896/04
WyrokETPCz2008-01-15ECLI:CE:ECHR:2008:0115JUD000089604
Analiza orzeczenia
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Zagadnienie prawne
Czy automatyczne wpisanie do rejestru upadłości i wynikające z tego ograniczenia, bez oceny sądowej, narusza prawo do poszanowania życia prywatnego z art. 8 Konwencji, oraz czy brak skutecznego środka odwoławczego w tej kwestii narusza art. 13 Konwencji?Ratio decidendi
Trybunał uznał, że automatyczne wpisanie skarżącej do rejestru upadłości, brak oceny i kontroli sądowej nad wynikającymi z tego ograniczeniami oraz długi czas potrzebny na rehabilitację, stanowiły naruszenie prawa do poszanowania życia prywatnego skarżącej, chronionego przez art. 8 Konwencji. W odniesieniu do art. 13, Trybunał stwierdził naruszenie, ponieważ państwo pozwane nie przedstawiło przekonujących argumentów na istnienie skutecznego środka odwoławczego w prawie krajowym, który mógłby zaradzić tym ograniczeniom.Stan faktyczny
Skarżąca, pani Mazzon, prowadziła działalność handlową. 16 sierpnia 1989 roku Sąd w Benevento ogłosił upadłość jej spółki oraz jej osobistą upadłość. W 1991 roku zatwierdzono listę wierzytelności, a na majątku skarżącej zajęto mienie. Mimo że cztery odwołania od listy wierzytelności zostały uwzględnione przez sąd w latach 1994-1997, procedura upadłościowa nadal była w toku we wrześniu 2007 roku.Rozstrzygnięcie
Trybunał stwierdził naruszenie art. 8 Konwencji oraz naruszenie art. 13 Konwencji. Odrzucił żądanie odszkodowania za szkodę majątkową, uznając stwierdzenie naruszenia za wystarczające zadośćuczynienie za szkodę niemajątkową. Zasądził 2000 EUR na pokrycie kosztów i wydatków.Pełny tekst orzeczenia
MAZZON c. ITALIA ricorso n. 896/04
sezione II^, 15 gennaio 2008
FATTO
Con sentenza del 16 agosto 1989, il Tribunale di Benevento dichiarava il fallimento della societ� della ricorrente - che esercitava un'attivit� di commercio di tessuti - nonch� il fallimento personale della signora Mazzon. Il 26 giugno 1991, lo stato passivo del fallimento veniva dichiarato esecutivo. Nel frattempo, venivano altres� apposti i sigilli e fatto l'inventario dei beni della ricorrente. Il 26 giugno 1991 si costituiva il comitato dei creditori e tra il 25 settembre e il 7 ottobre venivano presentati quattro ricorsi in opposizione allo stato passivo. Il Tribunale, con quattro sentenze emesse tra il 9 giugno 1994 e il 15 gennaio 1997, accoglieva i suddetti ricorsi. Secondo le informazioni fornite dalla ricorrente, il 17 settembre 2007 la procedura era ancora pendente.
DIRITTO
La ricorrente, con ricorso introdotto in data 22 dicembre 2003, ha lamentato dinanzi alla Corte europea le seguenti violazioni della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libert� fondamentali (di seguito la CEDU):
1. articoli 8 e 10 in relazione al diritto al rispetto della corrispondenza ed al diritto alla sua libert� di espressione, articolo 1 Protocollo 1 alla CEDU in relazione al diritto al rispetto dei propri beni e dell'articolo 2 Protocollo 4 alla CEDU in relazione al diritto alla libera circolazione, in particolare in ragione della durata della procedura;
2. articolo 3 Protocollo 1 alla CEDU in relazione alla limitazione dei suoi diritti di elettorato attivo e passivo a seguito dell'iscrizione nel registro dei falliti;
3. articolo 8 sotto il profilo del rispetto alla vita privata e familiare; 4. articoli 6 � 1 e articolo 13 in relazione all'assenza di un ricorso concreto ed effettivo per
porre rimedio alle incapacit� derivanti dal suo stato di interdetta.
La Corte ha ritenuto che il ricorso dovesse essere dichiarato ricevibile esclusivamente in relazione alla doglianza sollevata dalla ricorrente sulla base degli articoli 8 e 13 della CEDU. In particolare, secondo la Corte, la ricorrente non poteva lamentare la durata irragionevole della procedura in quanto aveva omesso di esperire preventivamente il rimedio interno disponibile, rappresentato dalla legge Pinto. Con riferimento alle doglianze dichiarate ricevibili, la Corte ha ritenuto che, in considerazione della natura automatica dell'iscrizione del nome della ricorrente nel registro dei falliti, dell'assenza di una valutazione e di un controllo giurisdizionale sull'applicazione delle interdizioni che ne derivano e del lasso di tempo previsto per ottenere la riabilitazione, vi fosse violazione dell'articolo 8 CEDU, sotto il profilo del rispetto alla vita privata. Al contrario, la Corte non ha ritenuto sussistente alcuna violazione del diritto al rispetto della corrispondenza, tutelato dall'art. 8 CEDU. In merito all'articolo 13 della CEDU, la Corte, richiamando la propria giurisprudenza in merito a casi analoghi a quello di specie, ha dichiarato la violazione dell'articolo 13 in quanto lo Stato convenuto non ha fornito alcuna argomentazione convincente che provasse l'esistenza di un rimedio effettivo nell'ordinamento interno.
traduzione non ufficiale dal testo originale a cura dell'Unione forense per la tutela dei diritti dell'uomo
A. Danno
APPLICAZIONE DELL'ARTICOLO 41 CEDU
La Corte ha rigettato la richiesta di risarcimento del danno patrimoniale avanzata dal ricorrente e sotto il profilo del danno morale ha ritenuto che la constatazione della violazione rappresentasse di per s� un'equa e ragionevole soddisfazione.
B. Spese
La Corte, richiamando la giurisprudenza relativa al rimborso delle spese sostenute, ha affermato che i ricorrenti non possono ottenere un rimborso delle spese che nella misura in cui l'esborso sia provato, si riveli necessario e il tasso abbia un carattere ragionevole. Nella specie, la Corte ha liquidato alla ricorrente 2000 EUR di spese per la procedura dinanzi alla Corte.
C. Interessi di mora
La Corte ha ritenuto appropriato applicare il tasso di interessi pari a quello marginale della Banca Centrale Europea, maggiorato di tre punti percentuali. Copyright � 2008 UFTDU
© Rada Europy / Europejski Trybunał Praw Człowieka, źródło: HUDOC (hudoc.echr.coe.int), pozyskano 12.07.2026. · Źródło