuato secondo il tasso di interessi pari a quello marginale della Banca Centrale Europea, maggiorato di tre punti percentuali.
© Rada Europy / Europejski Trybunał Praw Człowieka, źródło: HUDOC (hudoc.echr.coe.int), pozyskano 12.07.2026. · Źródło